Mattinata agitata nel centro di Napoli, dove Roberto Fico — candidato alla presidenza della Regione Campania sostenuto da PD e Movimento 5 Stelle — è stato contestato da Giuliano Granato e da un gruppo di attivisti di Campania Popolare e Potere al Popolo. L’episodio si è verificato alla Pignasecca, una delle aree più frequentate del centro storico, durante una passeggiata elettorale a cui partecipava anche il leader M5S Giuseppe Conte.
La contestazione nasce dal mancato confronto televisivo della sera precedente, quando Fico non si era presentato al dibattito organizzato dalla Rai con gli altri candidati. Granato, che è anch’egli in corsa per la presidenza della Regione, ha tentato di provocare in strada il confronto mancato, presentandosi con microfono e una piccola pedana.
La dinamica: spintoni, urla e un uomo a terra
Secondo le prime ricostruzioni, l’avvicinamento dei contestatori avrebbe generato tensione e disordine. Tra spintoni, slogan e urla, nel caos un consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Salvatore Flocco — candidato al Consiglio regionale — è caduto bruscamente a terra.
Flocco sostiene di aver ricevuto “un calcio da dietro”, dichiarando:
“Sono stato vittima di un calcio tremendo e di una spinta. Sono caduto davanti a tutti. Condanno queste violenze gratuite.”
Sul posto è intervenuta la Digos, che ha riportato l’ordine e separato i gruppi.
La polemica politica
Granato ha difeso la protesta, pur negando responsabilità nella caduta di Flocco. Secondo il candidato di Campania Popolare, l’ex presidente della Camera “eviterebbe il confronto democratico”, e la contestazione sarebbe nata proprio per denunciare — secondo lui — un atteggiamento poco trasparente:
“Fico sfugge ai confronti pubblici. I campani hanno diritto a un dibattito aperto, non a monologhi e passerelle.”
Il Movimento 5 Stelle respinge la ricostruzione e definisce l’episodio un atto organizzato per creare tensione mediatica.
Il silenzio del candidato
Fico non ha rilasciato dichiarazioni immediate riguardo all’accaduto. Dopo che la situazione è stata riportata alla calma, la passeggiata elettorale è proseguita.
Fonti interne confermano però un certo fastidio per l’uso dello scontro fisico come strumento di pressione politica in una campagna elettorale già molto tesa.
Conte: clima preoccupante
Giuseppe Conte, presente al momento dei fatti, ha commentato solo informalmente l’accaduto, definendo “preoccupante” il ricorso a modalità aggressive in campagna elettorale.
Fonti vicine al M5S sostengono che l’episodio non cambierà l’agenda, ma aumenteranno le misure di sicurezza per le prossime iniziative pubbliche.
Un segnale di una campagna incandescente
L’episodio apre un nuovo fronte nel clima già acceso delle regionali campane 2025, dove lo scontro tra candidati si sta spostando dal campo programmatico a quello emotivo e fisico.
Se nelle prossime ore non arriveranno chiarimenti o prese di responsabilità, il rischio è che l’episodio diventi un precedente pericoloso — e un nuovo elemento di divisione in una campagna che, mai come ora, somiglia a un test nazionale più che regionale.
In questo quadro, il video della Pignasecca rischia di diventare molto più di un semplice episodio di cronaca elettorale: è lo specchio di una campagna in cui il confine tra protesta politica e intimidazione fisica si fa sempre più sottile. Le versioni contrastanti sulla caduta di Flocco, il rimpallo delle responsabilità e il silenzio calcolato dei protagonisti raccontano di una contesa in cui l’obiettivo non è solo convincere gli elettori, ma mettere in scena prove di forza, anche davanti alle telecamere.
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Se da un lato il diritto alla contestazione è parte integrante di una democrazia viva, dall’altro la trasformazione dei comizi in arene di scontro corporeo segna un salto di qualità pericoloso. Toccherà ora ai candidati — a partire da Fico e Granato — decidere se alimentare questa spirale di tensione o segnare una discontinuità, ristabilendo la centralità del confronto pubblico su programmi, scelte e responsabilità. Perché, al netto dei video shock e delle polemiche social, la vera posta in gioco resta sempre la stessa: la capacità delle istituzioni e della politica di restare credibili agli occhi di chi, tra quei vicoli della Pignasecca, deve ancora decidere se e per chi andare a votare.



















