Referendum, Piero Pelù stoppa il concerto e attacca La Russa sul palco! “Andate a votare e…” – IL VIDEO

Dal palco di Piazza dell’Isolotto a Firenze, in occasione dell’iniziativa promossa dalla Cgil per sostenere la partecipazione popolare ai referendum dell’8 e 9 giugno, Piero Pelù ha lanciato un messaggio chiaro e potente: difendere la democrazia significa anche andare a votare. E lo ha fatto, come nel suo stile, senza peli sulla lingua, attaccando apertamente chi, anche da alte cariche istituzionali, invita all’astensione.

L’attacco a Ignazio La Russa

Tra i bersagli del rocker fiorentino, c’è stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, che nei giorni scorsi aveva dichiarato pubblicamente di non voler votare ai referendum, definendoli “strumenti del passato” e invitando implicitamente i cittadini a disertare le urne. Una posizione che ha generato polemiche non solo per il merito, ma soprattutto per il ruolo istituzionale ricoperto da La Russa, seconda carica dello Stato.

Pelù non ha usato giri di parole:

“Se uno che ha i busti di Mussolini in casa mi dice di non andare a votare, io ai referendum ci vado, c***o! Eccome se ci vado!”

Un attacco diretto, che richiama le radici antifasciste della democrazia italiana e rilancia il senso politico del gesto di partecipare, in un momento storico in cui l’astensionismo rischia di vanificare ogni possibilità di cambiamento dal basso.

Un appello accorato alla partecipazione

Durante il concerto tenuto con i Bandabardò, Pelù ha ribadito il suo appello:

“Siamo qui perché ci crediamo ancora in quella cosa che si chiama referendum. Naturalmente ognuno è libero di votare quel che c***o gli pare, ma ci deve andare, in un momento in cui lo sfascio generale della democrazia in Italia ogni giorno viene fatto a pezzi. Andare a far sentire la nostra voce attraverso un voto al referendum è fondamentale.”

Con queste parole, Pelù ha sottolineato come la partecipazione attiva sia oggi più che mai un gesto di resistenza civile, in un tempo in cui il distacco tra istituzioni e cittadini sembra sempre più profondo.

Cosa si vota l’8 e 9 giugno

I cinque referendum abrogativi promossi dalla Cgil e da altre realtà civiche e sociali toccano temi centrali per i diritti e la giustizia sociale:

  1. Ripristino dell’articolo 18, per la reintegrazione nei casi di licenziamento ingiusto.

  2. Abolizione del Jobs Act, che ha ridotto le tutele per molti lavoratori.

  3. Eliminazione del termine di 60 giorni per impugnare un licenziamento.

  4. Responsabilità solidale negli appalti, per evitare che le aziende si sottraggano agli obblighi verso i lavoratori.

  5. Cittadinanza ai figli di stranieri nati o cresciuti in Italia, una forma di ius soli “temperato”.

Sono temi di grande impatto per la vita quotidiana di milioni di cittadini. Ma senza il raggiungimento del quorum del 50% + 1 degli aventi diritto, il voto non avrà alcun effetto. Ed è per questo che il centrodestra, attraverso esponenti di primo piano, sta spingendo per il non voto.

Pelù, voce fuori dal coro della musica italiana

Pelù è tra i pochissimi artisti italiani ad esporsi pubblicamente sul tema, prendendo posizione netta. Alla fine del suo intervento ha mostrato anche una bandiera palestinese, annunciando che la appenderà alla finestra di casa sua: un gesto che conferma il suo attivismo coerente e viscerale, sempre legato alla difesa dei diritti umani, della pace e della giustizia.

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Conclusione: la democrazia si costruisce anche con un sì, con un no, ma mai con l’indifferenza

Il messaggio lanciato da Piero Pelù è forte e chiaro: non importa come si vota, ma bisogna esserci. In un momento storico in cui la partecipazione civica è minacciata dalla disillusione e dalla strategia dell’astensionismo, il palco di Firenze si è trasformato in una piazza di resistenza democratica.

Mentre parte del potere istituzionale invita al silenzio delle urne, artisti come Pelù ricordano che la sovranità appartiene al popolo solo se il popolo la esercita. Il referendum è uno degli strumenti più alti della democrazia diretta. Lasciarlo cadere nell’indifferenza significa lasciare che altri decidano per noi.

E in tempi in cui la democrazia è sotto pressione, la scelta più radicale che si possa fare è partecipare.
VIDEO:

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