La replica del Movimento 5 Stelle alle comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del prossimo Consiglio europeo si trasforma in uno degli affondi più duri della giornata parlamentare. A prendere la parola in Aula alla Camera è Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S, che punta direttamente contro la presidente del Consiglio e contro la linea del governo sui principali dossier internazionali: Ucraina, Israele, Gaza, Europa e diplomazia.
Il tono è durissimo fin dalle prime battute. Ricciardi contesta alla premier non solo le scelte politiche, ma anche la coerenza della sua postura internazionale. Meloni, nelle sue comunicazioni, aveva criticato i vertici ristretti sull’Ucraina e i cosiddetti “formati variabili”, sostenendo che procedere in questo modo produca confusione e debolezza. Il Movimento 5 Stelle ribalta l’accusa: secondo Ricciardi, il problema dei vertici ristretti non sarebbe stato avvertito dalla premier quando era lei a muoversi unilateralmente o a puntare su tavoli diplomatici giudicati fallimentari.
Lo scontro si accende così su un nodo politico centrale: il ruolo dell’Italia negli equilibri internazionali e la capacità del governo di incidere davvero nei processi negoziali. Per il M5S, la risposta è negativa. La linea di Meloni, secondo i pentastellati, non avrebbe prodotto protagonismo diplomatico, ma isolamento, subalternità e un progressivo allineamento a una logica di guerra.
Ricciardi contro Meloni: “Oggi dice che il problema sono i vertici”
Ricciardi apre il suo intervento attaccando direttamente la premier sul tema dei vertici internazionali. La presidente del Consiglio aveva criticato i tavoli ristretti tra alcuni leader europei, sostenendo la necessità di una rappresentanza più unitaria dell’Unione europea. Ma per il capogruppo M5S questa posizione sarebbe tardiva e contraddittoria.
“Oggi dice che il problema sono i vertici, ma quando unilateralmente decideva di avere un rapporto con Trump allora andava bene, quando mandava il ministro degli Esteri alla farsa del board of peace allora andava bene perché lei aveva scommesso su questo”, ha dichiarato Ricciardi in Aula.
Il riferimento è alla gestione dei dossier diplomatici e alle iniziative sostenute dal governo nei mesi precedenti. Il M5S accusa Meloni di denunciare i formati ristretti solo quando l’Italia rischia di restarne fuori, ma di non aver avuto lo stesso problema quando il governo cercava canali privilegiati con Donald Trump o quando partecipava a iniziative considerate dai pentastellati inefficaci.
La critica è politica e diplomatica: secondo il Movimento 5 Stelle, il governo non avrebbe costruito una vera strategia di pace, ma avrebbe oscillato tra propaganda, allineamento e tentativi di accreditamento personale nei consessi internazionali.
“Non vi perdoneremo mai”: l’accusa sulla guerra nelle nuove generazioni
Il passaggio più forte dell’intervento di Ricciardi riguarda il tema della guerra e del modo in cui, secondo il M5S, il governo e l’Europa stanno educando le nuove generazioni a considerare il conflitto come orizzonte permanente.
“Dopo quattro anni è tempo di bilanci e quello che non perdoneremo mai a questo governo e a questa Europa è aver introiettato la guerra nelle generazioni giovani”, ha detto il capogruppo pentastellato.
È una frase pesante, destinata a segnare il dibattito. Ricciardi contrappone la sua generazione, cresciuta in un’Europa fondata sulla libera circolazione, sul superamento dei nazionalismi e sulla possibilità di non vedere nel francese, nel tedesco o nell’altro europeo un nemico, alla generazione che oggi rischierebbe di essere abituata alla logica della contrapposizione e dello scontro.
“La mia generazione è quella che poteva muoversi liberamente, che non ha visto nel tedesco, nel francese un nemico”, ha aggiunto. Poi l’accusa: “Voi preparate una generazione che deve spersonalizzare l’altro”.
Per il M5S, il punto è culturale prima ancora che militare. La critica non riguarda soltanto l’invio di armi o le scelte diplomatiche, ma l’immaginario politico che si starebbe costruendo attorno alla guerra: un mondo diviso tra blocchi, nemici, fronti e mobilitazione permanente.
“Noi vogliamo un mondo in cui si muovano le genti e non le armi”
Ricciardi chiude quel passaggio con una frase che sintetizza la linea pentastellata sulla politica estera: “Noi vogliamo un mondo in cui si muovano le genti e non le armi, è questo il mondo che vogliamo, differente dal suo”.
È una contrapposizione netta rispetto alla linea del governo. Meloni rivendica il sostegno all’Ucraina, la pressione su Mosca, il rafforzamento della difesa e il ruolo dell’Italia nelle alleanze occidentali. Il M5S risponde mettendo al centro la pace, la diplomazia e la critica alla militarizzazione del linguaggio politico europeo.
La frase sulle “genti” e sulle “armi” ha una forte carica simbolica. Richiama l’idea originaria di un’Europa costruita per superare i conflitti, favorire la circolazione delle persone, abbattere muri e rendere impensabile una nuova guerra tra popoli. Per Ricciardi, quella promessa sarebbe stata tradita.
Il Movimento 5 Stelle prova così a intestarsi una linea pacifista e anti-militarista, accusando il governo di aver accettato troppo facilmente la logica del riarmo e della guerra come normalità.
Silvestri attacca sulla diplomazia: “Dove diavolo sta l’Italia?”
L’attacco del M5S non si ferma a Ricciardi. Anche Francesco Silvestri, capogruppo pentastellato in Commissione Esteri, interviene duramente sul dossier ucraino e sul ruolo dell’Italia nei canali diplomatici.
Silvestri richiama la notizia dei colloqui a Mosca degli ambasciatori di Francia, Gran Bretagna e Germania e si rivolge direttamente alla premier: “Presidente Meloni, dove diavolo sta la nostra diplomazia? Possibile che siamo tagliati fuori da tutto?”.
È un’accusa pesante, perché colpisce uno dei punti su cui Meloni costruisce da tempo la propria narrazione internazionale: l’Italia protagonista, rispettata, centrale nei tavoli che contano. Il M5S sostiene invece il contrario: mentre altri Paesi europei parlano con Mosca, l’Italia sarebbe fuori dai canali decisivi.
La critica di Silvestri si lega a quella di Ricciardi sui vertici ristretti. Se Meloni denuncia i tavoli limitati, dicono i pentastellati, deve anche spiegare perché l’Italia non riesce a essere presente nei luoghi in cui si discute davvero. Non basta lamentarsi dei formati variabili: bisogna avere una diplomazia capace di contare.
Gaza come spartiacque: “Ha svelato tutta l’ipocrisia”
Il secondo grande fronte della replica M5S riguarda Gaza e Israele. Ricciardi accusa Meloni e il governo di avere una linea ipocrita, soprattutto nel confronto tra il trattamento riservato alla Russia e quello riservato a Israele.
“Se ascoltiamo il discorso di Meloni sull’Ucraina di tre anni fa è uguale a quello di oggi. Forse anni fa il discorso sull’aggressore e l’aggredito poteva funzionare. Poi però è arrivata Gaza. E Gaza ha svelato tutta l’ipocrisia”, afferma il capogruppo pentastellato.
Il punto politico è chiaro: secondo il M5S, il governo applica due pesi e due misure. Con la Russia sceglie sanzioni, isolamento e pressione. Con Israele, invece, condanna alcuni eccessi verbali o singoli episodi, ma non arriva a misure politiche incisive.
Ricciardi attacca proprio questa differenza di trattamento. A suo giudizio, la tragedia di Gaza avrebbe messo a nudo la contraddizione dell’Occidente e del governo italiano: principi molto rigidi quando l’aggressore è Mosca, prudenza e distinguo quando a essere chiamato in causa è Israele.
Il caso Ben Gvir e la Flotilla
Meloni aveva definito “indegne e inaccettabili” alcune dichiarazioni del ministro israeliano Itamar Ben Gvir. Per il M5S, però, questo non basta. Anzi, secondo Ricciardi, limitarsi a condannare Ben Gvir rischia di diventare un modo per salvare politicamente il governo israeliano nel suo complesso.
“Quando lei condanna Ben Gvir, presidente, pensa di salvare il governo di Israele”, sostiene Ricciardi. Poi l’accusa si fa ancora più dura: “Il problema è che abbiamo creato le condizioni morali affinché Ben Gvir facesse quello che ha fatto agli attivisti della Flotilla, addirittura davanti alle telecamere. E allora proviamo a immaginare cosa accade quando quelle telecamere sono spente”.
È uno dei passaggi più forti dell’intervento. Il M5S collega le parole e le azioni di Ben Gvir al clima politico internazionale, sostenendo che l’assenza di una risposta forte da parte dell’Italia e dell’Europa avrebbe creato un senso di impunità.
La critica non è solo a Israele, ma anche a chi, secondo Ricciardi, avrebbe permesso a Israele di proseguire senza conseguenze adeguate. In questa lettura, il problema non sarebbe un singolo ministro estremista, ma l’intero sistema di protezione politica di cui il governo israeliano continua a godere.
“Non crediamo alla buona fede di Israele”
Il passaggio più netto arriva quando Ricciardi afferma: “Ci spiace, ma a differenza di Meloni noi non crediamo alla buonafede di Israele, di chi stermina 70 mila persone”.
È una frase durissima, che segna la distanza totale tra il Movimento 5 Stelle e il governo sul modo di leggere la guerra a Gaza. Per i pentastellati, non basta invocare prudenza, non basta chiedere attenzione ai civili, non basta condannare frasi estreme di singoli ministri. Serve una scelta politica chiara: sanzionare Israele e alzare la testa.
Ricciardi lo dice esplicitamente: “Stiamo aspettando che l’Italia alzi la testa davanti a Israele”, chiedendo sanzioni contro quelli che definisce oltraggi alla nazione e criticando il fatto che il dibattito si concentri su Ben Gvir senza arrivare a misure concrete.
Il M5S chiede dunque un cambio di passo. Non più parole, ma atti. Non più condanne isolate, ma una linea politica capace di esercitare pressione reale sul governo israeliano.
Le armi e la “premura” per i civili
Un altro punto contestato riguarda il commercio di armi con Israele. Ricciardi richiama la risposta data in passato dal governo, secondo cui il commercio sarebbe continuato con la “premura” che Israele non ne facesse uso sui civili.
Il capogruppo M5S usa questo passaggio per denunciare quella che considera una contraddizione morale e politica. Per i pentastellati, non si può continuare a mantenere rapporti militari e allo stesso tempo limitarsi ad auspicare che quelle armi non vengano usate contro la popolazione civile.
La critica si estende anche al bombardamento di Beirut. Ricciardi accusa Meloni di non condannare pienamente Israele, limitandosi a chiedere attenzione o “premura” per i civili.
È un linguaggio che il M5S considera insufficiente. Davanti a una crisi umanitaria e a migliaia di vittime, secondo i pentastellati, servirebbero parole più nette e scelte politiche più coraggiose.
L’accusa all’Europa
Nel mirino del Movimento 5 Stelle non c’è soltanto il governo italiano. C’è anche l’Europa. Ricciardi parla di un’Europa che, insieme al governo Meloni, avrebbe contribuito a introdurre la guerra nel linguaggio, nell’immaginario e nella prospettiva delle giovani generazioni.
È una critica alla linea europea degli ultimi anni, fondata sul sostegno militare a Kiev, sull’aumento della spesa per la difesa e sulla costruzione di una nuova postura geopolitica. Il M5S contesta questa direzione e la considera un tradimento dello spirito originario dell’Unione europea.
Per i pentastellati, l’Europa dovrebbe essere innanzitutto un progetto di pace. Dovrebbe favorire mediazioni, negoziati, cooperazione e disarmo. Invece, secondo Ricciardi, starebbe diventando sempre più un soggetto che prepara le proprie società alla guerra.
La replica politica a Meloni
La giornata parlamentare diventa così un confronto diretto tra due visioni opposte. Meloni parla di responsabilità, difesa, pressione su Mosca, sostegno a Kiev, stabilità regionale e libertà di navigazione. Il M5S risponde parlando di pace, diplomazia, ipocrisia occidentale, isolamento dell’Italia e doppio standard su Gaza.
Lo scontro è particolarmente duro perché non riguarda solo una misura specifica o un singolo voto parlamentare. Riguarda l’idea stessa di politica estera italiana. Per il governo, l’Italia deve stare saldamente dentro il quadro atlantico ed europeo, sostenendo gli alleati e difendendo la sicurezza. Per il M5S, questa linea rischia di trascinare il Paese dentro una logica di guerra permanente, senza una reale iniziativa di pace.
Ricciardi e Silvestri provano quindi a smontare la narrazione della premier su due fronti: da una parte l’Italia non sarebbe davvero centrale nei tavoli diplomatici; dall’altra il governo sarebbe forte con alcuni nemici e debole con altri alleati.
Un attacco destinato a pesare
Le parole del Movimento 5 Stelle sono destinate a far discutere. L’attacco a Meloni è frontale, soprattutto sul piano morale. Dire che il governo e l’Europa hanno “introiettato la guerra nelle nuove generazioni” significa accusare la maggioranza di aver modificato in profondità il modo in cui il Paese guarda al futuro.
Non è una critica tecnica, ma una condanna politica radicale. E proprio per questo il confronto potrebbe proseguire anche fuori dall’Aula, nei talk, sui social e nel dibattito pubblico.
Il M5S sembra voler marcare una posizione netta e riconoscibile: opposizione alla militarizzazione, richiesta di sanzioni a Israele, critica alla linea occidentale, denuncia dell’isolamento diplomatico italiano e centralità della pace come alternativa alla logica delle armi.
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La replica del Movimento 5 Stelle alle comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo si trasforma in un durissimo atto d’accusa contro il governo. Riccardo Ricciardi attacca la premier sui vertici ristretti, sulla relazione con Trump, sul “board of peace”, sulla guerra introiettata nelle giovani generazioni, su Gaza e su Israele. Francesco Silvestri rincara la dose, chiedendo dove sia finita la diplomazia italiana mentre gli ambasciatori di altri Paesi europei dialogano con Mosca.
Il cuore politico dello scontro è chiaro: per il M5S, Meloni parla di centralità dell’Italia ma rischia di lasciare il Paese fuori dai tavoli che contano; parla di pace ma accetta una logica di guerra; condanna Ben Gvir ma non arriva a sanzionare Israele; difende l’Ucraina con il linguaggio dell’aggredito e dell’aggressore ma, secondo i pentastellati, non usa lo stesso criterio davanti alla tragedia di Gaza.
È una frattura profonda, che racconta due idee opposte di politica estera. Da una parte il governo, saldo nel campo occidentale e atlantico. Dall’altra il Movimento 5 Stelle, che rivendica una linea pacifista, critica verso il riarmo e più dura nei confronti di Israele.
La battaglia parlamentare è appena cominciata. Ma il messaggio del M5S è già chiarissimo: sulla guerra, su Gaza e sul ruolo dell’Italia nel mondo, Conte e i suoi non intendono fare sconti a Giorgia Meloni.



















