Riccardo Ricciardi una furia in aula chiama Giorgia Meloni – Ecco cosa è accaduto – Video

ROMA — Il Movimento 5 Stelle torna all’attacco sul capitolo Covid e lo fa con un intervento duro, carico di contrapposizioni politiche e rivendicazioni di metodo. In Aula, il capogruppo M5S alla Camera Riccardo Ricciardi respinge in modo netto la narrazione che, a suo giudizio, la maggioranza starebbe alimentando su quella stagione e rilancia una tesi centrale: se in quel momento al governo ci fosse stata la destra, l’Italia avrebbe vissuto una “catastrofe”.

È un intervento che mescola più piani: la difesa della scelta di non “sfuggire” al confronto giudiziario, l’accusa alla destra di aver fomentato nelle piazze, la rivendicazione della gestione emergenziale come tentativo di salvare vite e il richiamo alle parole usate allora da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Con una promessa finale: il Movimento, dice Ricciardi, non arretrerà e risponderà “con serenità, trasparenza e convinzione”.

«Non abbiamo paura di nulla»: la linea di difesa del M5S

Ricciardi apre il suo intervento con una dichiarazione che vuole chiudere preventivamente ogni ipotesi di retromarcia: «Noi non abbiamo paura di nulla». È la cornice con cui il capogruppo M5S rivendica la postura tenuta dal Movimento rispetto alle contestazioni e alle iniziative legate alla gestione della pandemia.

In questo quadro inserisce subito un riferimento esplicito al presidente Giuseppe Conte, presentandolo come esempio di comportamento lineare e non elusivo: «Il Presidente Conte non ha paura di nulla». E qui Ricciardi richiama un punto che ritiene decisivo sul piano politico: quando, dice, è stata aperta un’inchiesta su quel periodo drammatico, Conte «non si è difeso dal processo, ma è andato nel processo ed è stato archiviato».

Il messaggio è chiaro: nessuna fuga, nessuna strategia difensiva costruita per sottrarsi al confronto; al contrario, disponibilità a entrare nel merito e rivendicazione di un esito (l’archiviazione) come elemento di legittimazione.

La contrapposizione con la destra: piazze e “tradimento”

La parte più politica dell’intervento arriva subito dopo, quando Ricciardi contrappone due immagini dell’Italia di allora. Da una parte, sostiene, «la parte buona dell’Italia» non era nelle piazze a fomentare. E qui richiama direttamente — attribuendole a Meloni e Salvini — parole e clima di quel periodo: «a fomentare contro un “altro tradimento”, perché queste erano le parole di Meloni e Salvini».

Dall’altra parte colloca Palazzo Chigi, che nella ricostruzione di Ricciardi diventa il luogo del tentativo di contenere un’emergenza senza precedenti: «La parte buona dell’Italia in quel momento era a Palazzo Chigi, a cercare di salvare la vita di milioni di italiani e italiane».

È su questa contrapposizione che innesta la frase più forte, quella destinata a riassumere l’intero intervento: «Fortunatamente in quel momento non c’era la Destra al governo. Altrimenti avremmo visto una catastrofe». Non un giudizio tecnico, ma politico e morale: la gestione dell’emergenza viene rivendicata come responsabilità difficile e la destra viene descritta come inadeguata se fosse stata chiamata a guidarla.

«Siamo stati i primi in Europa»: la complessità del momento

Ricciardi, nel suo discorso, insiste anche su un altro elemento: la specificità della condizione italiana all’inizio della pandemia. Richiama la premier Meloni, citandola sul punto della “complessità della realtà”, ma lo fa per ribaltare l’argomento e riportarlo alla situazione del 2020: «Meloni oggi dice di aver scoperto la complessità della realtà. Ma avete idea di cosa significasse essere i primi in Europa ad essere colpiti dal virus?».

Qui l’obiettivo non è ricostruire dettagli tecnici, ma rivendicare la difficoltà estrema di essere “i primi” a fronteggiare il virus nel continente: un passaggio usato per giustificare scelte e responsabilità assunte in un contesto che, nelle parole di Ricciardi, era inedito e drammatico.

La sfida alla maggioranza: «Stia tranquilla, risponderemo»

La parte centrale dell’intervento contiene anche un messaggio diretto alla maggioranza, con un tono che vuole essere insieme rassicurante e combattivo. Ricciardi ripete: «Noi non abbiamo paura di nulla», e aggiunge: «La maggioranza stia tranquilla: noi risponderemo con serenità, trasparenza e convinzione di aver dato tutto quello che si poteva dare al Paese nel momento più difficile».

Sono tre parole chiave che il M5S propone come propria postura: serenità, trasparenza, convinzione. E soprattutto una frase che rappresenta una rivendicazione politica complessiva: “abbiamo dato tutto quello che si poteva dare”. È la difesa della gestione dell’emergenza non come perfezione, ma come massimo possibile dentro un tempo eccezionale.

L’attacco sui media: «Non citare i giornali di Angelucci»

Ricciardi inserisce poi un affondo specifico contro l’uso che, a suo dire, la destra farebbe di alcuni strumenti mediatici. Dice: «La Destra può fare quello che vuole, ma non citare i giornali di Angelucci usati come clave e finanziati con i soldi dei cittadini».

È un passaggio che sposta la polemica dal tema sanitario al terreno politico-mediatico: l’accusa è che determinati giornali vengano branditi come strumenti di attacco (“clave”) e che, nella ricostruzione di Ricciardi, siano sostenuti da soldi pubblici. Anche qui, il tono è apertamente conflittuale: non solo una critica, ma un divieto politico (“non citare”) e una denuncia del metodo.

Il nodo dello stato di emergenza: «Meloni non voleva prolungarlo»

Nella parte finale Ricciardi chiama direttamente in causa Giorgia Meloni e la invita a esporsi in Parlamento: «Meloni venga in aula». Il motivo è esplicito: il M5S intende rimettere al centro ciò che la premier diceva allora sul Covid. Ricciardi conclude infatti con un riferimento preciso: «Le ricorderemo che parole usava lei sul covid, che neanche voleva prolungare lo stato di emergenza».

È un attacco doppio: da un lato la richiesta di confronto diretto (“venga in aula”), dall’altro il richiamo a una posizione attribuita alla leader di Fratelli d’Italia durante la pandemia, presentata come incoerente rispetto alla durezza e alla complessità della fase che l’Italia stava attraversando.

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L’intervento di Ricciardi segna un passaggio politico chiaro: il M5S sceglie di riaprire lo scontro sul Covid non solo difendendo la propria gestione, ma mettendo sotto accusa la destra sul piano della responsabilità e della coerenza. Il punto che il capogruppo costruisce è netto: Conte non si è sottratto al confronto, il Movimento rivendica trasparenza e impegno massimo, e la destra — nella sua lettura — allora alimentava tensioni e oggi prova a riscrivere quella stagione.

Con un messaggio finale che suona come avvertimento: se la maggioranza vuole usare quel capitolo come arma politica, il M5S risponderà in Aula, “con serenità”, ma senza arretrare di un millimetro.

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