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Un fil rouge: seguire i soldi pubblici

Nell’ultima stagione di Report su Rai3 il filo conduttore è chiarissimo: seguire il percorso dei soldi pubblici, dal Sud al Nord, dai fondi di risanamento dei Comuni alle grandi opere olimpiche.
Due inchieste, in particolare, stanno facendo rumore: quella sui 5 milioni assegnati al Comune siciliano di Avola grazie a un emendamento firmato dal deputato di FdI Luca Cannata, e quella sui costi esplosi e sui ritardi delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

Da un lato la “fortunata coincidenza” che porta l’intero importo di un fondo statale in un solo municipio amministrato dalla sorella del parlamentare che ha scritto la norma; dall’altro l’evento che doveva essere “a costo zero” e che oggi vale quasi quattro miliardi, con decine di opere che rischiano di essere finite quando i Giochi saranno già un ricordo.

Il caso Avola–Cannata: quando un emendamento vale 5 milioni

L’origine del caso sta in un fondo istituito nel 2020 per aiutare i Comuni in grave difficoltà finanziaria, in particolare quelli con un piano di riequilibrio approvato dalla Corte dei conti.

Con la legge di Bilancio 2025 quel fondo viene incrementato di 5 milioni destinati ai soli Comuni di Sicilia e Sardegna. Ed è qui che entra in scena l’emendamento 100.14, a prima firma di Luca Cannata (Fratelli d’Italia), vice-presidente della Commissione Bilancio alla Camera ed ex sindaco di Avola. L’emendamento introduce una serie di requisiti molto specifici:

popolazione tra 20.000 e 35.000 abitanti;

piano di riequilibrio finanziario 2014-2023;

approvazione del piano da parte della Corte dei conti nel 2015;

piano ancora sotto controllo della Corte.


Secondo l’inchiesta di Report e un approfondimento di Fanpage, incrociando questi criteri emerge un solo Comune eleggibile: Avola, in provincia di Siracusa, amministrato oggi dalla sindaca Rossana Cannata, sorella del deputato.

Il decreto interministeriale firmato dai ministri Piantedosi e Giorgetti conferma il risultato: l’intera dotazione di 5 milioni viene assegnata ad Avola, che in questo modo evita il rischio di nuovi dissesti dopo anni di difficoltà nei conti.

Non a caso il senatore Pd Antonio Nicita ha parlato di emendamento “ad sorellam”, depositando un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo se fosse consapevole del legame familiare tra il proponente e la sindaca dell’unico Comune beneficiario.

Le difese di Cannata e del Comune

Dal fronte Cannata la linea è opposta: nessun privilegio, solo l’applicazione di una norma pensata – sostengono – per Comuni che hanno fatto per anni “lacrime e sangue” per rimettere in ordine i conti. La sindaca Rossana Cannata rivendica pubblicamente la “trasparenza totale” dell’operazione e parla di “vecchia storia già chiarita”, accusando Report di riciclare polemiche d’archivio.

Nel frattempo, la Corte dei conti ha certificato la chiusura positiva del piano di riequilibrio 2014-2023 di Avola, sancendo che il Comune non è più a rischio dissesto, pur raccomandando di non abbassare la guardia su riscossione dei tributi e gestione della spesa.

Resta però la questione politica: è accettabile che un parlamentare scriva un emendamento dai requisiti talmente specifici da far ricadere l’intero fondo sul Comune amministrato da un suo stretto congiunto? Per l’opposizione e per una parte dell’opinione pubblica la vicenda solleva un problema di conflitto d’interessi e di equità territoriale; per i diretti interessati si tratta invece di un legittimo intervento di riequilibrio a favore di un ente in difficoltà.

Olimpiadi “a costo zero” diventate cantiere da 3,8 miliardi

La seconda inchiesta di Report che mette in difficoltà il governo riguarda le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Quando l’Italia conquistò i Giochi, nel 2019, il dossier di candidatura parlava di evento “a costo zero”, con il 90% degli impianti già esistenti e la necessità di poche risorse per adeguarli.

La realtà fotografata dall’inchiesta “Cantiere Cortina” è ben diversa:

il valore complessivo delle opere legate alle Olimpiadi avrebbe superato i 3,8 miliardi di euro;

in sei anni il budget è cresciuto di molte volte rispetto alle stime iniziali;

numerose infrastrutture – stradali, ferroviarie e sportive – non saranno pronte per il febbraio 2026 e verranno completate solo a Giochi conclusi, alcune addirittura nel 2030-33;

molte opere non sono strettamente olimpiche ma destinante al territorio in generale, con il rischio di replicare le “cattedrali nel deserto” di Torino 2006.


A ciò si aggiungono episodi specifici: il cantiere dello stadio di monte di Socrepes, dove – secondo quanto documentato – a inizio settembre si è aperta una frattura nel terreno poi estesa fino a circa 80 metri, alimentando i timori di chi vive nella zona su un’opera costruita in un’area interessata da movimenti franosi.

Governance blindata, inchieste giudiziarie e allarme Corte dei conti

Sul fronte istituzionale, la gestione dei Giochi è affidata alla Fondazione Milano-Cortina 2026 e alla società pubblica Simico, incaricata delle opere infrastrutturali. Negli ultimi mesi il quadro si è complicato:

la Procura di Milano ha indagato su ipotesi di corruzione e turbativa d’asta riguardanti ex dirigenti della Fondazione;

un decreto del governo del 2024 che “blinda” la natura privatistica della Fondazione – e quindi limita i controlli pubblici – è finito davanti alla Corte costituzionale;

la Corte dei conti, nella sua ultima relazione, ha richiamato con forza Simico e gli enti coinvolti a un aggiornamento puntuale dei cronoprogrammi e a garantire che le opere non si trasformino in un pesante fardello futuro per la finanza pubblica.


Il contrasto tra la narrazione governativa – Olimpiadi come volano di sviluppo “green” e occasione irripetibile – e i numeri messi in fila da Report e da altre inchieste indipendenti (come la campagna “Open Olympics 2026” promossa da Libera) è sempre più evidente: dai 230 milioni inizialmente evocati si è passati a un sistema di opere che potrebbe sfiorare i 4 miliardi, con uso massiccio di risorse pubbliche e, secondo le associazioni, perfino riallocazione di fondi originariamente destinati alle vittime di usura ed estorsione.

Altri filoni d’inchiesta: cibo, beni confiscati, grandi eventi

Nella stessa stagione, Report ha acceso i riflettori anche su altre zone d’ombra del sistema Italia:

il caso del macello Bervini, accusato di aver “rigenerato” e rimesso in commercio carne congelata e scaduta, poi finita in parte nella produzione della Simmenthal: la puntata ha portato al sequestro di circa 180 tonnellate di carne e all’apertura di un fascicolo per frode in commercio, oltre a un’allerta alimentare e alla sospensione della fornitura da parte del gruppo Bolton;

il paradosso dei beni confiscati alla criminalità organizzata: castelli e ville passati al patrimonio dei Comuni ma lasciati in abbandono o destinati a progetti elitari (come campus universitari di lusso), in contrasto con la vocazione sociale immaginata dalle leggi antimafia;

le criticità delle opere legate alle Olimpiadi, dal rischio idrogeologico ai costi crescenti, che si intrecciano con le responsabilità della politica nazionale e locale.


Questi filoni, pur diversi, compongono un mosaico che parla di un rapporto spesso fragile tra gestione del denaro pubblico, controlli effettivi e tutela dell’interesse collettivo.

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Le inchieste su Cannata e su Milano-Cortina non emettono condanne definitive – quello spetta a magistratura e Corte dei conti – ma sollevano interrogativi pesanti sulla qualità della nostra democrazia economica.

Nel caso Avola la domanda è se sia giusto che una norma nazionale, nata per aiutare molti Comuni in difficoltà, finisca per favorirne uno solo, legato politicamente e personalmente al parlamentare che l’ha scritta. Nel caso delle Olimpiadi il nodo è capire se un evento presentato come sostenibile e quasi “a costo zero” non si stia trasformando in un gigantesco cantiere permanente, pagato dai contribuenti e destinato a produrre nuove cattedrali nel deserto.

In entrambi i casi, il vero convitato di pietra è la trasparenza: come vengono prese le decisioni? Chi controlla davvero l’uso dei fondi? Quanto è facile per cittadini e giornalisti ricostruire il percorso dei soldi pubblici?

Finché a queste domande continueranno a rispondere più le telecamere di Report che i documenti pubblici e i dibattiti parlamentari, scandali e “casi” non mancheranno. E la vera grande opera da mettere in cantiere non sarà uno stadio o una nuova strada, ma un sistema di regole e controlli che impedisca ai progetti del Paese di essere decisi nelle retrovie, fra emendamenti mirati e cantieri fuori budget.

 

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