A tre anni dall’insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il giudizio sull’operato dell’esecutivo appare severo. L’editoriale di Salvatore Cannavò pubblicato su il Fatto Quotidiano fotografa con durezza i limiti e le contraddizioni di un governo che, nonostante la longevità, sembra aver tradito molte delle aspettative alimentate in campagna elettorale.
Le promesse disattese
Meloni rivendica la stabilità politica e la durata del suo esecutivo, il terzo più longevo della storia repubblicana. Ma, osserva Cannavò, la solidità non basta: gli italiani attendevano riforme incisive su salari, sanità e pace sociale, che non sono arrivate. L’inflazione ha eroso i redditi, aumentando la pressione fiscale attraverso il cosiddetto fiscal drag, mentre le promesse di una riforma fiscale equa e di una tassa sugli extraprofitti bancari sono svanite.
Sanità e liste d’attesa: il flop più evidente
Nonostante gli annunci trionfalistici, la spesa sanitaria in rapporto al Pil è calata e le famiglie hanno dovuto aumentare i propri esborsi privati. La riforma delle liste d’attesa non ha risolto il problema: meno della metà delle prestazioni è stata accettata come prima offerta dai cittadini e milioni di persone hanno rinunciato alle cure.
Lavoro e pensioni: la realtà dietro i numeri
Il governo esibisce come trofeo il record occupazionale, ma – rileva Cannavò – la crescita è in gran parte dovuta al calo demografico e all’innalzamento dell’età pensionabile. L’abolizione della legge Fornero è rimasta un miraggio: l’impianto della riforma resiste e le soluzioni proposte, come l’utilizzo del TFR per anticipare l’uscita, sono considerate palliative.
Salari, povertà e diseguaglianze
Gli stipendi reali restano inferiori ai livelli pre-pandemia, mentre cresce il numero di italiani in povertà assoluta. L’abolizione del Reddito di cittadinanza ha aggravato la situazione per migliaia di famiglie fragili.
Politica industriale e Pnrr
Il tessuto produttivo arranca, stretto tra crisi energetica, dazi e calo della produzione industriale. Sul Pnrr, nonostante la propaganda, resta un nodo irrisolto: solo una minima parte delle risorse è stata effettivamente spesa, con ritardi soprattutto in sanità e transizione ecologica.
Sicurezza, giustizia e immigrazione
Sul fronte interno, il governo ha puntato su provvedimenti di impronta securitaria: repressione delle proteste, carcere più duro, stretta sui migranti. Ma i flussi di sbarchi sono aumentati e il piano in Albania è stato bocciato dal diritto internazionale. Sul piano delle riforme istituzionali, premierato e autonomia differenziata restano arenati.
Politica estera e isolamento
Meloni insiste sulla capacità dell’Italia di “camminare a testa alta nel mondo”. In realtà, sottolinea Cannavò, il governo si è limitato a seguire la linea Nato sull’Ucraina, ha assecondato Israele e accettato senza resistenze l’aumento delle spese militari, mentre il “Piano Mattei” per l’Africa rimane vago e inconcludente.
Le critiche del M5S
A dare voce all’opposizione è stato anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che nelle ultime settimane ha intensificato gli attacchi al governo. Dopo le polemiche sulla Global Sumud Flotilla, Conte ha accusato Meloni di “allinearsi ciecamente a Israele e agli Stati Uniti, ignorando la volontà della maggioranza degli italiani che chiedono pace, riconoscimento dello Stato palestinese e fine del massacro a Gaza”. Sul fronte interno, l’ex premier ha definito “un fallimento totale” la gestione delle liste d’attesa e ha denunciato “l’abbandono della sanità pubblica a favore di quella privata”, sottolineando come milioni di cittadini siano costretti a rinunciare a cure essenziali.
“Questo governo – ha dichiarato Conte – ha tolto tutele ai più deboli, smantellato il Reddito di cittadinanza e ora pensa solo a propaganda e spot. Non basta sventolare bandiere e fare viaggi internazionali per nascondere la realtà: Meloni ha tradito le promesse fatte agli italiani”.
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Conclusione
Dopo tre anni, il bilancio tracciato da Salvatore Cannavò e rilanciato dall’opposizione è netto: molte promesse non mantenute, fallimenti sui temi cruciali per i cittadini e un Paese che appare più fragile e diseguale. La domanda che accompagna l’editoriale resta aperta e tagliente: “Tutto qui, Giorgia Meloni?”



















