Referendum, Tv e Radio fanno il giocetto del Centrodestra per l’astensione? Ma arriva l’Agicom e li…

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) è intervenuta ufficialmente per richiamare la Rai e tutte le principali emittenti televisive e radiofoniche nazionali, accusate di non garantire un’adeguata copertura informativa sui cinque referendum abrogativi previsti per l’8 e il 9 giugno. Il provvedimento arriva dopo settimane di accuse e denunce da parte dei promotori della consultazione popolare, che parlavano esplicitamente di un tentativo sistematico di silenziare il dibattito pubblico sul voto referendario.

Il richiamo, emesso martedì 13 maggio, si fonda sui dati raccolti dal monitoraggio effettuato dalla stessa AGCOM, che ha rilevato uno squilibrio informativo evidente e un’insufficiente trattazione delle tematiche oggetto dei referendum. «L’obiettivo del richiamo – si legge nel comunicato dell’Autorità – è offrire ai cittadini un’informazione corretta, imparziale e completa sui quesiti referendari e sulle ragioni a sostegno delle diverse opzioni di voto».

Un silenzio che fa rumore

I promotori dei referendum – tra cui la CGIL e numerosi comitati civici – avevano più volte denunciato l’assenza di approfondimenti, dibattiti e perfino notizie basilari sul voto da parte delle principali reti televisive. Accuse pesanti, aggravate dal fatto che buona parte della maggioranza di governo ha scelto di non entrare nel merito dei quesiti, facendo invece esplicitamente campagna per l’astensione, una strategia ben nota per invalidare il referendum stesso non raggiungendo il quorum.

«È un boicottaggio istituzionale, ma lo stiamo smascherando», aveva dichiarato pochi giorni fa Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, nel corso di un volantinaggio a Napoli. «Stiamo girando il paese per informare i cittadini porta a porta, visto che la TV pubblica non lo fa».

I cinque quesiti: cosa c’è in gioco

I referendum in programma riguardano alcuni dei temi sociali e politici più dibattuti degli ultimi anni: il superamento del Jobs Act, la reintroduzione dell’articolo 18, le norme sul salario minimo, la privatizzazione dei servizi pubblici locali e la cittadinanza italiana. Argomenti che toccano direttamente milioni di persone, e che in un contesto democratico richiederebbero un’ampia e pluralistica copertura informativa.

Secondo i dati preliminari dell’AGCOM, negli ultimi trenta giorni i servizi dedicati ai referendum nei principali telegiornali nazionali sarebbero stati pochissimi e relegati a orari marginali. Molto più spazio, invece, sarebbe stato riservato ad altri temi di stretta attualità o a contenuti di intrattenimento.

Il ruolo delle istituzioni e il precedente del 2016

L’intervento dell’AGCOM segna un punto di svolta che ricorda da vicino quanto accadde nel 2016, durante la campagna per il referendum costituzionale, quando vennero sollevate critiche simili riguardo all’imparzialità dell’informazione. Anche allora l’Autorità fu costretta a intervenire per riequilibrare il trattamento mediatico.

Ma questa volta la situazione è ancora più delicata: se l’astensione dovesse prevalere, l’intero impianto referendario – già duramente ostacolato dalla burocrazia e dalle tempistiche strette – rischierebbe di fallire nel silenzio generale.

Le reazioni politiche

Non si sono fatte attendere le reazioni dell’opposizione. «È gravissimo che i cittadini vengano tenuti all’oscuro di una consultazione democratica fondamentale», ha dichiarato Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico. «La Rai è servizio pubblico, non megafono del governo».

Anche Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha espresso preoccupazione: «Stiamo assistendo a un pericoloso ritorno al passato. Quando si tace su temi cruciali come il lavoro o la cittadinanza, è la democrazia stessa a essere in pericolo».

Dal governo, per ora, silenzio. Nessun commento ufficiale è arrivato né dalla presidenza del Consiglio né dai ministeri competenti, mentre i parlamentari di maggioranza continuano a sostenere la linea dell’astensione, evitando accuratamente di confrontarsi sul merito dei quesiti.

Il richiamo di Agcom arriva dopo settimane in cui chi ha promosso i referendum ha denunciato il silenzio quasi totale di TV e radio, accusandole di non aver fornito ai cittadini elementi concreti per comprendere il contenuto e l’importanza del voto. Ora, l’Autorità conferma che quella sensazione era fondata: l’informazione sui referendum è stata insufficiente.

In un comunicato ufficiale, Agcom spiega che il suo intervento serve a “garantire un’informazione corretta, equilibrata e completa sui quesiti referendari”, chiarendo che il compito dei media è quello di spiegare ai cittadini cosa si vota, quali sono le conseguenze delle diverse opzioni, e su quali temi si basa il confronto. I referendum riguardano la cittadinanza e quattro aspetti legati al mondo del lavoro, ed è fondamentale che l’elettorato possa esprimersi con consapevolezza.

Questa posizione si scontra con l’atteggiamento della maggioranza di governo, che finora ha evitato ogni confronto sul merito dei quesiti, limitandosi a suggerire l’astensione come strategia per far fallire il referendum, impedendo il raggiungimento del quorum. Tra gli esponenti che hanno promosso apertamente questa linea ci sono i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, oltre al presidente del Senato Ignazio La Russa. La premier Meloni non ha preso posizione pubblica, ma la linea del suo partito, Fratelli d’Italia, è ben chiara.

Leggi anche

Cosa succede ora

Il richiamo dell’AGCOM non ha valore sanzionatorio, ma costituisce un atto formale che obbliga le emittenti a correggere rapidamente la rotta. Se entro pochi giorni non dovesse esserci un incremento sostanziale dell’informazione referendaria, l’Autorità potrà adottare ulteriori misure.

Nel frattempo, i comitati per il “Sì” intensificano la loro campagna dal basso, fatta di assemblee pubbliche, volantinaggi e social media. «Non ci arrendiamo», dicono i promotori. «La battaglia per il diritto a essere informati è già una battaglia politica».

 

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini