Pier Luigi Bersani e il duro attacco al Governo e Meloni per il 25 aprile – Le parole shock – VIDEO

A pochi giorni dall’ottantesimo anniversario della Festa della Liberazione, Pier Luigi Bersani torna a far sentire la sua voce, e lo fa con la consueta mistura di ironia tagliente e critica politica frontale. Ospite di Dimartedì su La7, l’ex segretario del Partito Democratico ha demolito l’appello del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, che aveva invitato alla “sobrietà” nelle celebrazioni del 25 aprile in rispetto del lutto nazionale per la morte di Papa Francesco.

“Il ministro Musumeci ha chiesto sobrietà? La trovo una cosa fantastica”, attacca Bersani con tono sarcastico. “Vorrei però tranquillizzare il governo: alle manifestazioni del 25 aprile, Papa Francesco riceverà solo lacrime e applausi”.

Ma è sul rapporto tra l’attuale governo e la memoria storica della Resistenza che Bersani affonda il colpo: “Abbiamo già un governo sobrio, talmente sobrio che non partecipa mai a una celebrazione del 25 aprile. Per sentire una parola calorosa sulla Resistenza dai banchi del governo abbiamo dovuto aspettare re Carlo d’Inghilterra. Da quelle parti, una parola sulla Resistenza, cioè sul fondamento della Costituzione sulla quale hanno giurato, non si è mai sentita. Solo dileggio”.

Una critica netta, che risuona come un’accusa di disinteresse — se non di ostilità — nei confronti dei valori fondanti della Repubblica. Non è la prima volta che il centrodestra viene tacciato di ambiguità o freddezza nei confronti delle celebrazioni del 25 aprile, ma le parole di Bersani si inseriscono in un contesto particolarmente teso: l’Italia sta vivendo il lutto per la scomparsa del Papa, e il governo sembra oscillare tra la necessità di rispettare il cordoglio e l’imbarazzo nei confronti di una ricorrenza storicamente divisiva per una parte della destra.

Bersani non manca poi di spendere parole di grande rispetto e ammirazione per Papa Francesco, recentemente scomparso: “Nell’epoca della tecnologia e della globalizzazione abbiamo avuto tre papi: Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio. Ma si vede nettamente che con Bergoglio c’è stato un salto: con semplicità e chiarezza, ha compiuto un’analisi della realtà impressionante. In questo matrimonio stretto e incontrollato fra tecnologia, profitto e potere politico, lì viene scartata una parte dell’umanità. E lui ne parlava in un modo che, se lo gratti, ci trovi un’analisi pertinente e attualissima”.

Una riflessione che chiude con un’ultima stoccata, rivolta a chi, anche in ambienti cattolici o conservatori, ha sempre guardato con sospetto al pontificato di Bergoglio: “Era un uomo di pensiero, non solo di gesti. Era un gesuita, ragazzi. E quelli che l’hanno preso alla leggera, quelli lì con la puzza sotto il naso che l’hanno tacciato di populismo sudamericano, adesso si ritrovano Trump”.

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In pochi minuti di intervento, Bersani tocca due nervi scoperti della politica italiana: il rapporto tra il governo Meloni e la memoria della Resistenza, e l’eredità — non solo spirituale ma anche politica — di Papa Francesco. E lo fa con la cifra che lo contraddistingue: una lingua popolare e tagliente, che sa parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla profondità del pensiero.

Nel dibattito pubblico sul 25 aprile, le parole di Bersani promettono di pesare, e non poco.
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