Riccardi affossa il Governo faccia a faccia alla Camera dei deputati – Il discorso shock – VIDEO

Riccardo Ricciardi, deputato del Movimento 5 Stelle, apre il suo intervento con un’ironia tagliente: «Buon compleanno per questi tre anni di governo». Il tono, però, cambia subito: secondo lui a festeggiare non sarebbero cittadini e imprese minori, ma banche e grandi gruppi.

Con un attacco frontale e una spruzzata di sarcasmo, Riccardo Ricciardi (M5S) apre così il suo intervento: «Buon compleanno per questi tre anni di governo». Poi il cambio di tono: «Sapete chi festeggia? Le banche: 165 miliardi di profitti in tre anni, e uno Stato che prova a prenderne “tre o quattro”, in modo confuso. Chi non festeggia? Le imprese sotto i 20 dipendenti, il 98% del tessuto produttivo, a cui il credito si è restringito».

 


Ricciardi mette in fila numeri e contrasti. «Nel 2025 le piccole imprese hanno visto 6 miliardi in meno di prestiti, mentre quelle più grandi 8 miliardi in più. Alle grandi aziende affluiscono 550 miliardi di euro di crediti, alle piccole appena 96. E sulle tasse è tutto chiarissimo per chi ha poco, molto meno per chi ha holding in Lussemburgo, Irlanda o Olanda». Da qui la richiesta alla premier: «Vorremmo che al Consiglio europeo facesse valere il suo peso politico per dire: i profitti generati in Italia si tassano in Italia».

Sul capitolo difesa, il deputato ironizza sul maquillage lessicale: «Il piano “Rearm” non si chiama più così grazie alla premier: adesso è “Readiness”. Prima era “riarmo”, ora “prontezza”. La sostanza non cambia». E rilancia la domanda: «Prontezza per chi? Se dal novembre 2022 a oggi Mosca ha conquistato “appena l’1%” del territorio ucraino, allora o la Russia è la minaccia che richiede di militarizzare l’Europa, o è un esercito “con le scarpe di cartone” che non riesce a piegare l’Ucraina. Decidetevi». In ogni caso, sostiene, «a festeggiare sono i grandi produttori d’armi».

La critica alla parola “sicurezza” è altrettanto netta: «La invocate contro la Russia, ma gli italiani chiedono sicurezza nelle periferie, nei luoghi di lavoro, contro il dissesto idrogeologico. A loro, invece, dite: assicuratevi. E festeggiano le grandi compagnie di assicurazione». Poi il capitolo previdenza: «Pensionati e futuri pensionati non festeggiano: volete spingere il TFR nei fondi privati, nella speculazione».

Sul Medio Oriente, Ricciardi rivendica la linea M5S: «In Aula abbiamo accolto con favore l’ipotesi di cessate il fuoco proposta dagli Stati Uniti, ma “mettendoci la politica”: stato palestinese, autodeterminazione, coloni in Cisgiordania. Voi invece dite: va bene il “piano Trump”, qualunque esso sia». Sugli aiuti: «Food for Gaza è il minimo sindacale per un Paese come l’Italia in quella tragedia». E affonda sul “doppio standard”: «Sulla Ucraina dite “pace sì, ma giusta e negoziata, nessuna decisione senza Kiev”. Sostituite “Russia” con “Israele” e “Ucraina” con “Palestina”: avreste almeno coerenza».

Il finale è un atto d’accusa politico e culturale: «Non difendete i valori dell’Occidente: difendete i valori del capitalismo finanziario che specula sulla vita delle persone. Chi sta con Gaza, chi chiede coerenza e diritti, non festeggia i vostri tre anni di governo».

L’intervento di Ricciardi è un j’accuse a tutto campo: dalle rendite finanziarie alla stretta del credito sulle PMI, dalla spinta al riarmo alla sicurezza sociale disattesa, fino alla coerenza della politica estera tra Ucraina e Palestina. Il messaggio è lineare: se il governo vuole rivendicare questi tre anni, lo faccia con risultati misurabili su credito alle piccole imprese, tasse eque per i grandi gruppi, investimenti in sicurezza reale (lavoro, periferie, territorio) e una linea internazionale che rispetti gli stessi principi ovunque. Altrimenti, i festeggiamenti — sostiene l’opposizione — resteranno riservati a banchieri e armieri, non ai cittadini.

In definitiva, l’intervento di Ricciardi costruisce un atto d’accusa coerente su due fronti: dentro i confini, dove a festeggiare sarebbero rendite e concentrati di potere (banche, assicurazioni, fondi) mentre PMI, lavoratori, pensionati e periferie restano senza risposte strutturali; e fuori dai confini, dove si chiede coerenza tra i principi sbandierati e le posizioni effettive su Ucraina e Palestina, rifiutando doppi standard e maquillage semantici (“rearm”/“readiness”).

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La sfida che pone al governo è misurabile e verificabile: credito equo alle piccole imprese, tassazione giusta dei profitti realizzati in Italia, sicurezza reale (lavoro, territorio, prevenzione) al posto di quella evocata, tutele previdenziali non delegate alla finanza, e una politica estera allineata ai valori dichiarati. Se questi obiettivi si tradurranno in fatti, cadrà l’immagine di un esecutivo che celebra i risultati dei più forti; se resteranno annunci, il “compleanno” diventerà il simbolo di tre anni di occasioni mancate per la maggioranza dei cittadini.

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