La parola che rimbalza da ore, nei post e nelle dichiarazioni del Movimento 5 Stelle, è una sola: diritto internazionale. E il bersaglio è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusata di aver cambiato radicalmente linea dopo l’operazione statunitense in Venezuela che ha terremotato la scena internazionale.
A far deflagrare la polemica è un triplo intervento “a tenaglia” del M5S:
l’affondo social di Giuseppe Conte, che ripubblica il video della Meloni “versione 2018” e parla di “servilismo verso gli Usa”;
le parole del senatore Ettore Licheri, che arriva a sostenere che Usa e Europa non sarebbero più “alleati” nel senso tradizionale;
l’allarme di Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera, che definisce l’episodio una nuova violazione delle regole globali: “ancora una volta l’Occidente sta calpestando il diritto internazionale”.
Sul fondo, una frase chiave attribuita a Palazzo Chigi e ripresa dalle agenzie: per Meloni l’intervento Usa sarebbe “legittimo” perché “difensivo”, legato a “minacce ibride” e narcotraffico.
L’innesco: la parola “legittimo” e la nota di Palazzo Chigi
Il nodo politico non è (solo) l’atteggiamento verso Maduro: è il criterio con cui si valuta un’azione militare esterna. In questi giorni, la linea attribuita al governo italiano è stata riassunta così: l’intervento militare non sarebbe “la strada” per risolvere i regimi autoritari, ma l’azione Usa sarebbe da considerare “legittima” se qualificata come difensiva contro minacce alla sicurezza nazionale, incluse quelle “ibride” legate al narcotraffico.
È proprio quel “legittimo” a far saltare il banco, perché sposta la discussione dal piano della condanna morale al piano della compatibilità con l’ordine internazionale.
L’attacco di Conte: “Dal patriottismo al servilismo più estremo”
Giuseppe Conte sceglie la via più efficace sul piano comunicativo: mettere a confronto due Meloni. Nel post, il leader M5S rilancia il video dell’intervento del 2018 in Parlamento in cui Meloni, allora all’opposizione, invitava l’Italia a difendere il diritto internazionale e a dire “no” alle azioni militari unilaterali, avvertendo del rischio di vivere nella “legge del più forte”.
Poi il colpo politico: secondo Conte, oggi quella postura sarebbe stata ribaltata. Parla apertamente di:
“giravolta”
“servilismo” verso Washington
“calpestare il diritto internazionale” e “la dignità del nostro popolo”
E pone una domanda che è anche un’accusa: com’è possibile definire “legittimo” un attacco unilaterale contro uno Stato sovrano e un presidente in carica?
Il punto più velenoso: Meloni “2018” contro Meloni “2026”
Conte insiste su un aspetto: nel 2018, Meloni parlava di interesse nazionale italiano e metteva in guardia dal disconoscere le Nazioni Unite, osservando che la “legge del più forte” può convenire a potenze nucleari, ma non a un Paese “militarmente meno attrezzato” come l’Italia.
Nel framing del M5S, la contraddizione diventa una ferita di credibilità: non un normale aggiustamento di politica estera, ma un tradimento del “sovranismo” rivendicato per anni.
E infatti Conte non attacca solo la scelta: attacca la narrazione, cioè l’identità politica che Meloni aveva costruito su autonomia e interesse nazionale.
L’allarme di Ricciardi: “Gli Usa hanno arrestato il presidente di uno Stato sovrano”
Il passaggio più “duro” sul piano delle parole arriva da Riccardo Ricciardi, intervenuto a Radio1 (secondo i lanci ripresi da più testate). Qui la polemica cambia tono: non è più solo “Meloni incoerente”, ma “Occidente fuori dalle regole”.
Ricciardi sostiene che gli Stati Uniti avrebbero “arrestato il Presidente di uno Stato sovrano” senza “alcun titolo” per farlo; aggiunge che non si tratta di difendere Maduro o Chávez, ma le regole, perché se si cercano giustificazioni “allora dobbiamo dirci che vale tutto”. E chiude con la frase che diventa titolo: “ancora una volta l’Occidente sta calpestando il diritto internazionale”.
In sostanza: per Ricciardi, qui non c’è solo una posizione politica discutibile; c’è una normalizzazione del principio che chi è più forte può agire senza cornici condivise.
Licheri: “Gli Usa non sono più nostri alleati, l’Europa è in sudditanza psicologica”
Il senatore Ettore Licheri allarga ulteriormente il campo: dal caso Venezuela passa a una lettura geopolitica complessiva. Dice che Maduro è “indifendibile” ma che Trump avrebbe dato un’altra “ammazzata” al diritto internazionale; poi attacca quella che definisce “sudditanza psicologica” dell’UE verso gli Usa, sostenendo che Washington non considererebbe più l’Europa un alleato ma un competitor.
Il ragionamento è radicale: “non esiste più un Occidente” unitario; ci sarebbero blocchi e zone di influenza in ridefinizione, con l’Europa rischiosamente passiva.
Il contraccolpo politico: quando la critica diventa “test di autonomia”
La polemica non resta nel recinto M5S perché il punto tocca un nervo scoperto: quanto margine ha davvero l’Italia nel nuovo equilibrio internazionale?
Se un governo europeo definisce “legittima” un’azione americana contestata da molti osservatori, la domanda immediata diventa: è una scelta autonoma o un allineamento automatico?
E infatti la contestazione di Conte si incunea proprio lì: “chi tutela gli interessi europei e italiani nel nuovo disordine mondiale?”.
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Al netto degli slogan, la partita che si sta giocando in queste ore è chiara:
per il governo, la chiave è “difensiva” e quindi “legittima”;
per il M5S, quella formula è il grimaldello che normalizza la “legge del più forte” e rende l’Italia più debole, non più forte.
E nel mezzo resta la questione più pesante, quella che non si risolve con un post: *se le regole internazionali valgono solo quando conviene ai potenti, quale spazio resta ai Paesi che non sono potenze?*



















