Ranucci non arretra: “Entrare in politica?” Ecco di cosa avverte la RAI su Report

Il giornalista esclude un futuro in politica e annuncia battaglia contro la decisione della Rai: «Mi batterò fino all’ultimo, ci sono possibilità di reintegro». Intanto FdI torna all’attacco sul caso Lavitola, Ranucci smentisce l’esistenza di chat segrete e la Procura prepara la richiesta di estradizione per Gomes Tavares

Sigfrido Ranucci non ha intenzione di arrendersi. Dopo settimane di polemiche sulla decisione della Rai di sostituirlo alla conduzione di Report, il giornalista rilancia e chiarisce due punti: non pensa a una candidatura politica e intende utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per provare a tornare alla guida della trasmissione d’inchiesta.

Le sue parole arrivano durante la festa di Alleanza Verdi e Sinistra, dove Ranucci ha presentato il libro Il ritorno della casta e ha risposto alle domande dei giornalisti.

«In politica non mi candido perché do più fastidio come conduttore di Report», ha dichiarato. E subito dopo ha annunciato: «Mi batterò fino all’ultimo», sostenendo che esistano ancora «possibilità di reintegro» nel programma. Il riferimento è al ricorso che il suo legale sta preparando contro la decisione della Rai.

«Se non riesco, farò un’altra cosa da un’altra parte»

Ranucci non considera quindi conclusa la sua esperienza alla guida di Report.

La prima strada resta quella del reintegro. Il giornalista vuole contestare la decisione dell’azienda e verificare se esistano le condizioni giuridiche per tornare al suo posto.

Ma ha già chiarito che, qualora la battaglia non dovesse avere successo, non intende rinunciare al giornalismo d’inchiesta.

«Se non riesco a far questo, farò un’altra cosa da un’altra parte», ha spiegato.

Una frase che lascia aperto qualsiasi scenario e che arriva mentre anche una parte consistente della squadra di Report continua a contestare la nuova organizzazione decisa dai vertici Rai.

La sostituzione alla guida di Report

La crisi era esplosa alla fine di agosto, quando la Rai aveva annunciato che nella nuova stagione Report sarebbe stato condotto da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti.

La decisione aveva provocato una reazione durissima nella redazione e tra gli inviati.

La squadra aveva contestato soprattutto il metodo seguito dall’azienda e aveva chiesto un ripensamento, arrivando a prospettare anche conseguenze radicali nel caso in cui non fosse stato raggiunto un accordo.

L’assemblea dei giornalisti interni aveva proclamato lo stato di agitazione, riservandosi ulteriori iniziative sindacali, compreso lo sciopero.

Ranucci, da parte sua, aveva promesso fin dall’inizio di non accettare passivamente l’estromissione dalla conduzione.

Le dichiarazioni del 9 settembre confermano che quella battaglia è appena cominciata.

Ranucci chiude la porta alla politica

Nelle ultime settimane era circolata anche l’ipotesi che, una volta fuori da Report, Ranucci potesse trasformare la grande esposizione mediatica ottenuta dalla vicenda in un ingresso diretto nella politica.

Il giornalista ora esclude esplicitamente questa possibilità.

La sua frase – «do più fastidio come conduttore di Report» – contiene anche una precisa rivendicazione del ruolo del giornalismo d’inchiesta: per Ranucci la funzione di controllo sul potere esercitata attraverso una trasmissione come Report sarebbe più incisiva di quella che potrebbe svolgere entrando in Parlamento o aderendo a un partito.

La partecipazione alla festa di Avs, dunque, non deve essere interpretata come l’anticamera di una candidatura: almeno secondo quanto dichiarato direttamente dal giornalista, il suo obiettivo resta il ritorno al giornalismo televisivo.

Ma intanto Fratelli d’Italia torna all’attacco

Mentre Ranucci prepara il ricorso, non si placa lo scontro politico.

La vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia Antonella Zedda ha accusato il giornalista di avere alimentato per mesi una campagna di «vittimismo mediatico» dopo l’attentato subito.

Secondo Zedda, Ranucci avrebbe utilizzato la vicenda per gettare discredito su Fratelli d’Italia, evocando un clima politico ostile nei suoi confronti.

Si tratta della posizione politica dell’esponente di FdI, che Ranucci e i suoi sostenitori respingono.

Il livello dello scontro è però ulteriormente aumentato dopo le dichiarazioni di un altro parlamentare di Fratelli d’Italia.

Maullu: «Canali segreti con Lavitola». L’accusa più pesante

Il vicecapogruppo di FdI alla Camera Stefano Maullu sostiene infatti che dall’inchiesta sull’attentato starebbero emergendo elementi capaci, a suo giudizio, di cambiare la lettura della vicenda.

Maullu parla di presunti «canali di comunicazione segreti» utilizzati da persone vicine a Ranucci e a Valter Lavitola per scambiarsi documenti riguardanti l’indagine.

Secondo la ricostruzione rilanciata dal parlamentare, sarebbe inoltre esistita una telefonata di circa due ore attraverso Signal durante la quale sarebbero state concordate versioni comuni e possibili alibi.

Sono accuse estremamente serie, ma vanno trattate come tali: si tratta di affermazioni politiche e di indiscrezioni contestate direttamente dagli interessati, non di fatti giudiziariamente accertati.

La risposta di Ranucci: «Non c’è nessuna chat»

Ranucci ha replicato senza mezzi termini.

Interpellato sulle indiscrezioni relative all’esistenza di una chat tra Laura Cianfoni, persona vicina al giornalista, e Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, ha risposto:

«Non c’è nessuna chat, sono tutte cazzate».

Una smentita categorica.

Ma a rendere ancora più complessa la vicenda c’è la posizione assunta dagli stessi difensori di Lavitola.

Anche gli avvocati di Lavitola smentiscono

Gli avvocati Sergio e Arturo Cola, che difendono Valter Lavitola nell’inchiesta sull’attentato, hanno infatti contestato a loro volta la ricostruzione.

I legali sostengono l’«assoluta falsità della circostanza», spiegando di avere conosciuto il contenuto dell’ordinanza soltanto quando gli atti del procedimento sono diventati disponibili alla difesa.

La circostanza è significativa perché la smentita non arriva soltanto da Ranucci, ma anche dalla difesa dell’uomo accusato di essere il mandante dell’attentato.

Il confronto sulle presunte comunicazioni resta quindi apertissimo e richiederà di distinguere rigorosamente gli elementi contenuti negli atti dalle interpretazioni politiche che vengono costruite attorno ad essi.

Il caso Lavitola resta al centro dell’inchiesta

La posizione di Valter Lavitola rimane uno dei punti fondamentali dell’indagine.

L’ex direttore dell’Avanti! è accusato di essere il mandante dell’attentato contro Ranucci. Nel corso dell’inchiesta ha ammesso di aver commissionato l’azione, fornendo però una spiegazione che gli investigatori stanno sottoponendo a verifica.

Lavitola ha sostenuto che avrebbe voluto organizzare un gesto dimostrativo per favorire paradossalmente Ranucci, inducendo le autorità ad aumentare la protezione nei confronti del giornalista.

La Procura sta però lavorando per ricostruire il movente effettivo, verificare eventuali interessi personali o politici e stabilire tutti i ruoli nella preparazione dell’attentato.

La Procura prepara l’estradizione di Gomes Tavares

Nel frattempo le indagini si spostano anche sul piano internazionale.

La Procura di Roma è pronta a chiedere l’estradizione di Gomes Tavares, cittadino camerunense indicato dagli inquirenti come presunto intermediario tra Lavitola e il gruppo che avrebbe materialmente realizzato l’attentato.

Tavares risulta latitante in Africa.

Secondo quanto riferisce ANSA, i pubblici ministeri stanno completando la traduzione in francese degli atti giudiziari necessari per avviare una rogatoria internazionale, passaggio propedeutico alla richiesta di estradizione.

È un fronte importante perché gli investigatori puntano a ricostruire l’intera catena che avrebbe portato dalla decisione di organizzare l’attentato alla sua materiale esecuzione.

Natalia Potenza si dice pronta a parlare, ma per ora nessuna convocazione

Un’altra figura finita al centro dell’attenzione è Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola.

Nei giorni scorsi la donna si era detta disponibile a raccontare agli investigatori ciò che conosce sui rapporti, sulle frequentazioni e sulle attività dell’ex compagno.

Ma ANSA introduce un elemento importante: al momento la Procura non avrebbe programmato una sua convocazione.

A piazzale Clodio non risulterebbe depositata alcuna memoria né una formale richiesta di audizione.

Anche per Laura Cianfoni, sempre secondo le informazioni riportate dall’agenzia, non risulta al momento calendarizzata una convocazione.

Questo significa che bisogna mantenere una netta distinzione tra la disponibilità manifestata pubblicamente a parlare e l’effettivo interesse investigativo che la Procura potrà eventualmente manifestare in futuro.

Il Movimento 5 Stelle porta il caso Report in Parlamento

La vicenda, intanto, torna anche nelle aule parlamentari.

Il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto ha chiesto un’informativa urgente al ministro Adolfo Urso sulla situazione di Report e sul rispetto del contratto di servizio della Rai, che prevede anche la tutela e la valorizzazione del giornalismo d’inchiesta.

«Una cosa è criticare una trasmissione, altra cosa è usare il potere politico e mediatico per colpire chi fa giornalismo d’inchiesta», ha affermato Carotenuto intervenendo alla Camera.

Il M5S si schiera quindi ancora una volta apertamente dalla parte di Ranucci e della squadra del programma.

Lo scontro ormai supera la semplice conduzione di Report

La vicenda ha ormai assunto una dimensione molto più ampia rispetto alla semplice decisione su chi debba presentare una trasmissione televisiva.

Da una parte c’è la Rai, che rivendica le proprie scelte organizzative e ha individuato una nuova coppia di conduttori.

Dall’altra ci sono Ranucci e una parte importante della squadra di Report, che vedono nella decisione un rischio per la continuità e l’autonomia del programma.

E attorno a questo conflitto si sviluppa uno scontro politico sempre più acceso, nel quale entrano l’attentato subito dal giornalista, l’inchiesta su Lavitola, le accuse provenienti da Fratelli d’Italia e le prese di posizione delle opposizioni.

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Sono piani diversi, che non devono essere confusi.

Le responsabilità per l’attentato dovranno essere accertate esclusivamente dalla magistratura. Le scelte sulla conduzione appartengono invece alla Rai e all’eventuale contenzioso che Ranucci deciderà di avviare. Le accuse politiche, infine, rimangono tali fino a quando non trovano riscontro negli atti investigativi.

«Mi batterò fino all’ultimo»: Ranucci prepara la sua prossima mossa

In mezzo a questo scenario, Ranucci manda comunque un messaggio molto preciso.

Non si candiderà. Non sembra intenzionato ad accettare passivamente un ruolo diverso. E soprattutto non considera ancora persa la battaglia per Report.

Il ricorso del suo legale potrebbe diventare il prossimo capitolo dello scontro con la Rai.

«Ci sono possibilità di reintegro», sostiene il giornalista. E se questa strada dovesse chiudersi, promette che continuerà altrove.

La frase destinata a rimanere è però quella con cui ha liquidato le ipotesi di un suo ingresso in politica: «Non mi candido perché do più fastidio come conduttore di Report».

Una dichiarazione che suona contemporaneamente come una rivendicazione professionale e una sfida.

Per Ranucci, infatti, la partita non riguarda soltanto il proprio posto davanti alle telecamere. Riguarda il ruolo che attribuisce a Report: indagare sul potere senza diventare parte del potere.

Ed è proprio su questo terreno che, nelle prossime settimane, si giocherà una delle battaglie più delicate della televisione pubblica italiana.

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