Roma, 6 novembre 2025 –
Alta tensione durante l’audizione di Sigfrido Ranucci in Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Il conduttore di Report, convocato per riferire sul caso legato alla diffida del Garante della Privacy e sulle polemiche politiche seguite alle sue inchieste, si è trovato al centro di uno scontro verbale acceso con il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia).
Mentre il giornalista cercava di rispondere alle domande sui contenuti delle ultime puntate del programma, Gasparri lo ha interrotto più volte, replicando a ogni frase con toni polemici. Ne è nata una scena di forte tensione istituzionale, con voci sovrapposte, proteste e richiami all’ordine.
Gasparri interrompe Ranucci: “Sta facendo politica con i soldi del canone”
Il senatore Gasparri ha attaccato Ranucci sostenendo che Report “fa politica con i soldi dei cittadini” e “usa il servizio pubblico come strumento di opposizione”. Il giornalista ha cercato di replicare punto per punto, ma è stato più volte interrotto dal parlamentare, che incalzava:
“Lei non risponde alle domande, sta facendo propaganda. Qui siamo in Parlamento, non a Report.”
Ranucci, visibilmente infastidito ma mantenendo un tono fermo, ha ribattuto:
“Io rispondo con i fatti e con il giornalismo. Non con le urla. Tutto quello che abbiamo mandato in onda è documentato e verificabile. Se qualcuno vuole smentire, lo faccia con le prove, non con le interruzioni.”
Le parole del conduttore hanno scatenato nuove reazioni da parte di Gasparri, che ha continuato a ribattere anche mentre il giornalista tentava di riprendere la parola.
Ranucci: “Quella bomba non era solo per me, ma per il nostro lavoro”
Nel corso dell’audizione, Ranucci ha ricordato anche l’attentato subito il 9 ottobre, quando un ordigno è esploso davanti alla sua abitazione e a quella di sua figlia.
“Quella bomba non era solo diretta a me, ma al tipo di lavoro che la mia squadra ha fatto in questi anni,” ha detto il giornalista. “Abbiamo continuato a lavorare con coraggio e con lo spirito del servizio pubblico, nonostante tutto.”
Proprio su questo punto Gasparri lo ha interrotto ancora, accusandolo di “drammatizzare per fare la vittima”.
Ranucci ha replicato secco:
“Non mi considero una vittima, ma un giornalista che fa il suo mestiere. Chi attacca il diritto all’informazione attacca la democrazia.”
Un confronto simbolo della tensione tra politica e informazione
Lo scontro tra Gasparri e Ranucci ha sintetizzato in pochi minuti l’intero clima di frizione crescente tra il potere politico e il giornalismo d’inchiesta.
Il conduttore di Report è diventato negli ultimi mesi bersaglio di critiche da parte della maggioranza, dopo le sue inchieste su Arianna Meloni, Agostino Ghiglia e i rapporti tra esponenti politici e il Garante della Privacy.
Per i sostenitori del governo, Report avrebbe “oltrepassato il limite” entrando nel terreno della politica; per Ranucci, invece, si tratta semplicemente di fare giornalismo di interesse pubblico:
“Noi accendiamo luci dove altri vogliono spegnere i riflettori. È questo il senso del servizio pubblico.”
La scena che racconta un Paese diviso
Il duello verbale tra il senatore Gasparri e Ranucci non è solo un episodio di cronaca parlamentare, ma il simbolo di un confronto sempre più acceso sul ruolo dell’informazione in Italia.
Da un lato c’è una politica che accusa i giornalisti di “faziosità”; dall’altro c’è chi rivendica il diritto – e il dovere – di raccontare ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto.
La scena in Commissione Vigilanza, con un giornalista interrotto a ogni parola e un parlamentare che tenta di sovrastarlo, è destinata a rimanere come una fotografia plastica delle tensioni tra politica e stampa nel Paese.
Come ha concluso lo stesso Ranucci lasciando la sala:
“Io non ho mai avuto paura delle domande, ma chi teme le risposte non vuole libertà d’informazione. E questo è molto più grave di qualsiasi attacco personale.”
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In conclusione, l’audizione sul caso Report è scivolata dai contenuti alle contrapposizioni personali: le interruzioni e gli scambi a voce alta hanno oscurato le risposte attese sulla diffida del Garante e sui criteri editoriali del programma. Il botta e risposta tra Gasparri e Ranucci ha trasformato un confronto istituzionale in un processo alle intenzioni, senza chiarire ciò che conta davvero: fatti, documenti, responsabilità.
Se la Vigilanza vuole tutelare il servizio pubblico, deve riportare il dibattito su regole e prove: tempi di parola certi, contestazioni circostanziate, riscontri verificabili. Il richiamo di Ranucci all’attentato subito ricorda quanto sia delicato il terreno: alle minacce e alle accuse si risponde con trasparenza, non con le urla. È da qui che occorre ripartire, separando la critica legittima dalla delegittimazione, per restituire al Paese un confronto serio sulla libertà d’informazione e sul ruolo della Rai.



















