Non si è fermata con la pubblicazione di uno scatto. Non si è chiusa con le smentite, né con le accuse incrociate tra giornalismo, politica e maggioranza. Anzi, la vicenda si è appena spostata su un terreno ancora più delicato: quello della verifica pubblica, delle immagini originali e delle prove promesse in televisione. Perché dopo giorni di polemiche sul selfie che ritrae Giorgia Meloni accanto a Gioacchino Amico, Sigfrido Ranucci ha alzato ulteriormente il livello dello scontro e ha annunciato che domenica Report mostrerà in onda non solo l’inchiesta completa, ma anche elementi che, secondo il giornalista, dovrebbero chiudere ogni dubbio sull’autenticità della foto.
È questo l’annuncio che riapre tutto. E che, inevitabilmente, rimette sotto pressione la presidente del Consiglio, già finita nella tempesta politica per uno scatto del 2019 diventato improvvisamente un caso nazionale.
Il post di Ranucci e la sfida lanciata prima della puntata
Nel post che mi hai inviato, Ranucci scrive in modo molto netto che “la foto è autentica” e che domenica Report manderà in onda “le prove. E tanto altro”. Il conduttore sostiene che non ci sarebbe alcun fotomontaggio e respinge anche l’ipotesi che l’immagine provenga da ambienti investigativi. Nella sua versione, si tratterebbe invece di materiale frutto del lavoro giornalistico della redazione e dell’attività di Giorgio Mottola.
Questo passaggio è importante perché sposta la vicenda da una polemica politica sulla foto a una sfida diretta sulla sua genuinità. Non si discute più soltanto il significato dello scatto, ma la sua stessa autenticità. E Ranucci, scegliendo di esporsi così apertamente prima della messa in onda, mostra di voler trasformare la puntata di domenica in un momento di chiarimento pubblico e definitivo.
Da dove nasce il caso
Lo scatto al centro della bufera ritrae Giorgia Meloni insieme a Gioacchino Amico durante un evento di Fratelli d’Italia del 2 febbraio 2019 all’Hotel Marriott di Milano. ANSA riferisce che la foto è stata rilanciata da Report come anticipazione di una puntata in onda il 12 aprile e che, secondo la trasmissione, Amico non sarebbe stato un semplice imbucato o un fan casuale, ma una figura introdotta all’interno dell’ambiente politico presente quel giorno.
Il punto politico è proprio questo: la difesa della premier ruota attorno all’idea di un selfie qualunque, uno dei tanti che un leader scatta in mezzo a militanti e sostenitori; la contro-narrazione di Report, invece, insiste sul fatto che non si tratterebbe affatto di una presenza occasionale. Ed è su questa divergenza che si è aperto lo scontro.
Chi è Gioacchino Amico e perché la vicenda pesa così tanto
Secondo ANSA, Gioacchino Amico è indicato come presunto referente del clan Senese in Lombardia ed è oggi imputato nel processo Hydra, oltre a essere diventato collaboratore di giustizia. La stessa ANSA precisa però che il selfie non risulta agli atti dell’inchiesta Hydra e che i pm di Milano dovranno eventualmente valutare se svolgere accertamenti sull’immagine.
Questo è un punto fondamentale, perché impedisce letture troppo facili: da un lato la vicenda è politicamente esplosiva per il profilo della persona ritratta accanto alla premier; dall’altro, allo stato, lo scatto non è indicato da ANSA come elemento già acquisito formalmente nel fascicolo investigativo. Proprio questa zona grigia ha alimentato il conflitto: abbastanza per far deflagrare il caso mediatico, non abbastanza per chiuderlo subito sul piano giudiziario.
La linea di Meloni: “Fango” e “migliaia di selfie”
La risposta di Giorgia Meloni è stata immediata e molto dura. Come riportato da ANSA e Dire, la presidente del Consiglio ha parlato di “fango”, ha accusato una sorta di “redazione unica” composta da alcune testate e da Report e ha rivendicato il proprio impegno “cristallino” contro ogni mafia. La premier ha anche sostenuto che, in decenni di attività politica, esistono decine di migliaia di sue foto con persone che chiedono semplicemente un selfie, e che dunque non si potrebbe attribuire a uno scatto un significato politico o relazionale che non ha.
È una difesa molto chiara: lo scatto viene ridotto a un gesto di esposizione pubblica inevitabile per chi fa politica. Non un rapporto, non una vicinanza, non un segnale, ma soltanto un’immagine estrapolata e usata per costruire una polemica.
La controffensiva di Ranucci: “Non era solo un fan”
Ma è proprio su questo che Ranucci insiste nel contrattacco. ANSA e La7 riferiscono che il giornalista ha replicato spiegando che Amico non sarebbe stato “solo un selfie con un fan”, bensì una “persona introdotta da tempo” in Fratelli d’Italia e una figura capace di muoversi con disinvoltura anche tra ambienti istituzionali. La7 riassume la sua posizione sostenendo che, secondo Ranucci, Amico avrebbe avuto un ruolo strutturato nel partito in Lombardia e che la questione centrale non riguarderebbe l’onestà personale di Meloni, ma la presenza e il peso di quel personaggio dentro certe dinamiche politiche.
Qui il fuoco dell’inchiesta si sposta. Ranucci, infatti, non sostiene che lo scatto provi una complicità della premier. Sostiene qualcosa di diverso e potenzialmente più insidioso: che quella foto sarebbe il sintomo visibile di una permeabilità politica che merita di essere indagata, raccontata e chiarita.
Il capitolo più delicato: gli accessi alla Camera
Il caso si complica ulteriormente sul fronte degli accessi al Parlamento. Dire riporta che Ranucci, sui social, ha precisato che Report non ha mai parlato di un tesserino permanente intestato a Gioacchino Amico, ma del fatto che avrebbe avuto “accesso libero a piacimento” a una sede istituzionale. Sempre secondo Dire, la trasmissione annuncia che nella prima puntata manderà in onda la testimonianza di un ex parlamentare che si sarebbe recato a Montecitorio insieme ad Amico e da cui risulterebbe un ingresso senza bisogno di presentare documenti; inoltre, Report sostiene di avere anche un’intercettazione del 2020 in cui l’attuale assistente della sottosegretaria Paola Frassinetti avrebbe rassicurato Amico dicendogli di “stare sereno” perché avrebbe pensato lei ad aprirgli le porte della Camera.
Se questi elementi verranno davvero mostrati in modo documentato domenica, il baricentro della storia cambierà di nuovo. Perché non si parlerà più soltanto di una fotografia imbarazzante, ma di una possibile rete di relazioni, facilitazioni e frequentazioni attorno a una figura ritenuta rilevante nel contesto del clan Senese.
Perché l’annuncio di oggi pesa più della foto stessa
Il vero elemento nuovo, infatti, non è semplicemente il post polemico di Ranucci. È la scelta di certificare pubblicamente, prima ancora della messa in onda, che Report è pronta a sostenere fino in fondo la versione dell’autenticità dello scatto e a farlo con materiale audiovisivo originale. Questo cambia il peso politico della vicenda, perché toglie spazio alla linea difensiva del dubbio tecnico e riporta tutto sulla sostanza: chi era davvero Gioacchino Amico dentro quell’evento, quali rapporti aveva con ambienti della destra e quanto fosse occasionale o strutturata la sua presenza.
In più, l’annuncio arriva in un momento in cui Meloni è già sotto pressione su più fronti politici. Per questo la promessa di “mandare in onda le prove” non suona come un semplice teaser televisivo: suona come una sfida diretta al racconto costruito finora dalla premier e dalla sua maggioranza.
Una puntata che può cambiare la narrazione
Ad oggi, i fatti consolidati sono questi: la foto esiste, è stata pubblicata da Report, ritrae Meloni con Amico a un evento del 2019, ha provocato una durissima reazione della premier e ha riaperto un caso politico sulle relazioni tra esponenti di FdI e ambienti vicini al clan Senese. Resta invece tutta da verificare, sul piano pubblico, la portata delle ulteriori prove annunciate da Ranucci. ANSA ha già riportato che lo scatto non è attualmente negli atti Hydra e che eventuali approfondimenti restano da valutare dagli inquirenti.
Per questo la puntata di domenica rischia di diventare uno spartiacque. O Report riuscirà a rendere molto più solido il proprio impianto accusatorio sul piano giornalistico, oppure la vicenda continuerà a restare sospesa tra esplosione mediatica e contestazione politica.
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L’annuncio di Sigfrido Ranucci pesa perché prova a chiudere in anticipo la difesa del “forse è un fotomontaggio” e rilancia il caso su un livello più alto: quello della prova pubblica, della verifica televisiva e delle domande ancora aperte sui rapporti tra politica e figure controverse. Giorgia Meloni ha scelto la linea dell’attacco, parlando di fango e di migliaia di selfie senza significato. Ranucci, invece, rilancia e dice: la foto è autentica, domenica lo dimostreremo.
È qui che la vicenda smette di essere soltanto una polemica social e torna a diventare una questione politica vera. Perché se davvero quelle immagini originali e quelle testimonianze confermeranno la versione annunciata da Report, allora per Meloni il problema non sarà più respingere uno scatto imbarazzante. Sarà spiegare perché attorno a quel selfie continua ad allargarsi un’ombra che, giorno dopo giorno, non si spegne.

















