Piero Pelù durissimo contro Giorgia Meloni. Ecco come la umilia davanti a tutti – IL SUPER VIDEO

L’intervento alla Mostra del Cinema di Venezia

Alla presentazione del film-documentario “Piero Pelù. Rumore dentro”, fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, il rocker fiorentino ha trasformato il red carpet in una tribuna politica e civile. Con parole dure e dirette, Pelù ha puntato il dito contro il governo italiano e, in particolare, contro la premier Giorgia Meloni, accusata di ignorare la tragedia umanitaria di Gaza.

“Bambini muoiono sotto le bombe”

“Dai libri di storia abbiamo letto come sono iniziati e poi degenerati i regimi come fascismo, nazismo, lo stesso comunismo di Stalin. Oggi si vedono bambini morire di fame sotto le bombe, mentre l’unica frase della nostra premier è stata quando hanno colpito delle chiese cristiane. Una discriminazione insopportabile”, ha dichiarato Pelù, che non ha risparmiato critiche a quello che definisce un atteggiamento selettivo e ideologico del governo italiano.

Politica schiava delle lobby

L’artista ha allargato il discorso al quadro generale della politica internazionale: “La politica di oggi dimostra nella maggior parte dei casi di non essere più politica ma di essere al servizio delle lobby economiche. È chiaro come anche il governo italiano non sappia opporsi in maniera chiara e netta, come invece hanno fatto i governi spagnolo e belga, contro l’occupazione illegale di Netanyahu e dell’esercito sionista nei territori palestinesi, che va avanti dal 1945. C’è chi sta cercando di riscrivere la storia e noi naturalmente non ci possiamo stare”.

Un Pelù cittadino prima che rockstar

Il leader storico dei Litfiba ha rivendicato il proprio impegno civile: “Noi dobbiamo essere cittadini attivi e rivendico il fatto di essere prima cittadino e poi cantante. Io non amo le rockstar che si chiudono nel loro mondo”. Parole che hanno acceso l’applauso del pubblico presente, in un festival che da sempre è anche palcoscenico di battaglie sociali e culturali.

La battaglia personale: l’acufene e il film Deserti

Pelù ha poi raccontato un capitolo più intimo della sua vita: la lotta con l’acufene, un problema che lo ha costretto a momenti di isolamento e riflessione. “Ho avuto un periodo buio che ho superato grazie agli amici e a una brava dottoressa. Da lì è nato l’album Deserti, colonna sonora del film”. In collaborazione con il regista Francesco Maresco, l’opera racconta non solo la carriera musicale, ma anche le fragilità personali e la ricerca di nuove consapevolezze.

Il silenzio come scelta e come difesa

“Questo incidente ha accentuato in me una consapevolezza diversa della solitudine”, ha spiegato Pelù. “Ci sono volutamente luoghi desertici, non a caso questa storia si lega alla scrittura dell’album. Il silenzio, una sorta di isolamento, è stato in certi versi forzato per proteggere l’udito. Per fortuna non sto degenerando nella sordità”.

Un messaggio che va oltre la musica

Il rocker conclude così la sua riflessione: la musica e l’arte possono e devono raccontare il dolore, ma anche opporsi alle ingiustizie. Da Gaza ai deserti interiori, dal palco al cinema, Pelù ribadisce la sua identità di artista-cittadino, pronto a usare la propria voce non solo per cantare, ma anche per denunciare.

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L’intervento di Pelù a Venezia non è passato inosservato: le sue parole hanno trasformato la presentazione di un documentario in un atto politico diretto contro Giorgia Meloni e il suo governo. Il rocker ha denunciato con toni durissimi l’indifferenza della premier di fronte alla tragedia di Gaza, accusandola di selezionare le proprie condanne solo quando a essere colpiti sono simboli cristiani, ignorando invece i bambini che muoiono sotto le bombe. Un’accusa che suona come uno schiaffo al cuore della narrazione meloniana e che porta la voce di un artista fuori dal coro a farsi megafono di chi chiede coerenza, coraggio e umanità in una politica sempre più piegata agli interessi delle lobby.

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