Il Ponte sullo Stretto di Messina è uno dei progetti infrastrutturali più discussi della storia italiana. Da oltre cinquant’anni, governi di diverso colore politico hanno annunciato l’avvio dei lavori, salvo poi rimandare o bloccare tutto. Ogni volta, il dibattito pubblico si accende: da un lato chi lo considera un’opera strategica per collegare la Sicilia al continente e rilanciare il Sud; dall’altro chi lo ritiene un colossale spreco di denaro pubblico, con rischi ambientali e dubbi sulla fattibilità.
Il governo Meloni ha rilanciato il progetto, con l’approvazione formale arrivata dal CIPESS ad agosto 2025, che ha dato il via libera ai finanziamenti e alle procedure per l’apertura dei cantieri già nel 2026. Ma il nuovo sondaggio realizzato da Demos mostra una realtà politica e sociale molto diversa: la stragrande maggioranza degli italiani non crede in quest’opera e la boccia senza esitazioni.
Il dato principale: 7 italiani su 10 contrari
Secondo la rilevazione, su una scala da 1 a 10 (dove 1 significa “totalmente contrario” e 10 “totalmente favorevole”), il 71% degli intervistati si colloca tra 1 e 5, cioè nell’area del dissenso. Solo il 28% si dichiara a favore, con un punteggio tra 6 e 10. L’1% non risponde.
Si tratta di un risultato netto, che fotografa una diffidenza trasversale. Non è solo una questione di preferenze politiche: il Ponte appare, per gran parte degli italiani, un’opera lontana dalle vere priorità del Paese.
Le differenze geografiche: più consenso al Sud, ma prevale il no
Demos ha anche analizzato la distribuzione territoriale delle opinioni.
Nord Ovest: solo il 25% favorevole.
Nord Est: il consenso sale al 28%, ma resta minoranza.
Centro Nord: appena il 24% a favore, tra i dati più bassi del sondaggio.
Centro Sud: qui il favore cresce fino al 35%, il dato più alto registrato.
Sud e Isole: consenso al 31%, comunque molto distante da una maggioranza.
Il dato è chiaro: nemmeno nelle regioni più direttamente interessate, Sicilia e Calabria, il Ponte conquista la maggioranza. Il sostegno cresce, ma non basta a ribaltare il quadro generale.
Perché gli italiani dicono no
Le ragioni dietro questa bocciatura sono molteplici e intrecciano economia, politica e ambiente.
Le priorità sociali ed economiche. In un Paese che affronta inflazione, emergenza sanitaria e pressione fiscale in crescita, molti considerano il Ponte una spesa superflua rispetto a ospedali, scuole, trasporti regionali e taglio delle tasse.
I dubbi sulla fattibilità. Per decenni, tecnici e ingegneri si sono divisi sulla realizzazione: c’è chi lo ritiene un’opera titanica ma realizzabile, chi invece sottolinea i rischi legati alla sismicità dell’area e ai forti venti dello Stretto.
I costi. Secondo stime aggiornate, l’opera potrebbe costare oltre 14 miliardi di euro, con inevitabili aumenti in corso d’opera. Una cifra enorme, che molti ritengono insostenibile per le casse pubbliche.
Le priorità locali. In Sicilia e Calabria i cittadini chiedono prima di tutto il potenziamento di strade, autostrade e ferrovie esistenti, spesso in condizioni precarie. Costruire un Ponte senza infrastrutture adeguate rischierebbe di essere un’opera “isolata”, priva di reale utilità.
Il fallimento comunicativo di Salvini
Il sondaggio rappresenta anche una bocciatura indiretta per il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che da anni ha trasformato il Ponte sullo Stretto in una vera e propria bandiera identitaria della Lega. Salvini ha organizzato conferenze, annunciato date di avvio dei cantieri e usato il progetto come simbolo di modernità e rilancio del Sud.
Eppure, i numeri mostrano che questa strategia comunicativa non ha funzionato. Non solo la maggioranza degli italiani resta contraria, ma perfino nelle aree più interessate, come la Sicilia e la Calabria, il consenso non supera un terzo degli intervistati. La narrazione del Ponte come “opera del secolo” si scontra con una percezione pubblica opposta: per i cittadini non è una priorità, e anzi rischia di essere letta come propaganda scollegata dai problemi reali.
Per Salvini si tratta quindi di un fallimento comunicativo e politico, che indebolisce la sua credibilità proprio su uno dei dossier che più ha spinto in questi anni, e che arriva a poche settimane dal trionfalistico annuncio del CIPESS.
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Il sondaggio Demos certifica un dato chiaro: il Ponte sullo Stretto non è una priorità per gli italiani. Nonostante il sostegno della maggioranza di governo e il via libera del CIPESS, l’opinione pubblica resta diffidente e contraria.
In un contesto di crisi economica, inflazione ed emergenze sociali, il messaggio che emerge è forte: i cittadini chiedono soluzioni ai problemi quotidiani, non grandi opere percepite come inutili o troppo costose.
Il Ponte continua a dividere, ma per ora la partita sembra chiusa: gli italiani lo bocciano, e il sogno del governo rischia di trasformarsi in un incubo politico.



















