Primi dati shock Referendum – Conte per il sì vs gli astensionisti meloniani – Ecco cosa vogliono i cittadini

A meno di un mese dai cinque referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno 2025, i sondaggi confermano un orientamento molto largo favorevole all’abrogazione delle norme contestate. Tuttavia, resta fortissima l’incognita sull’affluenza, che potrebbe rivelarsi decisiva per il destino della consultazione. Secondo SWG, solo tra il 32% e il 38% degli italiani sarebbe intenzionato a recarsi alle urne. E se il quorum del 50% + 1 non verrà raggiunto, i referendum verranno invalidati, qualunque sia il risultato.

I cinque quesiti: il fronte del Sì è nettamente avanti

I referendum toccano temi centrali del lavoro e della cittadinanza:

l’abrogazione del Jobs Act sui licenziamenti,

l’eliminazione del tetto alle indennità nei licenziamenti illegittimi,

la cancellazione delle norme che facilitano i contratti a termine,

il ripristino della responsabilità solidale negli appalti,

e la riduzione da 10 a 5 anni della residenza necessaria per la cittadinanza italiana.

Tra chi si dichiara intenzionato a votare, il “Sì” è ampiamente prevalente:

Jobs Act: 77% favorevoli all’abrogazione,

Indennità licenziamenti: 68% per il sì,

Contratti a termine: 72% per l’abrogazione,

Responsabilità negli appalti: 74% sì,

Cittadinanza stranieri: 56% sì (il quesito più divisivo).
I DATI NOTO SONDAGGI, INVECE DICONO:

Ma solo un italiano su tre andrà a votare

Secondo i dati raccolti tra il 7 e il 12 maggio, solo il 54% degli italiani è consapevole che l’8 e il 9 giugno si voterà per ben cinque referendum, e appena tra il 32% e il 36% si dice propenso a partecipare. I segmenti più attivi risultano essere gli elettori del Partito Democratico (52%) e del Movimento 5 Stelle (61%), mentre tra i sostenitori del centrodestra prevale la disaffezione: solo il 21% tra gli elettori di Fratelli d’Italia e il 19% tra quelli di Forza Italia dichiarano una “propensione molto elevata” al voto.

Astensione come strumento politico: critiche anche nel centrodestra

Il dibattito sull’invito all’astensione divide il Paese. Alcuni esponenti della maggioranza di governo hanno espresso apertamente la volontà di disertare le urne per evitare il raggiungimento del quorum. Ma questa strategia, secondo SWG, non piace alla maggioranza degli italiani.

Il 67% degli intervistati ritiene sbagliato invitare a non votare.

Anche tra gli elettori del centrodestra, il 47% giudica l’astensione come una scelta scorretta.

Solo il 33% considera legittimo o comprensibile astenersi per ostacolare i referendum.

Tra gli elettori progressisti, l’opposizione all’astensione sale al 78%.

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Conclusione: democrazia sospesa tra consenso e silenzio

I referendum del 2025 pongono una questione centrale non solo di merito, ma anche di metodo democratico. Se da una parte c’è una volontà chiara e prevalente tra i cittadini intenzionati a votare, dall’altra la scarsa informazione, la sfiducia nella politica e il disincentivo alla partecipazione rischiano di vanificare il risultato.

L’8 e il 9 giugno saranno giornate cruciali: non solo per il destino di cinque quesiti, ma per la tenuta stessa degli strumenti di partecipazione diretta previsti dalla Costituzione. E ancora una volta, a decidere non sarà solo il “cosa”, ma il “quanti”.

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