Referendum: Bufera su matteo Matteo Renzi dopo aver rivelato che: “Voterò no a….” – INEDITO

Matteo Renzi rompe il silenzio sui quattro referendum abrogativi sul lavoro promossi dalla Cgil e lancia un messaggio politico chiaro: “Voterò No ai quesiti inutili e sbagliati contro il Jobs Act”. Il leader di Italia Viva, intervistato da Il Tempo il 18 maggio 2025, difende a spada tratta la riforma simbolo del suo governo e accusa il sindacato guidato da Maurizio Landini di voler riscrivere la storia con intenti puramente ideologici.

I quesiti referendari: cosa c’è in gioco
Il pacchetto referendario promosso dalla Cgil – dichiarato ammissibile dalla Corte Costituzionale – sarà oggetto di voto popolare nei prossimi mesi e include quattro quesiti abrogativi, tra cui due direttamente rivolti al Jobs Act, la riforma del diritto del lavoro approvata dal governo Renzi nel 2015.

I due quesiti più contestati da Renzi puntano a:

ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, abrogato dal Jobs Act per i nuovi assunti;

eliminare il contratto a tutele crescenti, introdotto dalla riforma per favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro.

Gli altri due quesiti riguardano:

l’eliminazione dei voucher per il lavoro occasionale,

e la semplificazione delle procedure per ottenere la cittadinanza, sulla quale Renzi invece ha dichiarato il suo sostegno: “Voterò Sì al quesito che semplifica le regole burocratiche per la cittadinanza”, ha spiegato.

Renzi: “Il Jobs Act ha aumentato i diritti, altro che propaganda”
Nel corso dell’intervista, Renzi ha difeso con fermezza la sua riforma del lavoro, respingendo le accuse di precarizzazione e smantellamento dei diritti:

“Il Jobs Act ha aumentato i diritti. Dal divieto delle dimissioni in bianco alla Naspi, il nuovo sistema di ammortizzatori sociali, abbiamo creato un impianto più moderno e giusto”.

L’ex premier rivendica anche le altre misure economiche che accompagnarono la riforma:

il bonus degli 80 euro netti mensili per i lavoratori dipendenti a basso reddito,

l’abolizione dell’IMU sulla prima casa,

la riduzione dell’Irap sul costo del lavoro,

e lo sgravio fiscale per il settore agricolo.

“Questa è la realtà – ha sottolineato –. Il resto è propaganda ideologica che ignora i risultati concreti ottenuti”.

Il bersaglio: la Cgil e l’uso politico dei referendum
Il leader di Italia Viva ha poi attaccato la Cgil, accusandola di usare i referendum come strumento politico contro un’esperienza di governo passata:

“Questi quesiti sono inutili e sbagliati, non perché il tema del lavoro non sia importante, ma perché si tratta di una campagna contro il mio governo, con l’unico obiettivo di demolire il Jobs Act per ragioni ideologiche”.

Renzi si è detto convinto che il referendum non sia lo strumento giusto per discutere riforme complesse:

“La Costituzione prevede i referendum abrogativi per abrogare norme precise, non per lanciare battaglie simboliche. Su un tema delicato come il lavoro serve una riflessione seria, non una crociata”.

Libertà di voto su due quesiti, ma linea chiara sul Jobs Act
Pur esprimendosi nettamente su due dei quesiti, Renzi ha dichiarato che lascerà libertà di voto agli elettori di Italia Viva sugli altri due referendum, mostrando una certa apertura democratica all’interno del partito. Ma sul Jobs Act, la posizione resta irremovibile:

“Per quanto mi riguarda, la riforma del lavoro non si tocca. È stata una delle pagine migliori del nostro governo e ha aiutato l’Italia a uscire dalla crisi occupazionale dopo la grande recessione”.

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Contesto politico: un test anche per il campo riformista
Le dichiarazioni di Renzi arrivano in un momento delicato per il campo liberal-progressista italiano. Il referendum rappresenta infatti anche un banco di prova per l’identità del centrosinistra: da un lato il Pd, che si muove in equilibrio tra le pressioni sindacali e la tutela delle riforme passate; dall’altro le forze centriste e riformiste, come Italia Viva e Azione,

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