È passata quasi sotto silenzio una novità tutt’altro che marginale nell’iter del Ponte sullo Stretto: nell’udienza del 13 ottobre davanti alla Corte d’appello di Roma (vecchio contenzioso tra Eurolink e Stretto di Messina S.p.A.) è stato chiesto e ottenuto un rinvio. La prossima udienza è stata fissata al 9 marzo 2026. Tradotto: solo allora potrà chiudersi formalmente il capitolo giudiziario da cui dipende la piena efficacia dell’attuale affidamento a Eurolink. Fino a quel passaggio, il dossier resta aperto.
Il nodo giudiziario con Eurolink (i famosi “700 milioni”)
Il contenzioso nasce dallo stop del 2013 deciso dal governo Monti: Eurolink ha chiesto allo Stato un risarcimento nell’ordine dei 700 milioni; in primo grado non l’ha spuntata e ha fatto appello. Nel frattempo, governo e società pubblica hanno “rianimato” il vecchio progetto riaffidando l’opera al contraente generale, ma per sanare davvero la controversia serve il vaglio del giudice: gli accordi amministrativi non sostituiscono la sentenza. Il rinvio a marzo allunga i tempi della definizione.
Il fronte contabile: chiarimenti chiesti dalla Corte dei conti sulla delibera CIPESS
Sul piano amministrativo, la Corte dei conti il 24 settembre ha chiesto al Governo 20 giorni di tempo per rispondere a rilievi sulla delibera con cui il CIPESS ha approvato il progetto definitivo (delibera del 6 agosto 2025). Il MIT ha parlato di “interlocuzione fisiologica”, mentre Stretto di Messina e l’AD Pietro Ciucci hanno assicurato che non c’è stata “bocciatura” e che le risposte e i documenti integrativi sono stati trasmessi entro la scadenza (13 ottobre). L’iter resta dunque sub iudice contabile in attesa della registrazione della delibera.
Il “parere” del Consiglio superiore dei lavori pubblici: perché fa discutere
Tra i punti emersi c’è il parere del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici: il riferimento richiamato è del 1997 e riguarda un “progetto di massima” che invitava a sviluppare l’opera con prescrizioni e a tornare al Consiglio sul progetto esecutivo. La Corte dei conti ha rilevato che, nella nuova approvazione, quel passaggio non risulta pienamente considerato. Il MIT ricorda comunque l’esistenza del voto del ’97 e il recepimento di molte indicazioni nelle fasi successive. Il punto resta sensibile perché il progetto oggi in mano è “definitivo”, non il “massimo” di ieri.
Cosa significa, in pratica
Calendario giudiziario: con l’Appello rinviato al 9 marzo 2026, il capitolo Eurolink non è chiuso. Senza una definizione del contenzioso, l’affidamento “nuovo” poggia su un terreno ancora condizionato.
Controllo contabile: finché la Corte dei conti non registra la delibera CIPESS, ogni “start” ai cantieri resta appeso a integrazioni e verifiche su costi, stime di traffico, profili ambientali e procedurali.
Narrativa politica vs. atti: la sequenza di rinvii e chiarimenti ridimensiona gli annunci. I tempi amministrativi e giudiziari sono oggi il vero cronoprogramma del ponte.
Timeline essenziale degli ultimi mesi
6 agosto 2025 – Il CIPESS approva il progetto definitivo del Ponte.
24 settembre 2025 – La Corte dei conti chiede chiarimenti entro 20 giorni (scadenza: 13 ottobre).
7–13 ottobre 2025 – Ciucci: “Nessuna bocciatura, invieremo le carte entro i termini”. Il Governo conferma l’invio del dossier.
13 ottobre 2025 – In Corte d’appello a Roma, il giudice rinvia l’udienza del contenzioso Eurolink al 9 marzo 2026.
COSA SUCCEDE IN EUROPA
Nuove ombre si allungano sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. A poche ore dalla durissima presa di posizione unitaria di PD, AVS e M5S contro quella che definiscono una “propaganda infrastrutturale del governo Meloni”, arriva anche la notizia – passata quasi sotto silenzio – del rinvio a marzo 2026 dell’udienza presso la Corte d’Appello di Roma sul contenzioso tra Eurolink e Stretto di Messina Spa, il consorzio incaricato della realizzazione dell’opera.
Un rinvio che, di fatto, congela ogni possibile definizione del rapporto tra Stato e contraente generale fino alla primavera del prossimo anno, e che rischia di aprire un nuovo fronte di incertezza giudiziaria.
In un documento congiunto diffuso ieri, gli europarlamentari Annalisa Corrado (PD), Mimmo Lucano (AVS), Giuseppe Lupo (PD), Ignazio Marino (AVS), Leoluca Orlando (AVS), Sandro Ruotolo (PD), Benedetta Scuderi (AVS), Pasquale Tridico (M5S) e Giuseppe Antoci (M5S) hanno lanciato un allarme senza precedenti, definendo il Ponte “un disastro annunciato, in violazione delle normative europee su ambiente, appalti e concorrenza”.
“Abbiamo espresso alla Commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, le nostre preoccupazioni sul progetto – si legge nella nota –.
È un’opera che contrasta con gli articoli 6.3 e 6.4 della direttiva Habitat e con la direttiva sugli appalti pubblici. La Commissione europea ci ha dato ragione chiedendo chiarimenti ufficiali al governo italiano: un segnale che le nostre preoccupazioni sono fondate e condivise.”
Le opposizioni denunciano che, mentre Palazzo Chigi annuncia l’apertura dei cantieri e procede con espropri e cementificazioni, le istituzioni europee avanzano dubbi sostanziali sulla legittimità e sostenibilità dell’opera.
“È inaccettabile – proseguono – che si vada avanti a colpi di propaganda e forzature, ignorando il diritto e le regole comuni. Un’opera che non rispetta la legge non può essere sicura. La legge non è un ostacolo alla politica: è il suo fondamento.”
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Conclusione
Tra Appello rinviato e istruttoria contabile ancora in corso, il “Ponte di Salvini” resta ancora bloccato nei fatti. La fotografia attuale dice che giustizia civile e controllo della Corte dei conti sono le vere leve sui tempi: senza la chiusura del contenzioso con Eurolink e senza la registrazione della delibera CIPESS, parlare di cantieri imminenti significa ignorare i passaggi-chiave che ancora mancano. La politica potrà rivendicare risultati solo quando questi due nodi saranno sciolti nero su bianco—in aula (di tribunale) e in controllo (contabile).
Tra ricorsi legali, dossier mancanti e pareri risalenti agli anni Novanta, la vicenda del Ponte sullo Stretto appare sempre più intrappolata tra passato e presente.
Mentre l’esecutivo continua a sbandierare la ripresa dei cantieri come “simbolo di modernità e orgoglio nazionale”, in realtà il progetto resta impantanato tra dubbi tecnici, giudizi civili e richiami europei.
Come scrive L’Eco del Sud, “ora alla Corte dei Conti – e un domani ai posteri – l’ardua sentenza”.
Nel frattempo, per le opposizioni, il Ponte sullo Stretto resta il simbolo di una propaganda infrastrutturale senza basi giuridiche e senza futuro.



















