Roma, 5 ottobre 2025 – La prima giornata di voto per le elezioni regionali in Calabria si chiude con un dato che conferma le difficoltà storiche di partecipazione elettorale nella regione. Alle ore 23 di domenica, infatti, l’affluenza si è fermata al 29,08%, in calo rispetto al 30,87% registrato alla stessa ora nel 2021.
Un arretramento che, seppur contenuto, riaccende i timori di un nuovo record negativo di astensionismo, fenomeno che da anni mina la vitalità democratica calabrese e che potrebbe avere conseguenze pesanti sull’esito politico della consultazione.
Le province: Reggio in testa, Catanzaro rallenta, Cosenza e Vibo indietro
L’analisi territoriale mostra un quadro disomogeneo:
Reggio Calabria è la provincia più attiva con un’affluenza del 32,24%, in crescita rispetto al 31,04% della scorsa tornata.
Catanzaro si conferma sopra la media regionale, ma con un dato in calo: 31,92% contro il 33,39% del 2021.
Crotone resta più indietro, senza superare la soglia del 28%.
Cosenza, nonostante la sua importanza elettorale, è sotto la media regionale, con una partecipazione che fatica a decollare.
Vibo Valentia continua a segnare la performance più debole, confermando una tendenza ormai cronica all’astensione.
Confronto con il passato e prospettive per domani
Nel 2021, alla chiusura della prima giornata, si registrava un’affluenza superiore di quasi due punti percentuali. Quel dato portò poi a un totale del 44,3% finale, già tra i più bassi d’Italia. Se il trend attuale verrà confermato, il rischio è che la Calabria possa scendere ancora sotto quella soglia, consolidando il primato negativo.
Lunedì 6 ottobre i seggi riapriranno alle 7 del mattino e resteranno aperti fino alle 15: le ultime ore di voto saranno decisive per capire se la partecipazione potrà recuperare almeno parzialmente il terreno perduto.
I protagonisti della sfida
La contesa è a tre:
Roberto Occhiuto (centrodestra), presidente uscente e ricandidato dopo le dimissioni legate a un’inchiesta, punta a confermare il suo blocco elettorale.
Pasquale Tridico (centrosinistra e M5S), ex presidente dell’Inps, cerca di intercettare l’elettorato deluso e i ceti popolari, puntando sul malcontento diffuso.
Francesco Toscano (Democrazia Sovrana Popolare), outsider che prova a sfruttare l’onda dell’astensionismo e del voto anti-sistema.
Con un’affluenza così bassa, i voti organizzati e fedeli potrebbero diventare decisivi: un vantaggio per i candidati sostenuti da strutture di partito solide, ma anche un’opportunità per outsider capaci di mobilitare elettorati di protesta.
Un segnale politico: astensione come protagonista
Il dato del 29,08% alle 23 non è solo una cifra statistica, ma un segnale politico forte: la disillusione e il disincanto sembrano prevalere tra i cittadini calabresi, nonostante l’importanza di una tornata che potrebbe ridefinire i rapporti di forza nazionali.
Il calo della partecipazione, anche se contenuto, sembra colpire in particolare Catanzaro e le aree interne di Cosenza, territori tradizionalmente contesi. Viceversa, la crescita di Reggio Calabria, che si conferma oltre il 32%, potrebbe rivelarsi una variabile decisiva.
La domanda aperta
Il verdetto arriverà solo domani pomeriggio, con la chiusura dei seggi e lo scrutinio. Resta però una questione di fondo:
il dato dell’affluenza in calo è un segnale che penalizza Pasquale Tridico, che punta sulla mobilitazione del voto popolare, o sarà il centrodestra di Occhiuto a soffrire di più per l’astensionismo diffuso?
Una risposta che dipenderà tutta dalle ultime ore di voto e dal grado di mobilitazione dei calabresi.
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L’affluenza al 29,08% alle 23 fotografa una Calabria che continua a votare poco e in modo diseguale: Reggio traina sopra il 32%, Catanzaro rallenta, Cosenza e Vibo restano in coda. È un segnale politico chiaro: con una partecipazione così bassa, peseranno i voti organizzati e le reti territoriali più solide. Se Tridico punta su un’onda popolare che finora non si è vista, il centrodestra di Occhiuto può contare su un vantaggio d’inerzia; ma margini per sorprese restano, specie dove domattina si riuscirà a riaccendere i “bacini freddi”. Le ultime ore diranno se questo calo è l’ennesima conferma dell’astensionismo strutturale o l’anticamera di un tardivo recupero: tra apatia e mobilitazione, qui si decide la partita.



















