Report e Ranucci tagliati per fare spazio a Cerno? Arriva la rivelazione shock da Telemeloni – ASSURDO

Ranucci: “Colpita la meritocrazia, tolto il 14% di stipendio ai collaboratori. È un segnale grave”-

Tagli ai programmi d’inchiesta: scure sulla Rai pubblica

Il nuovo palinsesto Rai 2025-2026 ha scatenato una vera e propria rivolta dentro e fuori l’azienda. Giornalisti, politici, attivisti e rappresentanti del mondo della comunicazione si sono ritrovati davanti al centro di produzione Rai di Napoli, in via Marconi, per protestare contro un piano editoriale che – sotto la scusa dell’“ottimizzazione dei costi” – ha portato al ridimensionamento o alla cancellazione di alcuni dei programmi di inchiesta e approfondimento più seguiti e autorevoli del servizio pubblico.

Nel mirino ci sono trasmissioni simbolo dell’informazione critica: Report, Presa Diretta, Petrolio, XXI Secolo, ma anche Rebus, Agorà Weekend e Linea di confine, tutte colpite da tagli lineari decisi dalla dirigenza Rai, giustificati con l’obiettivo di ridurre del 2% i costi esterni nel 2026 e del 4% nel 2027.

Il caso Report: tagliate 4 puntate per far spazio a Tommaso Cerno

Tra i casi più eclatanti, quello di Report, il programma di inchiesta condotto da Sigfrido Ranucci, a cui sono state tagliate quattro puntate. Una decisione che non solo incide sulla programmazione editoriale, ma anche sulle retribuzioni dell’intera redazione. Ranucci non ha partecipato alla tradizionale presentazione dei palinsesti, preferendo manifestare in strada insieme a colleghi e attivisti.

“Ai miei collaboratori sarà tagliato il 14% della retribuzione. Io sono qui per loro – ha dichiarato –. Ho sentito parlare di tagli per ottimizzazione, ma mi viene da ridere: si garantiscono stipendi alti a conduttori vicini alla politica e si taglia il programma Rai al primo posto per credibilità. È un brutto segnale contro la meritocrazia: anche se ottieni i migliori risultati, ti puniscono lo stesso”.

Nel frattempo, i riflettori si accendono sull’arrivo di Tommaso Cerno, giornalista ed ex parlamentare di area meloniana, che secondo indiscrezioni riportate da La Notizia avrebbe ottenuto uno spazio in palinsesto proprio a scapito di Report. Una manovra che Ranucci non cita direttamente, ma che contribuisce ad alimentare le accuse di “TeleMeloni” lanciate dall’opposizione e da molti osservatori.

Precarietà e svuotamento delle redazioni

La protesta non riguarda solo i contenuti, ma anche il lavoro di chi quei contenuti li produce. Secondo i sindacati interni, circa 120 giornalisti precari che collaborano con i programmi di approfondimento saranno costretti ad accettare trasferimenti nelle sedi regionali del Tgr, svuotando di fatto le redazioni centrali dei format più rilevanti dell’informazione Rai.

Una dinamica che rischia di minare l’intero ecosistema dell’informazione pubblica. “Il risultato di questi tagli è un’informazione meno forte – ha denunciato Riccardo Iacona, conduttore di Presa Diretta –. Si colpiscono trasmissioni che rappresentano l’identità stessa della Rai”.

La politica scende in piazza: “Oltre TeleMeloni”

Alla manifestazione hanno aderito esponenti di diversi partiti politici, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle fino ad Alleanza Verdi e Sinistra. Tra loro, Franco Roberti, Luigi de Magistris, i deputati Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5S) e Francesco Borrelli (Avs). Presente anche l’Ordine dei Giornalisti e associazioni come Articolo 21 e Rete No Bavaglio.

Stefano Graziano, capogruppo Pd nella commissione di vigilanza Rai, è stato netto: “Qui siamo oltre TeleMeloni. È un fatto grave perché si danneggiano i programmi e si discriminano i lavoratori. Stanno tagliando tutto ciò che è informazione”.

Rai, l’identità a rischio: una deriva che preoccupa

Quello che emerge è un quadro allarmante: l’informazione d’inchiesta perde centralità nel servizio pubblico, mentre avanza una gestione politica e sempre più orientata alla fidelizzazione delle fasce di consenso del governo. Le scelte editoriali della Rai sembrano premiarne i fedelissimi e penalizzare chi da anni porta avanti un giornalismo libero, critico e documentato.

Il caso Report è solo la punta dell’iceberg di una stagione che rischia di segnare una svolta pericolosa nella funzione pubblica dell’azienda radiotelevisiva. E la protesta di Napoli potrebbe essere solo l’inizio.

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Conclusione: il prezzo della verità nel servizio pubblico

I tagli a Report e agli altri programmi di inchiesta non sono semplici scelte editoriali: sono un segnale politico chiaro e preoccupante. In un’epoca in cui il giornalismo d’approfondimento dovrebbe essere rafforzato per rispondere alle sfide democratiche, la Rai sceglie di colpire chi fa informazione scomoda, premiando invece figure vicine al potere.

La protesta di Napoli ha messo in luce ciò che è in gioco: non solo la sorte di alcuni programmi, ma l’identità stessa del servizio pubblico, la sua autonomia, la sua credibilità. Se l’informazione libera viene penalizzata in nome dell’“ottimizzazione”, la vera perdita è per i cittadini. E il rischio è che a essere tagliata, alla fine, sia la verità.

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