Duro scontro politico in diretta televisiva: da una parte il giornalista Daniele De Manzoni difende l’assenza di tassazione per i colossi del web evocando la chiusura di internet, dall’altra il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi accusa il governo Meloni di sudditanza verso gli Stati Uniti e di abbandonare imprenditori e cittadini italiani di fronte alle sfide economiche globali.
la frase shock di de manzoni: “se li tassiamo ci chiudono internet”
Ha suscitato reazioni furiose e un’ondata di ironia online l’intervento del giornalista Daniele De Manzoni, che in diretta TV ha sostenuto: “Se tassiamo i miliardari del web, ci chiudono internet”. Una frase pronunciata nel tentativo di difendere la linea del governo Meloni sulle multinazionali digitali, che ha scatenato il sarcasmo e la rabbia di migliaia di utenti, giornalisti e politici. Per molti, si è trattato di un tentativo goffo di giustificare la mancata imposizione fiscale nei confronti di giganti come Google, Amazon, Meta e Apple, che continuano a generare profitti miliardari in Italia eludendo sistematicamente il fisco.
Nei commenti social, l’intervento è stato definito un “delirio”, “una difesa imbarazzante” e “un insulto all’intelligenza”. Sotto il video virale, centinaia di utenti hanno attaccato De Manzoni, accusandolo di essere più un portavoce della propaganda che un analista obiettivo.
la replica di Ricciardi (m5s): “governo senza piani, pagano solo gli italiani”
A rispondere duramente, nel corso della trasmissione “Le 4 di Sera”, è stato Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera. Il deputato ha smontato punto per punto la narrazione del governo, denunciando la totale assenza di una strategia contro la crisi internazionale innescata dai dazi americani e dalle pressioni economiche globali.
“Il governo Meloni non ha nessun piano, né A, né B, né C”, ha dichiarato Ricciardi. “Praticamente ci lasciano prendere a schiaffi in faccia. A Trump è stato detto: tranquillo, facciamo quello che vuoi. Nessuna tassa per le big tech del web, armi americane fino al 5% del Pil, gas pagato cinque volte il prezzo reale. Intanto i nostri imprenditori non possono fare né assunzioni né investimenti: vivono nell’incertezza, mentre pagano il 50% di tasse. E le aziende della Silicon Valley? Non pagheranno nemmeno un euro”.
la denuncia: “i dazi li pagano i cittadini, non meloni o tajani”
Secondo Ricciardi, le scelte del governo Meloni hanno un unico effetto certo: penalizzare i cittadini italiani. L’assenza di un’azione fiscale decisa nei confronti dei colossi del digitale, unita alla disponibilità ad acquistare armi statunitensi e gas a costi esorbitanti, porta a uno squilibrio insostenibile per le imprese italiane.
“Gli effetti dei dazi non li pagano Meloni o Tajani, ma gli italiani”, ha incalzato Ricciardi, evidenziando una delle contraddizioni centrali dell’attuale esecutivo: si predica sovranismo economico, ma si accettano passivamente condizioni imposte da Washington e dalla finanza globale. In questo contesto, tassare i giganti del web diventa una battaglia di equità fiscale e di autonomia nazionale, non un’ipotesi da esorcizzare per timore che “chiudano internet”, come suggerito da De Manzoni.
Un governo a misura di multinazionali?
L’intervento di Ricciardi punta a smascherare – secondo il M5S – l’ipocrisia di un governo che parla di “prima gli italiani”, ma che nei fatti tutela interessi stranieri e grandi gruppi economici, lasciando indietro famiglie, lavoratori e imprenditori. La denuncia è chiara: l’Italia è priva di un piano industriale nazionale, schiacciata da una subalternità politica che impedisce di negoziare da posizioni di forza su gas, difesa, tecnologia e innovazione.
Il dibattito continua: la pressione su meloni cresce
Dopo il video virale e le dichiarazioni di Ricciardi, le opposizioni chiedono che il governo risponda in Parlamento su quali siano le sue reali intenzioni in materia di dazi, tassazione dei colossi tech e protezione dell’industria italiana. Intanto, sui social e tra gli analisti economici, prende piede un interrogativo: davvero l’Italia non può permettersi di chiedere conto a chi fa miliardi sul nostro mercato senza restituire nulla? O si tratta solo di mancanza di volontà politica?
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Il duro botta e risposta tra Ricciardi e De Manzoni non è solo un episodio televisivo acceso: è lo specchio di un dibattito nazionale ormai urgente. Di fronte a uno scenario economico globale che mette sotto pressione imprese e cittadini, l’Italia appare priva di strumenti e visione, schiacciata tra sudditanza geopolitica e rinunce fiscali che favoriscono i più forti.
Le parole del giornalista, per quanto controverse, mettono in luce un nodo irrisolto: la mancanza di coraggio politico nel pretendere equità da chi opera nel nostro Paese. E mentre il governo continua a rifugiarsi in slogan, le opposizioni chiedono risposte vere, pretendendo che la tutela dei cittadini venga prima degli interessi delle multinazionali.
Il dibattito è destinato a proseguire, ma il tempo per affrontarlo con serietà sta finendo.




















