Ore decisive in Rai per Sigfrido Ranucci e per il futuro di Report. Nel pieno della tempesta politica e aziendale scoppiata intorno al conduttore, Ranucci ha incontrato il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini e il capostruttura della trasmissione. Un faccia a faccia che formalmente rientrava nella normale organizzazione delle prossime puntate, ma che si è svolto in un momento tutt’altro che ordinario.
Sul tavolo dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, è infatti arrivata anche la relazione del Comitato etico sul caso Ranucci, mentre da Fratelli d’Italia e dalla maggioranza continuano ad arrivare critiche molto dure nei confronti del giornalista. Il Fatto Quotidiano sintetizza così il clima: «Corsini-Ranucci, in Rai faccia a faccia su Report. E FdI ordina la cacciata».
Il faccia a faccia tra Ranucci e Corsini
Secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano, l’incontro si è svolto nel pomeriggio del 13 agosto ed era stato programmato per discutere delle prossime puntate di Report. Ranucci ha incontrato Corsini insieme al capostruttura del programma.
Il contesto, però, rende inevitabilmente politico e aziendale ogni passaggio.
Report dovrebbe tornare in onda a novembre e la macchina produttiva della trasmissione continua a lavorare. Il messaggio che emerge dal faccia a faccia è netto: al momento non esisterebbe alcun “piano B” per la conduzione.
Ranucci, dunque, non sembra intenzionato a fare un passo indietro e la squadra continua a preparare il programma.
“Per ora non c’è alcun piano B”
È questo probabilmente l’elemento più significativo emerso dall’incontro.
Nonostante giorni di indiscrezioni sulla possibilità di sospendere il giornalista, di sostituirlo o addirittura di mandare in onda Report senza un vero conduttore, il lavoro della trasmissione prosegue con Ranucci al centro del progetto.
Lo stesso quotidiano sottolinea che “il conduttore non molla” e riporta il messaggio secondo cui, almeno per il momento, non ci sarebbe alcuna soluzione alternativa pronta.
Una situazione che rende ancora più importante ciò che accadrà nelle prossime ore ai vertici di Viale Mazzini.
La relazione del Comitato etico arriva a Giampaolo Rossi
Parallelamente all’incontro, è arrivato un altro passaggio cruciale.
La relazione del Comitato etico sul comportamento di Ranucci è stata consegnata all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, chiamato ora a valutarne il contenuto e le eventuali conseguenze.
La questione riguarda in particolare i rapporti intrattenuti dal conduttore con Valter Lavitola, arrestato nell’inchiesta sull’attentato contro Ranucci e che ha successivamente ammesso di esserne stato il mandante.
Ma bisogna tenere distinti i due piani.
Sul versante giudiziario, Ranucci viene considerato la vittima dell’attentato. Il fronte Rai riguarda invece la valutazione del suo comportamento professionale e del rispetto delle regole aziendali.
Il nodo dei documenti interni
Tra gli elementi finiti sotto la lente ci sarebbe anche la gestione di alcuni documenti e comunicazioni aziendali che sarebbero stati inoltrati a Lavitola.
È su questo terreno che la Rai potrebbe concentrare le proprie valutazioni.
Secondo la ricostruzione riportata dalla stampa, l’azienda dovrebbe stabilire se quei comportamenti abbiano prodotto un danno reputazionale o abbiano violato obblighi di riservatezza.
La rassegna stampa di oggi segnala infatti che diversi quotidiani riportano contestazioni Rai legate proprio a un presunto danno alla reputazione aziendale e alla raccolta pubblicitaria.
Questo è un punto molto diverso dalla vicenda penale dell’attentato e sarà essenziale non confondere le due questioni.
Ranucci pronto a difendersi
Il conduttore, da parte sua, non sembra intenzionato ad accettare passivamente eventuali provvedimenti.
Secondo quanto riportato nell’edizione odierna del Fatto, Ranucci sarebbe pronto a reagire anche sul terreno legale qualora la Rai assumesse decisioni considerate lesive della sua posizione. Il quotidiano parla esplicitamente di un giornalista che “minaccia causa” nel caso in cui venisse estromesso.
Si prospetta quindi uno scontro potenzialmente molto duro.
Un’eventuale sospensione potrebbe trasformare il caso da una vicenda interna aziendale in un contenzioso giudiziario e in una battaglia pubblica sulla libertà dell’informazione nel servizio pubblico.
Il pressing politico della maggioranza
Intanto lo scontro politico continua.
Negli ultimi giorni esponenti della maggioranza hanno chiesto chiarimenti sulla permanenza di Ranucci alla guida di Report, mentre le opposizioni hanno denunciato il rischio che la vicenda Lavitola venga utilizzata come occasione per rimuovere un giornalista d’inchiesta scomodo.
La pressione politica è diventata uno degli elementi più delicati dell’intera vicenda.
Perché qualsiasi decisione della Rai presa in queste condizioni rischierebbe inevitabilmente di essere interpretata attraverso una lente politica.
Fazzolari all’attacco
Particolarmente duro è stato l’intervento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari.
Nelle dichiarazioni riportate nelle ultime ore, Fazzolari ha contestato a Ranucci mesi di insinuazioni contro Fratelli d’Italia e ha chiesto delle scuse.
È proprio questo clima che porta il Fatto Quotidiano a parlare apertamente di una richiesta politica di allontanamento.
Ma la decisione finale sulla conduzione di Report spetta alla Rai e dovrà essere formalmente motivata sulla base di valutazioni aziendali ed editoriali.
La posizione di Salvini
Anche Matteo Salvini è intervenuto sulla questione.
Il vicepremier ha sostenuto pubblicamente l’ipotesi che Report possa proseguire senza Ranucci, parlando della necessità di una “pausa” per il conduttore.
L’intervento di esponenti di primo piano della maggioranza rende però ancora più delicata la posizione dei vertici Rai.
Se l’azienda decidesse di rimuovere Ranucci proprio adesso, le opposizioni potrebbero sostenere che la decisione sia arrivata sotto pressione politica.
Se invece lo confermasse, si aprirebbe un evidente contrasto con le richieste provenienti da settori della maggioranza.
Il caso Lavitola resta sullo sfondo
A rendere tutto ancora più complesso c’è naturalmente l’inchiesta sull’attentato.
Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’azione contro l’abitazione del giornalista, ma la sua ricostruzione del movente continua a essere sottoposta alle verifiche della magistratura.
Secondo le notizie emerse nelle ultime ore, il giudice ha espresso dubbi sulla versione fornita da Lavitola. La rassegna stampa del 14 agosto sottolinea infatti come diversi quotidiani evidenzino un movente giudicato poco convincente e privo, allo stato, di sufficienti riscontri.
La posizione giudiziaria di Ranucci, però, resta quella della vittima.
Il rischio di sovrapporre due vicende differenti
Ed è proprio qui che si trova uno dei nodi centrali.
Da una parte esiste un’indagine penale su un attentato subito dal giornalista.
Dall’altra esiste una valutazione aziendale sui suoi rapporti con Lavitola e sulla gestione di materiale interno alla Rai.
Mescolare i due piani rischia di produrre una rappresentazione distorta della vicenda.
La magistratura dovrà accertare responsabilità e moventi dell’attentato; la Rai dovrà invece stabilire se il comportamento professionale del conduttore abbia violato le proprie regole.
Il futuro di Report
La domanda decisiva resta quindi una: chi condurrà Report quando il programma tornerà in onda?
Al momento Ranucci continua a lavorare alla trasmissione.
Il faccia a faccia con Corsini non avrebbe prodotto alcuna comunicazione di sostituzione e, secondo quanto emerge, non esisterebbe per ora un piano alternativo già definito.
La squadra sarebbe inoltre impegnata nella preparazione delle nuove inchieste.
Una situazione paradossale: mentre fuori da Viale Mazzini si discute quotidianamente della possibile estromissione del conduttore, dentro la Rai il programma continua a essere preparato.
Una redazione in fibrillazione
Naturalmente anche la redazione osserva con enorme attenzione quello che sta accadendo.
Ranucci non rappresenta soltanto il volto televisivo di Report: negli anni ha assunto un ruolo centrale nella costruzione editoriale e giornalistica della trasmissione.
Un’eventuale sostituzione non sarebbe quindi un semplice cambio di presentatore.
Significherebbe intervenire sull’identità di uno dei programmi d’inchiesta più conosciuti del servizio pubblico.
Ed è per questo che ogni ipotesi sul futuro del conduttore produce conseguenze che vanno ben oltre la sua posizione personale.
La decisione nelle mani dei vertici Rai
Adesso la partita passa soprattutto dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi.
La relazione del Comitato etico rappresenta un elemento di valutazione, ma non determina automaticamente il destino editoriale del giornalista.
La scelta sulla conduzione resta infatti nelle mani dell’azienda.
Ed è proprio questo che rende le prossime decisioni particolarmente delicate: la Rai dovrà spiegare sulla base di quali elementi intenda confermare, sospendere o eventualmente sostituire Ranucci.
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Il caso è quindi arrivato al momento più delicato.
Da una parte c’è Sigfrido Ranucci, che continua a lavorare a Report e non sembra intenzionato a lasciare la conduzione.
Dall’altra ci sono la relazione del Comitato etico e un pressing politico sempre più esplicito.
Nel mezzo c’è la Rai, chiamata a prendere una decisione che potrebbe avere conseguenze molto pesanti sul piano editoriale, politico e persino giudiziario.
Il faccia a faccia con Paolo Corsini non ha prodotto, almeno per ora, l’uscita di scena del giornalista. Anzi, il messaggio che emerge è esattamente l’opposto: Ranucci resta al suo posto e il lavoro sulle prossime puntate continua.
Ma la partita è tutt’altro che chiusa.
La relazione è ormai sul tavolo dell’amministratore delegato e la pressione politica continua a crescere. Le prossime mosse di Viale Mazzini diranno se il faccia a faccia di queste ore sia stato soltanto un normale incontro di lavoro nel mezzo della tempesta oppure il preludio alla battaglia decisiva sul futuro di Sigfrido Ranucci e di Report.



















