Riforma Nordio, la rivolta dei magistrati. Conte: “Avevamo avvertito”. Arriva l’associazione nazionale magistrati

L’ex premier: “Deriva autoritaria, si svuota il Parlamento”

È scontro aperto tra il governo e l’Associazione Nazionale Magistrati sul disegno di legge costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. L’Anm parla apertamente di “forzatura” e denuncia “una compressione del dibattito parlamentare” che rischia di “cambiare per sempre il volto della Costituzione”.

La decisione, presa a maggioranza dall’Assemblea del Senato su proposta della Conferenza dei Capigruppo, prevede che il ddl venga discusso in Aula a partire dall’11 giugno, anche in assenza del completamento dell’iter in Commissione. Una scelta che ha scatenato le proteste dell’opposizione e delle toghe.

Conte attacca: “Democrazia silenziata, Nordio ha superato il limite”

A farsi sentire con forza è anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che aveva più volte ammonito il governo Meloni sui rischi legati a questa riforma. “Avevamo avvertito – afferma l’ex premier –. Stanno svuotando il Parlamento, delegittimando il ruolo delle Commissioni e calpestando il principio del contraddittorio. Quello che stanno facendo con il ddl Nordio è un precedente grave: l’esecutivo impone i tempi e impedisce il confronto, mentre i cittadini vengono privati di un dibattito pubblico essenziale per una riforma di questa portata”.

Secondo Conte, la mossa del centrodestra rappresenta “una deriva autoritaria evidente” e “una prova muscolare a spese della democrazia parlamentare”.

L’Anm: “Scavalcata la funzione legislativa del Parlamento”

La reazione dell’Associazione Nazionale Magistrati non si è fatta attendere. “Siamo molto preoccupati – scrivono in una nota –. Portare in Aula un disegno di legge costituzionale senza aver concluso l’esame in Commissione è una forzatura che riduce drasticamente il dibattito e mette a rischio l’equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione”.

La riforma, proposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, prevede una netta divisione di carriera tra pm e giudici, con concorsi separati e percorsi distinti. Una trasformazione che, secondo l’Anm, “potrebbe compromettere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, oltre a intaccare le garanzie del giusto processo”.

Il governo tira dritto: “Opposizioni hanno avuto tutto il tempo”

Dal canto suo, il ministro Nordio respinge le accuse e difende la scelta del governo: “La riforma è stata già approvata alla Camera mesi fa, ora deve andare avanti. Le opposizioni hanno avuto tutto il tempo per esprimersi e ascoltare tutte le voci”.

Il viceministro Francesco Paolo Sisto ribadisce che la linea del governo sarà portata avanti “con serietà e tenacia, nel pieno rispetto dei principi costituzionali”. Il centrodestra, intanto, fa quadrato: “Nessuna imposizione, solo la volontà di evitare che il Parlamento venga paralizzato da ostruzionismi”.

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Tensione in Aula: “Democrazia silenziata”

Durante la seduta, i senatori del Movimento 5 Stelle hanno esposto cartelli con la scritta “Democrazia silenziata”, mentre il Pd ha accusato il centrodestra di aver tradito l’accordo con il presidente del Senato La Russa, che aveva proposto un calendario condiviso anche per il ddl sul fine vita.

Proprio su quest’ultimo punto, una nuova frattura si è aperta: il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha ottenuto lo slittamento della discussione sul fine vita al 15 luglio, generando ulteriori tensioni tra le forze di opposizione. Francesco Boccia (Pd) ha parlato di “mercimonio parlamentare”, mentre Azione e Avs hanno parlato di “prove tecniche di autoritarismo”.

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