L’ennesimo disastro politico del leader leghista?
Dal “ponte strategico” alle manovre NATO
Appena un mese fa, Matteo Salvini assicurava che il Ponte sullo Stretto di Messina sarebbe stato un’opera “a doppio uso”, civile e militare, addirittura funzionale alle manovre della NATO. Ad aprile, lo stesso governo aveva messo nero su bianco che l’infrastruttura era considerata “chiave per il trasferimento delle forze atlantiche dal Nord al Mediterraneo”. Un linguaggio solenne, volto a dare un respiro internazionale al progetto più controverso della politica italiana.
Lo stop di Washington e la marcia indietro
Poi è bastato il niet arrivato dagli Stati Uniti per ribaltare completamente la narrazione. Salvini, che solo poche settimane prima dipingeva il Ponte come uno snodo strategico per la sicurezza euroatlantica, ha improvvisamente cambiato registro: “Il Ponte sarà finanziato solo con risorse statali”, ha dichiarato, abbandonando la retorica NATO. Una giravolta che non è passata inosservata e che ha rafforzato le accuse di incoerenza e propaganda.
Il Movimento 5 Stelle: “Re delle giravolte”
Durissimo il commento del Movimento 5 Stelle, che sui social ha definito Salvini “il re delle giravolte”. I pentastellati ricordano come, ancora una volta, il leader leghista pieghi la testa di fronte alle pressioni esterne: “Bastano due parole da Washington e il leader della Lega cambia linea. Prima le sparate, poi le smentite, rigorosamente sempre sulla pelle dei cittadini”.
Un ministro in crisi di credibilità
Il Ponte sullo Stretto si conferma così un terreno minato per Salvini. Presentato come simbolo di modernità e orgoglio nazionale, rischia di trasformarsi nell’ennesimo boomerang politico: prima legato alle esigenze militari della NATO, ora ricondotto a un’opera esclusivamente civile da finanziare con soldi pubblici. Una contraddizione che alimenta i dubbi sull’effettiva utilità del progetto e soprattutto sulla serietà del ministro delle Infrastrutture.
L’approfondimento sul M5S:
“Un mese fa giurava che il Ponte sullo Stretto sarebbe stato un’opera “a doppio uso”, civile e militare, utile addirittura alle manovre della NATO. Ad aprile, il governo scriveva nero su bianco che l’infrastruttura era “chiave per il trasferimento delle forze Nato dal Nord verso il Mediterraneo”.
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Conclusione: propaganda o visione strategica?
L’episodio dimostra ancora una volta la difficoltà di Salvini nel mantenere una linea coerente. Ogni dichiarazione sembra legata più alla propaganda del momento che a una reale pianificazione. In questo modo, però, a pagare il prezzo sono i cittadini, chiamati a finanziare un’opera gigantesca senza certezze sui tempi, sui costi e sull’impatto reale. E mentre la Sicilia continua a viaggiare con treni lenti e infrastrutture carenti, il Ponte resta soprattutto un simbolo delle giravolte politiche di Salvini.



















