Ponte sullo stretto? Salvini contestato e scappa? Deve arrivare la polizia – LE IMMAGINI SHOCK

Un’accoglienza spaccata: tra applausi e fischi

Da una parte, lo striscione “Il Ponte è libertà” e un’accoglienza organizzata in pompa magna da sostenitori e militanti della Lega. Dall’altra, fischi, urla e cori di protesta. Così Messina ha accolto il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, giunto in città poche ore dopo l’approvazione da parte del CIPESS del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto.

La conferenza stampa si è svolta nel tardo pomeriggio del 6 agosto al Lido Grecale, ma a rubare la scena è stata la presenza rumorosa e determinata dei movimenti No Ponte, che si sono dati appuntamento davanti al locale per manifestare il loro dissenso verso un’opera che definiscono inutile, dannosa e pericolosa.

Accorinti guida la protesta: “Disobbedienza civile e occupazione dei cantieri”

In prima linea tra i manifestanti c’era Renato Accorinti, ex sindaco di Messina e da sempre simbolo della lotta contro il ponte. “Io ho dichiarato la disobbedienza civile – ha detto Accorinti – dobbiamo occupare i cantieri se riaprono. Faremo di tutto per difendere il nostro territorio che appartiene all’intera umanità”. Le sue parole sono state accolte con applausi e slogan: “Lo Stretto non si tocca”, “Difendiamo la nostra terra”, “Il ponte è un’illusione che distrugge”.

I comitati No Ponte promettono mobilitazione permanente. E annunciano una stagione di resistenza nonviolenta, ispirata alla storia di altre grandi battaglie ambientaliste, da Val di Susa a Taranto: presidi, assemblee, scioperi, azioni legali e, se necessario, anche blocchi fisici dei cantieri.

Salvini: “Un’opera attesa da secoli. Chi non la vuole, può farsela a nuoto”

Il ministro Salvini, forte dell’approvazione del progetto definitivo, si è detto determinato ad andare avanti. Incontrando la stampa, ha dichiarato: “Non capisco chi dice no a un’opera che porterà lavoro, turismo e sviluppo. In due anni e mezzo abbiamo fatto quello che i siciliani aspettavano da secoli. Chi non vuole il ponte, può attraversare lo Stretto a nuoto”.

Parole provocatorie, che hanno infiammato ulteriormente gli animi. Ma Salvini non ha fatto passi indietro: “Il nuovo contratto con Webuild prevede il ritiro delle cause pendenti, i contenziosi sono stati azzerati. A settembre partiranno i cantieri. Conto che la Corte dei Conti registri presto i costi e si possa cominciare”.

Numeri, promesse e dubbi: i nodi del progetto

Secondo Salvini, il Ponte sullo Stretto sarà percorribile entro sette anni. L’opera coinvolgerà “120mila unità lavorative” e “centinaia di imprese italiane”, con Messina e Reggio Calabria protagoniste nella filiera. Ma tra promesse di sviluppo e slogan propagandistici, restano aperti molti interrogativi.

Le associazioni ambientaliste e i comitati civici temono un impatto devastante sul fragile ecosistema dello Stretto. Gli espropri, già avviati, riguardano centinaia di famiglie, molte delle quali hanno annunciato ricorsi. E non mancano dubbi sulla penetrazione mafiosa nei cantieri, un pericolo che Salvini minimizza: “Noi vigiliamo. Nessun euro deve finire nelle mani sbagliate. Contiamo sull’aiuto della magistratura”.

 

Torre Faro blindata, tensione fino a sera

La zona di Torre Faro, punto previsto per l’innesto del pilone principale del ponte, è stata blindata dalle forze dell’ordine per tutta la giornata. Alla fine dell’incontro con la stampa e del successivo direttivo straordinario della Lega, alcuni manifestanti hanno inseguito l’auto del ministro, prima di essere fermati dalla polizia.

L’atmosfera è tesa. La città appare spaccata tra chi vede nel Ponte una promessa di progresso e chi invece lo considera una ferita irreparabile, l’ennesimo spreco, una speculazione su scala nazionale.

Il fronte del no si ricompatta: l’autunno sarà caldo

La giornata del 6 agosto segna una svolta: la battaglia contro il Ponte sullo Stretto entra in una nuova fase. I comitati non si limitano più alle denunce e ai ricorsi: parlano di “lotta”, “resistenza”, “occupazione”. Lo slogan è chiaro: “Non una pietra dovrà essere posata”.

Accorinti, oggi punto di riferimento per il movimento, chiude con una frase che sa di avvertimento: “Questa non è una battaglia locale. Lo Stretto è patrimonio di tutti. E noi lo difenderemo anche da chi vuole ridurlo a un corridoio commerciale per grandi interessi privati”.

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Il Ponte sullo Stretto è da decenni una delle opere più discusse d’Italia. Ora, con il via libera politico e progettuale, il governo Meloni vuole passare ai fatti. Ma la resistenza cresce. E la frattura tra Stato centrale e territori, tra promesse di sviluppo e paura di devastazione ambientale, rischia di trasformarsi in un conflitto permanente.

Messina, ancora una volta, è diventata il simbolo di un’Italia che si interroga sul proprio futuro. Tra chi può costruire e chi vuole difendere.

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