Ragazzo mette in ridicolo in diretta TV il parlamentare di Fratelli d’Italia – VIDEO

Sullo schermo scorrono le parole: “L’Italia compra nuovi missili da Trump: giusto riarmarci?”. È il tema caldo di 4 di Sera – Weekend, talk di Rete4.
Da una parte c’è Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, volto di fiducia del governo Meloni. Dall’altra Luca Boccoli, giovane analista politico, che in pochi minuti ribalta la prospettiva del dibattito.

La frase che resta impressa arriva secca, quasi a gelare lo studio:

“Abbiamo un Paese con 2 milioni di famiglie in povertà energetica, 6 milioni di poveri. È ingiustificabile aumentare le spese militari”.

Non è solo un richiamo generico alla “povertà”: Boccoli mette sul tavolo numeri che fotografano la realtà sociale italiana.

Secondo l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica (OIPE), nel 2022–23 le famiglie in povertà energetica si aggiravano attorno ai 2 milioni, circa il 7–9% del totale: nuclei che non riescono a pagare adeguatamente luce e gas e spesso sono costretti a tenere il riscaldamento spento.

I dati Istat più recenti parlano di circa 5,7 milioni di persone in povertà assoluta – poco meno di 6 milioni – e più di 2,2 milioni di famiglie coinvolte.

Mentre Malan difende la necessità di “fare la nostra parte” nella Nato e di adeguarci al 2% del Pil in spesa militare, il giovane ospite sposta il fuoco: prima di comprare nuovi missili dagli Stati Uniti, dice, bisogna guardare in faccia chi non arriva a fine mese, chi spegne i termosifoni per pagare l’affitto.

“Non è il tema aumentare le spese militari: l’Europa spende già più della Russia”

Il secondo passaggio che colpisce è tutto europeo:

“Non è il tema aumentare le spese militari, perché già oggi i 27 Stati membri dell’Unione Europea spendono il 18% in più di quanto spende la Russia. Eppure la Russia ha un esercito più forte”.

Qui Boccoli richiama un dato che negli ultimi mesi è entrato nel dibattito pubblico: studi basati su fonti come SIPRI e l’International Institute for Strategic Studies, rielaborati da centri di ricerca italiani, mostrano che la somma delle spese militari dei Paesi Ue supera quella russa di circa il 18–20%, se si considerano correttamente i diversi criteri di calcolo.

Altri lavori – ad esempio quelli dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani e di think tank pacifisti – arrivano a dire che, includendo Regno Unito e altri Paesi europei non Ue, la spesa militare europea è addirittura più che doppia rispetto a quella di Mosca.

Se dunque l’Europa già oggi spende più della Russia, perché continua a sembrarci militarmente più debole? La risposta di Boccoli è semplice e brutale:

“La Russia ha un esercito più forte perché noi siamo divisi. Il problema non è mettere altri soldi, ma usare bene quelli che ci sono”.

L’idea di un esercito comune europeo

Da qui la proposta:

“Dobbiamo avere la capacità di creare un esercito comune di difesa europea, senza aumentare le spese militari, ma armonizzandole”.

Il ragionamento ricalca quello di molti economisti e analisti:

oggi i 27 Paesi Ue spendono ognuno per sé, con 27 eserciti, 27 burocrazie, flotte e aviazioni spesso duplicate;

ciò significa sprechi, inefficienza, mancanza di interoperabilità, difficoltà negli acquisti congiunti e nelle catene di comando;

un esercito europeo integrato, o almeno una forte unificazione di mezzi e comandi, permetterebbe di ottenere più difesa con le stesse risorse, liberando risorse da destinare a welfare, scuola, transizione energetica.


Boccoli, in sostanza, ribalta la logica del “pagare di più per essere più sicuri”:
non servono nuovi miliardi in armi, dice, se quelli già stanziati vengono bruciati dalla frammentazione.

Il nervo scoperto del governo Meloni: riarmo e povertà

La forza dell’intervento televisivo sta nel collegare due piani che spesso vengono tenuti separati:

1. L’agenda del riarmo – con l’Italia impegnata ad aumentare la spesa militare, ad aderire ai nuovi fondi europei per la difesa, a valutare l’acquisto di nuovi sistemi d’arma dagli Usa.


2. L’emergenza sociale interna – povertà assoluta in crescita, povertà energetica che tocca milioni di famiglie, sanità pubblica in affanno, scuola sottofinanziata.

Quando Boccoli afferma che “in un Paese con 6 milioni di poveri è ingiustificabile aumentare le spese militari”, mette il governo Meloni davanti a una contraddizione: come si può parlare di “Patria” e “valori occidentali” se una fetta crescente di cittadini non riesce a pagare le bollette o a curarsi?

Malan prova a difendere la linea dell’esecutivo, ricordando gli impegni Nato e la minaccia russa. Ma la replica del giovane ospite è chirurgica: se tutta l’Europa spende già più della Russia, il problema non è quanto, ma come spendiamo; e soprattutto quali priorità politiche scegliamo.

La dimensione politica: quando la critica arriva dai giovani

C’è anche un elemento generazionale che rende il confronto così potente.

Malan rappresenta l’establishment della destra al governo: anni di Parlamento, ruoli istituzionali, linguaggio istituzionale.

Boccoli porta in studio uno sguardo diverso:

cita dati sociali e fonti statistiche;

chiede un’Europa capace di fare scelte comuni, non solo di rincorrere gli Stati Uniti;

lega la parola “sicurezza” non solo ai confini e ai missili, ma anche alla sicurezza economica delle famiglie.


È la stessa frattura che si vede in molta parte dell’elettorato giovane europeo: la paura principale non è tanto l’idea astratta di una guerra, quanto la concretezza della precarietà, del lavoro povero, della casa che costa troppo e dell’energia che non ci si può permettere.

Un dibattito che manca in Parlamento

Il confronto tv mette in luce un’assenza: un grande dibattito parlamentare e pubblico sul rapporto tra spesa militare e spesa sociale.

I dati ci dicono che:

la spesa per la difesa nell’Unione europea è salita a circa 1,3% del Pil nel 2023, continuando a crescere nel 2024 con l’obiettivo di arrivare al 2%;

nello stesso periodo, povertà assoluta e povertà energetica sono aumentate, complice il caro-prezzi e il ridimensionamento di strumenti come il reddito di cittadinanza e i bonus energia.


Ma raramente governo e maggioranza accettano un confronto trasparente su quanto del bilancio pubblico viene spostato sulle armi e quanto sulle politiche sociali. In questo vuoto, interventi come quello di Boccoli diventano amplificatori della frustrazione di una parte del Paese.

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VIDEO:

Il titolo che scorreva in basso chiedeva: “Giusto riarmarci?”
La risposta di Luca Boccoli, più che un sì o un no, è stato un cambio di domanda:

prima di aumentare le spese militari, che cosa vogliamo difendere?

un’Europa che continua a produrre poveri e famiglie al freddo?

o un modello di sicurezza che metta insieme difesa esterna e giustizia sociale interna?


In pochi minuti, il giovane ospite ha messo in difficoltà il capogruppo FdI Malan e, più in generale, la retorica del “riarmo inevitabile”.
Non perché abbia negato le minacce internazionali, ma perché ha ricordato che un Paese non è forte se compra missili, è forte se non lascia indietro i suoi cittadini.

È questo il punto politico che resta dopo la diretta Mediaset: finché il governo non risponderà a quella frase – “in un Paese con 6 milioni di poveri è ingiustificabile aumentare le spese militari” – la narrazione del riarmo rischierà di apparire, a molti, non una scelta di sicurezza, ma *un gigantesco errore di priorità.*

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