Il Piano Casa del governo Meloni è appena arrivato al traguardo parlamentare, ma invece di spegnere le polemiche ne ha aperta una nuova, pesantissima. Al centro del caso c’è la nomina di Felice Squitieri, architetto e imprenditore vicino alla Lega, scelto come commissario straordinario per seguire una parte decisiva del programma: il recupero di circa 60mila case popolari da destinare all’edilizia residenziale pubblica e sociale.
A far discutere non è soltanto il nome scelto dal governo. Le opposizioni contestano anche il tempismo della nomina, arrivata prima del voto finale della Camera sul Piano Casa, e soprattutto il compenso previsto per l’incarico: 493.459,33 euro lordi fino al 31 dicembre 2027. Meno di un anno e mezzo di lavoro, per una cifra che supera i 41mila euro lordi al mese.
Una vicenda che ha acceso immediatamente lo scontro politico. Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato di uno “stipendificio”, mentre dal Partito Democratico è arrivata l’accusa di un atto grave sul piano istituzionale.
Il Piano Casa approvato dalla Camera
Il Piano Casa è stato approvato dalla Camera in un clima già carico di tensioni. Il provvedimento punta, nelle intenzioni del governo, a intervenire sul tema dell’emergenza abitativa e del recupero del patrimonio immobiliare pubblico.
Il cuore dell’operazione riguarda il censimento e il recupero di oltre 60mila abitazioni pubbliche, di proprietà dello Stato, delle Regioni o di altri enti locali, da rimettere in funzione per l’edilizia sociale.
Un obiettivo rilevante, soprattutto in una fase in cui il caro affitti, la scarsità di alloggi accessibili e l’emergenza abitativa stanno colpendo migliaia di famiglie, studenti e lavoratori. Ma proprio per questo la scelta del commissario straordinario e il compenso previsto sono finiti immediatamente al centro del dibattito.
Chi è Felice Squitieri
Felice Squitieri è un architetto, iscritto all’Ordine dal 1993, con una lunga esperienza nel settore della progettazione e della consulenza per la pubblica amministrazione. Ha lavorato soprattutto nel Lazio ed è specializzato in progettazione sostenibile.
Dal luglio 2023 ricopre già un incarico al ministero dell’Ambiente, all’interno della commissione che si occupa delle valutazioni di impatto ambientale dei progetti.
Il suo nuovo ruolo, però, è di tutt’altra portata politica e amministrativa. Come commissario straordinario per il Piano Casa, Squitieri dovrà occuparsi della ricognizione dei fabbisogni e della definizione del programma di interventi in materia di edilizia residenziale pubblica e sociale.
In sostanza, dovrà costruire la mappa degli immobili pubblici da recuperare e seguire il percorso per rimetterli a disposizione dell’edilizia sociale.
Il compito del commissario straordinario
Il mandato affidato a Squitieri è molto ampio. Formalmente dovrà effettuare la “ricognizione dei fabbisogni” e definire il “programma di interventi” sul patrimonio abitativo pubblico.
Tradotto: dovrà individuare le case popolari e gli immobili pubblici da recuperare, stabilire priorità, procedure e interventi, e accelerare l’attuazione del Piano.
Per farlo, il commissario avrà poteri straordinari. Potrà emettere ordinanze e derogare a molte normative esistenti, con alcuni limiti: dovrà rispettare il codice penale, il codice antimafia, il codice dei beni culturali e gli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea.
È proprio l’ampiezza di questi poteri a rendere ancora più delicata la scelta del nome. Non si tratta di un incarico tecnico qualsiasi, ma di una posizione con un forte impatto sulla gestione del patrimonio pubblico e sulle politiche abitative.
Il passato nella Lega
Uno degli elementi che ha fatto esplodere la polemica è la vicinanza politica di Squitieri alla Lega.
Secondo quanto riportato, l’architetto ha ricoperto in passato incarichi nel Carroccio: è stato responsabile della Lega per i Castelli Romani e poi responsabile Energia e sviluppo per il partito nel Lazio.
La sua storia politica lo colloca quindi nell’area della Lega del Centro, una componente che negli ultimi tempi ha assunto un ruolo particolare anche nel dibattito interno al partito, mentre nel Nord crescono i malumori sulla leadership di Matteo Salvini.
Il punto contestato dalle opposizioni è evidente: il governo ha affidato un incarico molto rilevante, con poteri straordinari e compenso elevatissimo, a una figura considerata politicamente vicina al partito del ministro delle Infrastrutture.
Il ruolo di Salvini
Il Piano Casa sarà seguito da vicino dal ministero delle Infrastrutture, guidato da Matteo Salvini. Anche per questo la nomina di un professionista vicino alla Lega ha generato forti contestazioni.
La questione non riguarda solo il curriculum di Squitieri, ma il rapporto tra incarichi pubblici, appartenenze politiche e gestione di risorse e poteri straordinari.
Per le opposizioni, il rischio è che una misura nata per rispondere all’emergenza abitativa diventi anche un terreno di distribuzione di incarichi e posizioni di potere.
Il governo, dal canto suo, rivendica la necessità di accelerare le procedure e rendere operativo il Piano Casa. Ma la polemica resta: perché proprio Squitieri? E perché con un compenso così alto?
La nomina arrivata prima del voto
Un altro punto contestato riguarda il tempismo. Il Dpcm necessario per la nomina sarebbe stato varato dal governo nella serata di lunedì, prima che la Camera approvasse definitivamente il Piano Casa.
È vero che l’esito del voto appariva scontato, considerati i numeri della maggioranza. Ma per le opposizioni il passaggio resta politicamente grave.
La deputata del Pd Valentina Ghio ha parlato di “un atto di estrema gravità istituzionale”. Il senso della critica è chiaro: il governo avrebbe proceduto come se il Parlamento avesse già approvato il provvedimento, anticipando nei fatti una decisione che formalmente doveva ancora passare dall’Aula.
È una polemica che tocca il rapporto tra governo e Parlamento. Non solo il merito del Piano, dunque, ma anche il metodo con cui l’esecutivo ha gestito la partita.
Il compenso da quasi mezzo milione
Il punto che ha attirato più attenzione è però lo stipendio del commissario. Felice Squitieri riceverà un compenso lordo complessivo di 493.459,33 euro per un incarico che scadrà il 31 dicembre 2027.
Nel dettaglio, la paga prevista è di 181.800,80 euro per il 2026 e 311.658,53 euro per il 2027. Una cifra che, rapportata alla durata dell’incarico, supera i 41mila euro lordi al mese.
A questa somma si aggiunge il contributo previdenziale, se dovuto.
Il dato ha provocato una raffica di critiche, soprattutto perché il Piano Casa nasce in un contesto di emergenza abitativa e dovrebbe occuparsi di famiglie in difficoltà, alloggi pubblici inutilizzati e cittadini esclusi dal mercato immobiliare.
Il compenso era ancora più alto
La polemica è resa ancora più forte dal fatto che, in una prima fase, il compenso previsto sarebbe stato superiore.
La relazione tecnica del provvedimento indicava una paga da circa 241mila euro per il 2026 e 414mila euro per il 2027. Successivamente il governo avrebbe ridotto la cifra, arrivando al totale di poco meno di 500mila euro.
Il passo indietro, però, non è bastato a spegnere le polemiche. Per le opposizioni, anche la cifra finale resta sproporzionata rispetto alla durata dell’incarico e al momento sociale in cui viene assegnata.
In un Paese dove l’emergenza casa colpisce studenti, giovani coppie, famiglie a basso reddito e lavoratori precari, un compenso di questa entità appare politicamente esplosivo.
Il sub-commissario e la struttura di supporto
Squitieri non lavorerà da solo. Il commissario straordinario potrà avvalersi anche di un sub-commissario, che riceverà un compenso pari al 60% di quello del commissario.
Tradotto: poco meno di 25mila euro lordi al mese.
A questo si aggiungerà una struttura di supporto per accompagnare l’attuazione del Piano. Il commissario potrà utilizzare anche Invitalia, l’agenzia controllata dal ministero dell’Economia, e Simico, la società nata nell’ambito delle Olimpiadi Milano-Cortina e poi mantenuta in vita fino al 2032 con un decreto apposito.
Anche questo elemento alimenta le critiche. Non c’è solo il compenso del commissario: intorno all’incarico si muove una macchina amministrativa ampia, con ulteriori costi, poteri e strutture operative.
Le accuse delle opposizioni
Le opposizioni hanno attaccato duramente il governo. Angelo Bonelli ha definito la vicenda uno “stipendificio”, puntando il dito contro la scelta di assegnare compensi elevatissimi mentre il Paese affronta una crisi abitativa reale.
Il Partito Democratico ha invece insistito sul metodo, contestando la nomina prima del voto della Camera e denunciando un presunto scavalcamento del Parlamento.
La critica politica si articola su tre livelli: il nome scelto, per la vicinanza alla Lega; il momento della nomina, arrivata prima dell’approvazione parlamentare; il compenso, giudicato eccessivo.
Tre elementi che, messi insieme, trasformano il Piano Casa da misura sociale a caso politico.
L’emergenza abitativa sullo sfondo
La polemica sul commissario esplode mentre il Paese vive una situazione abitativa sempre più difficile. Affitti in crescita, studenti fuori sede in difficoltà, famiglie escluse dalle grandi città, patrimonio pubblico inutilizzato o degradato: il problema della casa è uno dei nodi sociali più urgenti.
Il Piano Casa dovrebbe rispondere proprio a questa emergenza. Ma l’attenzione ora rischia di spostarsi dai bisogni dei cittadini allo stipendio del commissario.
È questo il cortocircuito politico più evidente: mentre si parla di recuperare case popolari per chi non riesce ad accedere a un alloggio dignitoso, la figura incaricata di guidare il processo riceverà quasi mezzo milione di euro lordi in meno di un anno e mezzo.
La questione del merito e della trasparenza
Il caso pone anche un tema più generale: come vengono scelti i commissari straordinari? Con quali criteri? E quali limiti devono esserci sui compensi?
La scelta di figure con poteri speciali può essere necessaria quando bisogna accelerare procedure complesse. Ma proprio per questo servono massima trasparenza, criteri chiari e una comunicazione istituzionale capace di spiegare le ragioni della nomina.
Nel caso di Squitieri, la vicinanza politica alla Lega e il compenso molto elevato hanno reso la spiegazione ancora più necessaria.
Il governo dovrà chiarire perché ha ritenuto questo incarico così oneroso e perché ha scelto proprio questo profilo per una missione così delicata.
Un caso che pesa sul governo Meloni
La vicenda rischia di pesare politicamente sul governo Meloni. Il tema della casa è sensibile, soprattutto per una maggioranza che rivendica attenzione alle famiglie, ai giovani e alle fasce più fragili.
Una polemica su un commissario da quasi 500mila euro può danneggiare questa narrazione. L’opposizione può infatti presentare il caso come il simbolo di una distanza tra propaganda sociale e gestione concreta del potere.
Da un lato si parla di emergenza abitativa. Dall’altro si assegna un incarico strapagato a una figura vicina a un partito di governo. È questo il messaggio che le opposizioni cercheranno di far passare.
Il nodo politico dentro la Lega
C’è poi un altro elemento: il rapporto interno alla Lega. Squitieri viene descritto come esponente della Lega del Centro, non della Lega del Nord. Un dettaglio non secondario, considerando le tensioni crescenti dentro il partito di Salvini.
Negli ultimi mesi, infatti, sono aumentati i segnali di malcontento provenienti dalle aree settentrionali del Carroccio, con richiami al federalismo, all’identità originaria e alla necessità di ridare centralità al Nord.
La nomina di un profilo legato alla Lega del Lazio potrebbe quindi essere letta anche dentro questo quadro di equilibri interni. Non solo una scelta tecnica, ma anche un segnale politico nel complesso sistema di potere del partito.
Il rischio di un effetto boomerang
Per il governo, il rischio è che il Piano Casa venga ricordato più per il caso Squitieri che per gli interventi sugli alloggi popolari.
Una misura nata per affrontare un problema sociale può diventare un boomerang se l’opinione pubblica percepisce che le prime decisioni concrete riguardano incarichi, stipendi e strutture commissariali.
È un rischio serio, perché il tema della casa tocca bisogni quotidiani e materiali. Chi non riesce a pagare un affitto o aspetta da anni una casa popolare difficilmente può comprendere un compenso da oltre 41mila euro lordi al mese per il commissario incaricato di gestire il Piano.
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Conclusione: il Piano Casa parte con una polemica enorme
Il Piano Casa del governo Meloni nasce già dentro una polemica pesantissima. La nomina di Felice Squitieri a commissario straordinario per il recupero di 60mila case popolari ha acceso lo scontro per tre ragioni: la sua vicinanza alla Lega, il tempismo della nomina arrivata prima del voto della Camera e il compenso da 493.459,33 euro lordi fino al 31 dicembre 2027.
Il governo sostiene la necessità di accelerare le procedure e rendere operativo un piano complesso. Ma le opposizioni parlano di uno “stipendificio” e denunciano una scelta politicamente discutibile, soprattutto in un momento in cui l’emergenza abitativa pesa su migliaia di cittadini.
Il caso ora rischia di oscurare il merito del provvedimento. Perché mentre il Paese aspetta risposte su affitti, case popolari e alloggi sociali, il primo grande simbolo del Piano Casa è diventato il commissario da quasi mezzo milione di euro.
Una partenza politicamente complicata per una misura che avrebbe dovuto parlare prima di tutto ai cittadini senza casa, e che invece si ritrova subito travolta da una domanda scomoda: perché così tanti soldi, per così poco tempo, a una figura così vicina a un partito di governo?



















