Regionali: Assurdo, De Luca fa lo sgambetto per far perdere Fico? Ecco svelato il “piano shock”

A pochi giorni dalle elezioni regionali in Campania, il clima politico interno al centrosinistra si fa sempre più teso. Le tensioni, le manovre sotterranee e i sospetti che circolano negli ambienti politici sembrano comporre un quadro ormai consolidato: qualcuno, dentro la stessa coalizione, starebbe lavorando non per battere il centrodestra, ma per indebolire il candidato Roberto Fico.

Non si tratta di una polemica marginale o di un incidente isolato. Fonti interne parlano apertamente di una strategia costruita con metodo e finalità precise: depotenziare il ruolo del Movimento 5 Stelle, neutralizzare l’influenza del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e, soprattutto, impedire che Fico diventi il nuovo punto di riferimento politico della futura giunta regionale.

Il piano del voto disgiunto: un’arma interna al centrosinistra

Il meccanismo su cui si giocherebbe la partita è il voto disgiunto. Formalmente previsto dalla legge elettorale regionale, è diventato una leva politica per orientare il risultato sottraendo consenso alla presidenza ma mantenendo forza nelle liste locali.

Secondo indiscrezioni insistenti, i fedelissimi di Vincenzo De Luca avrebbero ricevuto un’indicazione informale ma chiara: votare i candidati deluchiani nelle liste ma non sostenere Fico come presidente. Una scelta che permetterebbe alla componente legata all’attuale governatore uscente di mantenere un peso determinante nel consiglio regionale anche nel caso di una vittoria dell’ex presidente della Camera.

Questa operazione avrebbe un unico obiettivo: impedire che la leadership del centrosinistra campano si sposti da Salerno a Napoli, dai deluchiani ai pentastellati e a chi sostiene un nuovo equilibrio basato su un modello di governo diverso da quello costruito da De Luca nel corso degli ultimi dieci anni.

Mastella, Manfredi e il conflitto interno al campo largo

A rendere la situazione ancora più complicata è l’irritazione crescente di Clemente Mastella, convinto che la scelta del voto disgiunto sia pensata anche per indebolire la sua candidatura territoriale nel Sannio. Non a caso, lo scontro verbale fra lui e l’area deluchiana si è intensificato negli ultimi giorni, con accuse reciproche di sabotaggio.

Sul fondo, si muove il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, considerato da molti l’unico vero sponsor politico di Roberto Fico. Per una parte del centrosinistra campano, sostenere Fico significa mettere Manfredi nelle condizioni di diventare il decisore principale sulle politiche regionali future: una prospettiva che l’apparato vicino a De Luca non intende accettare senza reagire.

Le contestazioni, le ombre mediatiche e gli attacchi politici

Come se non bastasse, nelle ultime 48 ore la campagna mediatica contro Fico sembra essersi intensificata. Prima la polemica sulla cosiddetta “barca di cittadinanza”, poi la vicenda della villetta al Circeo: tutte questioni marginali rispetto ai temi centrali delle regionali, ma amplificate con forza da giornali e tv vicini alle opposizioni e ora rilanciate anche da esponenti interni al centrosinistra.

L’ex presidente della Camera è stato anche contestato durante un evento all’università da frange della sinistra antagonista, un episodio che ha contribuito a far passare l’immagine di una candidatura troppo fragile, troppo divisiva o incapace di compattare l’area progressista.

Il duello televisivo su Sky: l’ultima occasione per ribaltare i rapporti di forza

Il confronto televisivo con Edmondo Cirielli rappresenta un punto di svolta. Per la campagna di Fico, sarà una delle ultime occasioni pubbliche per spostare consensi, mostrare solidità e smentire la narrazione di un centrosinistra ingovernabile e prigioniero delle proprie lotte interne.

La domanda che aleggia nei comitati elettorali è una sola: quanti elettori seguiranno il tacito ordine politico del voto disgiunto?

 

La vicenda non riguarda solo la corsa di Roberto Fico. La frattura interna al centrosinistra campano racconta molto di più: l’incapacità di costruire un progetto condiviso, la persistenza di logiche di corrente e il rifiuto, da parte di alcuni dirigenti, di accettare un ricambio di leadership.

Se alle urne dovesse arrivare un risultato condizionato dal voto disgiunto, non sarà solo una sconfitta politica: sarà la certificazione che, tra ambizioni di potere e rivalità interne, il “campo largo” non è mai davvero nato.

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In questo scenario, il voto disgiunto rischia di diventare il simbolo di un centrosinistra che invece di allargarsi si auto-sabota. Le manovre per indebolire Fico, preservare il sistema di potere costruito da De Luca e contenere l’ascesa di Manfredi raccontano di una coalizione più impegnata a difendere rendite interne che a costruire un progetto alternativo credibile al centrodestra. Il risultato è un candidato ostacolato non solo dagli avversari, ma anche da chi formalmente dovrebbe sostenerlo.

Se questa strategia dovesse tradursi in un risultato elettorale condizionato dal voto disgiunto, il danno andrebbe oltre la figura di Fico: sarebbe la prova che il “campo largo” campano è rimasto un’operazione di facciata, incapace di superare personalismi e veti incrociati. A quel punto, il vero tema non sarebbe più chi ha perso le regionali, ma chi ha deciso – e perché – che la partita non doveva essere davvero giocata per vincere.

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