Ranucci smaschera Giorgia Meloni – Ecco cosa hanno scoperto i gioranlisti di Report – VIDEO

Il governo annuncia giustizia sociale, ma salva le banche. La tassa sugli extraprofitti svanisce, Mps svenduta ai grandi investitori, e Fratelli d’Italia punta al controllo di Generali. Report ricostruisce l’intreccio tra politica e finanza.


Nonostante l’economia italiana mostri segnali di rallentamento e le difficoltà per famiglie e imprese aumentino, le banche italiane non hanno mai guadagnato tanto. I tassi di interesse alti, imposti dalla BCE per frenare l’inflazione, hanno generato miliardi di euro di extraprofitti per gli istituti di credito. Una pioggia di denaro inattesa, che lo stesso governo Meloni aveva definito “ingiusta” e “non legittima”.

Ad agosto 2023, l’annuncio a effetto: una tassa del 40% sugli extraprofitti bancari per recuperare risorse da destinare ai cittadini più colpiti dal caro-mutui e dalla stretta creditizia. La premier prometteva che quei fondi sarebbero stati usati per sostenere “le famiglie, le imprese, i giovani che non riescono a ottenere un prestito”. Ma alla prova dei fatti, la montagna ha partorito il proverbiale topolino.

Report ha ricostruito in dettaglio le fasi della retromarcia: sotto la pressione dei mercati e delle banche stesse, la tassa è stata svuotata. È rimasta sulla carta, ma con un’eccezione decisiva: le banche possono scegliere se pagarla o se accantonare utili a riserva, rafforzando il proprio patrimonio. Una misura che ha di fatto annullato l’impatto redistributivo della norma, come evidenziano numerosi analisti.

Nel frattempo, le banche italiane – forti di utili da record – hanno riempito le proprie casse. È partito così il “risiko bancario”, una serie di manovre di acquisizione che ha poco a che fare con le dinamiche di mercato e molto con la strategia politica del governo. Unicredit ha aperto una scalata su Banco BPM, mentre Monte dei Paschi di Siena (Mps) si è mossa su Mediobanca, tradizionale cuore della finanza italiana.

Dietro le quinte, secondo Report, si muovono Fratelli d’Italia e Lega, interessati a dare vita a un terzo polo bancario a trazione sovranista, capace di contendere potere e influenza ai grandi gruppi internazionali. Il vero obiettivo finale? Il controllo indiretto di Assicurazioni Generali, cassaforte del risparmio degli italiani.

Per rendere possibile questa operazione, il governo ha progressivamente disfatto la propria partecipazione pubblica in Mps. Fino a due anni fa, il Ministero dell’economia e delle finanze possedeva il 62,5% dell’istituto. Oggi è sceso all’11%, attraverso tre procedure accelerate di collocamento: aste lampo, riservate a grandi investitori istituzionali.

Report ha raccolto informazioni inedite e documenti interni che mostrano gravi anomalie nell’ultima procedura. Alcune banche d’affari vicine al governo avrebbero ottenuto condizioni privilegiate, mentre sono state escluse dal processo realtà più indipendenti. Una gestione opaca, che fa sorgere dubbi sulla trasparenza e la tutela dell’interesse pubblico.

I cittadini, nel frattempo, continuano a pagare mutui alle stelle, credito difficile da ottenere, inflazione alta. E le promesse della premier restano disattese. Quelle risorse – che secondo Meloni avrebbero dovuto “aiutare le famiglie ad affrontare serenamente le spese” – sono rimaste nelle mani delle banche. Nessun aiuto concreto, nessun intervento strutturale.

Anche all’interno della maggioranza, in privato, c’è chi riconosce che la misura è stata solo un messaggio elettorale, destinato a disinnescare polemiche momentanee. Ma oggi, grazie all’inchiesta di Report, è chiaro che non si è trattato solo di una promessa mancata, ma di una strategia studiata: tagliare il ruolo dello Stato, favorire una finanza “amica” e consolidare un asse politico-finanziario in vista delle prossime sfide di potere.

Il paradosso è tutto qui: mentre la premier denuncia gli “ingiusti profitti delle banche”, il suo governo li protegge, li incentiva e li accompagna nella conquista del cuore del capitalismo italiano.

Leggi anche

Conclusione E VIDEO:

Il caso degli extraprofitti bancari dimostra come dietro la retorica della giustizia sociale e del sostegno alle famiglie si nasconda una strategia lucida e mirata: non ridurre le diseguaglianze, ma rafforzare il potere della finanza amica, ritagliandole spazi di manovra sempre più ampi, spesso a scapito dell’interesse pubblico. La promessa della tassa si è trasformata in una manovra di facciata, utile a guadagnare consenso e a placare temporaneamente il malcontento, ma priva di reale efficacia redistributiva.

Nel frattempo, il progressivo disimpegno dello Stato da asset strategici come Mps e il tentativo di costruire un polo bancario a trazione politica segnalano un’inquietante torsione del rapporto tra potere economico e potere politico. A pagare il prezzo di queste scelte sono i cittadini, che vedono crescere il costo della vita, restringersi l’accesso al credito e dissolversi ogni speranza di interventi strutturali a favore dei più deboli.

In definitiva, l’inchiesta di Report mette in luce non solo una promessa mancata, ma un progetto preciso: svuotare la funzione redistributiva dello Stato, normalizzare la concentrazione di potere economico in poche mani, e farne strumento di influenza politica. Una deriva che contraddice la narrazione sovranista e tradisce proprio quei cittadini a cui, a parole, si prometteva protezione.
VIDEO:

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini