Raggi rompe il silenzio su Conte e M5S – Ecco cosa annuncia l’ex sindaca… IL PD? – Annuncio

Dopo le dimissioni di Appendino da dirigente del Movimento e la riorganizzazione voluta da Conte, l’ex sindaca di Roma difende la linea unitaria ma avverte: “Dialogo sì, ma senza rinunciare alla nostra identità”

ROMA –
Torna a parlare Virginia Raggi e le sue parole, come spesso accade, scuotono il Movimento 5 Stelle.
All’indomani della riconferma di Giuseppe Conte alla guida del partito e delle dimissioni di Chiara Appendino da vicepresidente, l’ex sindaca di Roma ha voluto chiarire la sua posizione, smentendo le voci su una spaccatura interna:

“Il Movimento non è spaccato. L’alleanza con il Partito Democratico sarà possibile solo se ci sarà una vera convergenza sui programmi. Non è una questione di poltrone, ma di valori e di coerenza.”

Dichiarazioni che arrivano in un momento delicatissimo per il M5S, diviso tra chi spinge per una collaborazione strategica con il Pd e chi teme di perdere la propria identità politica.

“Appendino ha aperto un giusto confronto. Ora la Schlein ci ascolti”

Nell’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, Raggi ha voluto anche commentare la scelta di Chiara Appendino, che ha lasciato il suo incarico denunciando una deriva troppo filo-dem:

“Appendino ha aperto un giusto confronto, e Conte ha capito. Il dibattito interno è necessario e sano. Ma serve anche rispetto reciproco e la consapevolezza che non si può sacrificare la nostra autonomia politica per un’alleanza a tutti i costi.”

Poi un messaggio diretto alla segretaria dem Elly Schlein:

“Se il Pd vuole un’alleanza, ascolti le nostre proposte, a cominciare dal tema delle armi e della pace. Noi vogliamo un’Italia che investa sul lavoro, sulla scuola, sull’ambiente. Non su nuovi armamenti.”

La riorganizzazione del Movimento: via Toninelli, in bilico Fico e Raggi

Il nuovo mandato di Conte ha aperto una fase di profonda ristrutturazione interna.
Dopo le dimissioni di Appendino, si profilano altri addii eccellenti: secondo quanto riportato da Il Messaggero, Danilo Toninelli – membro del collegio dei probiviri – non dovrebbe essere riconfermato, mentre la posizione di Virginia Raggi nel comitato di garanzia resta incerta.

Fonti vicine a Conte lasciano trapelare che il leader voglia circondarsi di “una squadra più coesa e pragmatica”, puntando su figure giovani e fedeli come la deputata Vittoria Baldino e l’ex capogruppo Francesco Silvestri.

Diversa la posizione di Raggi, che, pur restando distante dai vertici, mantiene un profilo più istituzionale:

“Non sono in guerra con nessuno – avrebbe detto ai suoi – ma il Movimento deve tornare a essere riconoscibile, vicino ai cittadini e lontano dai palazzi.”

Le nuove sfide di Conte;

Per Conte, fresco di riconferma, la sfida ora è doppia: ricompattare il Movimento e affrontare la partita cruciale delle regionali in Campania, dove si gioca la credibilità politica del nuovo corso.
Dopo la sconfitta in Calabria con Pasquale Tridico, un nuovo insuccesso nel Sud metterebbe in discussione la strategia di alleanze e il peso del M5S nei territori.

Dietro le quinte, alcuni parlamentari temono che il partito stia “smarrendo la sua anima originaria” in nome di un accordo con il Pd, mentre altri – come Raggi – chiedono “chiarezza sui programmi e sulle priorità”.

Raggi, l’anima autonoma del Movimento

Da tempo Virginia Raggi rappresenta il volto più autonomo e indipendente del Movimento 5 Stelle.
Dopo l’esperienza da sindaca di Roma, non ha rinunciato a rivendicare un’identità politica distinta, anche rispetto alle scelte del gruppo parlamentare.

“Serve un Movimento che torni a parlare ai cittadini, ai precari, alle famiglie che non ce la fanno, ai giovani costretti a emigrare. Non dobbiamo inseguire gli altri partiti, ma tornare a dettare l’agenda,” ha ribadito.

Una linea che trova eco tra gli attivisti della prima ora, sempre più insofferenti verso un Movimento percepito come “istituzionalizzato” e poco battagliero.

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Le parole di Raggi arrivano come una scossa in un momento in cui il Movimento 5 Stelle sembra sospeso tra passato e futuro.
Da un lato, la continuità di Conte e la necessità di consolidare un campo progressista; dall’altro, la spinta a riscoprire l’autonomia e le origini populiste del movimento fondato da Beppe Grillo.

In questo equilibrio precario, la voce di Virginia Raggi suona come un avvertimento:

“L’alleanza con il Pd non può essere un fine, ma un mezzo. Se non c’è convergenza sui programmi, non ha senso parlarne.”

Un messaggio diretto tanto a Conte quanto a Schlein, che riporta al centro un interrogativo antico ma ancora irrisolto:
che cosa vuole davvero essere oggi il Movimento 5 Stelle?

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