Il post di Ranucci
Sigfrido Ranucci ha reso noto sui suoi canali social che il Garante per la protezione dei dati personali avrebbe chiesto alla Rai di astenersi dal mandare in onda la nuova puntata di Report (in palinsesto su Rai3 alle 20.30 di domani). Il conduttore parla esplicitamente di un “nuovo tentativo di blocco” dell’inchiesta, dedicata – tra l’altro – al dossier sui primi smart glasses di Meta e al percorso che portò l’Autorità a ridefinire la sanzione milionaria proposta dagli uffici.
La nota dell’Autorità
In una comunicazione resa pubblica, il Garante ha definito l’impianto anticipato da Report “destituito di ogni fondamento, frutto di scarsa conoscenza della disciplina o, peggio, di mala fede”. L’Autorità ha aggiunto che “nessun danno erariale, neppure potenziale” sarebbe configurabile nei fatti richiamati e ha annunciato che si riserva “ogni opportuna iniziativa” presso le sedi competenti. Contestualmente ha invitato la Rai a valutare di non trasmettere il servizio “nei termini annunciati”.
Di cosa parla l’inchiesta
Secondo le anticipazioni della redazione, l’episodio ricostruisce:
il lavoro istruttorio dei dipartimenti del Garante sul primo modello di occhiali “intelligenti” di Meta, con una proposta sanzionatoria iniziale molto elevata;
le successive delibere del collegio, che avrebbero rimodulato la multa in misura inferiore rispetto alla proposta tecnica;
i rapporti istituzionali tra l’Autorità e i rappresentanti della Big Tech, con attenzione agli standard di indipendenza e trasparenza che devono regolare i contatti con i soggetti vigilati.
Le puntate precedenti
Il confronto tra Report e il Garante dura da settimane. La trasmissione aveva già messo sotto la lente:
la governance dell’Autorità e le cautele sui conflitti d’interesse;
la sanzione da 150 mila euro comminata a Report per trattamenti di dati ritenuti non conformi in un precedente servizio (provvedimento contestato dal programma);
gli scambi e gli incontri istituzionali di alcuni componenti del collegio, tema al centro di un vivace dibattito politico e parlamentare.
Da allora si è innescata una spirale di diffide, querele e richieste di chiarimento, con la redazione che rivendica il diritto di cronaca su vicende d’interesse pubblico e l’Autorità che denuncia “rappresentazioni fuorvianti”.
I nodi giuridici
La vicenda tocca questioni sensibili:
il perimetro della libertà di stampa su soggetti pubblici indipendenti;
l’uso delle diffide preventive (o degli inviti a non trasmettere) in presenza di contenuti ritenuti inesatti dall’istituzione coinvolta;
la distinzione tra critica all’operato amministrativo e lesione della reputazione, terreno su cui si innestano eventuali azioni civili o penali.
Sul piano editoriale, la Rai è chiamata a bilanciare interesse pubblico e valutazioni legali, preservando l’autonomia dei propri programmi d’inchiesta.
I nodi giuridici
La vicenda tocca questioni sensibili:
il perimetro della libertà di stampa su soggetti pubblici indipendenti;
l’uso delle diffide preventive (o degli inviti a non trasmettere) in presenza di contenuti ritenuti inesatti dall’istituzione coinvolta;
la distinzione tra critica all’operato amministrativo e lesione della reputazione, terreno su cui si innestano eventuali azioni civili o penali.
Sul piano editoriale, la Rai è chiamata a bilanciare interesse pubblico e valutazioni legali, preservando l’autonomia dei propri programmi d’inchiesta.
Reazioni e clima politico-mediatico
La nuova nota del Garante ha riacceso le polemiche. Da un lato, chi vede nell’invito a non mandare in onda il servizio un atto improprio verso l’informazione; dall’altro, chi ritiene doveroso che un’Autorità replichi duramente a ricostruzioni considerate scorrette, tutelando il proprio operato e l’immagine istituzionale.
Cosa succede adesso
Report conferma la messa in onda della puntata annunciata.
Il Garante preannuncia valutazioni e iniziative presso le sedi competenti.
In Parlamento, è probabile un ritorno del tema in Vigilanza Rai e nelle Commissioni che seguono i profili di tutela dei dati e trasparenza amministrativa.
Il punto
Al di là dell’esito del braccio di ferro, la controversia rimette al centro due principi cardine:
1. l’indipendenza effettiva delle autorità di controllo, soprattutto quando trattano colossi globali dell’economia digitale;
2. la protezione dell’inchiesta giornalistica quando indaga su scelte pubbliche che hanno riflessi economici e civili.
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Sarà la verifica dei fatti – in tv e, se necessario, nelle aule – a chiarire se l’inchiesta di Report abbia colto nel segno o se l’Autorità avesse ragione a parlare di ricostruzione infondata. Intanto, la frattura tra chi vigila e chi racconta si allarga, e con essa i timori per un clima sempre più conflittuale tra poteri pubblici e informazione.



















