La proclamazione ufficiale di Roberto Fico a presidente della Regione Campania, prevista per il 9 dicembre, è solo l’inizio del nuovo ciclo politico a Palazzo Santa Lucia. Ma mentre l’agenda del neo-governatore si prepara a riempirsi di incontri, dossier e primi atti, la vera partita si gioca dietro le quinte: la composizione della giunta.
E qui, più che un complicato puzzle, sembra di assistere a un assedio silenzioso, fatto di pressioni, lettere “ispirate”, correnti interne e nomi ingombranti.
L’accelerata di Fico e le prime irritazioni: “troppe pressioni sulla giunta”
Fico vuole chiudere la squadra di governo in tempi rapidi: sa che i primi giorni dopo la proclamazione sono decisivi per dare un segnale di discontinuità rispetto all’era De Luca, ma anche di stabilità verso cittadini, categorie e amministratori locali.
Eppure, secondo quanto trapela, l’ex presidente della Camera avrebbe già manifestato un certo disappunto per le pressioni che gli stanno piovendo addosso da più fronti.
Non solo normali “segnalazioni politiche”: ma vere e proprie campagne organizzate a sostegno di questo o quell’assessore, come nel caso più clamoroso di queste ore.
Il caso Fortini: la lettera dei 275 presidi e l’irritazione del nuovo presidente
Il primo nodo esplosivo riguarda Lucia Fortini, assessora uscente alla Scuola e figura storicamente vicina a Vincenzo De Luca.
In suo favore è partita una lettera firmata da 275 dirigenti scolastici della Campania, schierati apertamente per una sua riconferma. Una mossa che, nelle intenzioni dei promotori, doveva mettere sul tavolo il consenso costruito dall’assessora nel mondo dell’istruzione.
In realtà, nei corridoi di Palazzo Santa Lucia, questa iniziativa è stata letta come tutt’altro che neutrale:
un atto di pressione plateale sul nuovo presidente;
un modo per blindare una figura espressione del vecchio sistema di potere deluchiano;
un messaggio implicito: “Fortini non si tocca”.
Fico, però, non sembra aver gradito. La lettera viene giudicata “inopportuna” e finisce per trasformarsi in un boomerang politico: anziché rafforzare il profilo dell’assessora, alimenta la percezione di una candidatura spinta più dai potentati che da una valutazione autonoma sulla futura linea di governo.
A complicare ulteriormente il quadro, il fatto che Fortini non abbia un rapporto idilliaco con Mario Casillo, big del Pd campano e vicepresidente in pectore. Un’ulteriore crepa tra mondi politici che dovranno, almeno sulla carta, provare a convivere nella stessa maggioranza.
“A testa alta”, Bonavitacola e Cinque: il fronte deluchiano che non vuole uscire di scena
Il secondo fronte di frizione riguarda il mondo che fa capo direttamente a Vincenzo De Luca e alla sua lista “A testa alta”.
Il governatore uscente vuole mantenere un presidio forte nella nuova giunta e punta apertamente su due nomi:
Fulvio Bonavitacola, suo storico uomo-ombra e vicepresidente per dieci anni;
Ettore Cinque, assessore uscente al Bilancio, figura tecnica ma politicamente molto riconosciuta.
Su Bonavitacola, però, Fico ha già detto no: dieci anni di governo sono stati considerati più che sufficienti e il segnale di discontinuità non può prescindere dall’azzeramento dei ruoli simbolici dell’era deluchiana.
Su Cinque, invece, la partita è ancora aperta: il Bilancio è un assessorato strategico, e la continuità tecnica potrebbe essere considerata utile in una fase delicata per i conti regionali. Da qui la formula: “Su Ettore Cinque si tratta”.
In ogni caso, “A testa alta” avrà il suo spazio in giunta, forse addirittura uno o due assessori, visto il peso elettorale espresso e i quattro consiglieri portati in Consiglio regionale. Ma il messaggio di Fico sembra chiaro: nessun ritorno alla fotocopia dell’esecutivo precedente.
Il nodo Cuomo: il Pd spinge, Fico frena
Se il capitolo Fortini racconta lo strappo con il deluchismo, il dossier Enzo Cuomo mette in luce le tensioni con il Partito Democratico.
Cuomo, sindaco di Portici ed ex senatore, è un nome pesante dell’area dem. L’area Schlein, in Campania articolata nella componente che fa riferimento a Marco Sarracino, spinge con forza per il suo ingresso in giunta.
Motivi:
liberare spazio in vista delle Politiche 2027 (un’uscita di Cuomo dalla scena amministrativa campana aprirebbe nuovi equilibri in vista delle candidature parlamentari);
“premiare” il contributo elettorale sul territorio, in particolare l’appoggio garantito al Pd nella provincia di Napoli;
valorizzare il ruolo che Cuomo ha avuto nel sostegno a Francesca Amirante, capolista dem poi eletta.
Ma qui arriva il muro del presidente: dopo aver già accettato la centralità di Casillo, Fico sarebbe restìo a imbarcare anche Cuomo in giunta.
La sua preoccupazione è politica e di prospettiva:
due figure così forti – Casillo e Cuomo – rischierebbero di condizionare pesantemente l’azione di governo fino al 2027;
entrambi hanno un orizzonte naturale nazionale: il Parlamento;
l’idea che possano usare la Regione come trampolino per Roma, abbandonando la giunta a fine legislatura, non entusiasma il presidente.
In sostanza: Fico teme di ritrovarsi, entro pochi anni, con una giunta svuotata dai suoi pezzi più pesanti, costretto a rincorrere equilibri interni al Pd e al centrosinistra piuttosto che governare con una squadra stabile.
Una giunta “tutta politica”: stop ai consiglieri, no ai trombati e niente esterni
In questo scenario, si va consolidando una linea generale che il presidente eletto pare intenzionato a difendere:
Stop ai consiglieri regionali in giunta: chi è stato eletto in Consiglio dovrebbe restare lì, evitando l’ennesimo gioco di incastri tra sedia consiliare e assessorato.
Stop anche ai candidati trombati: niente premi di consolazione per chi non ce l’ha fatta alle urne.
Giunta tutta politica, ma niente esterni di facciata: le deleghe dovrebbero essere affidate a figure con un radicamento chiaro nei partiti e nelle liste della coalizione, evitando tecnici calati dall’alto senza responsabilità elettiva o almeno politica.
Sanità in mano al presidente: uno dei messaggi più forti è la volontà di tenere nelle mani di Fico il dossier sanitario, evitando di trasformare l’assessorato in un feudo di corrente.
Dentro questo schema devono trovare collocazione forze come Verdi/AVS, l’area centrista di Mastella, i socialisti e gli altri pezzi della coalizione. Ma il margine è ristretto e ogni casella rischia di aprire un caso.
Roma chiama: Fico tra Atreju, Conte e i vertici del Pd
Mentre a Napoli si combatte per entrare o restare in giunta, Fico si prepara a una giornata romana che racconta bene le sue future acrobazie politiche.
Giovedì il presidente sarà a Roma con una doppia agenda:
1. In mattinata, possibile incontro con i vertici del Partito Democratico e con il presidente del M5s Giuseppe Conte. Un passaggio fondamentale per definire l’asse politico nazionale che sosterrà – o condizionerà – la sua esperienza campana.
2. Nel pomeriggio, partecipazione ad “Atreju”, l’evento di Fratelli d’Italia ai giardini di Castel Sant’Angelo.
Proprio quest’ultima scelta ha fatto storcere il naso a più di un militante e dirigente della sinistra napoletana: vedere l’ex presidente della Camera, simbolo di un M5s di opposizione dura al governo Meloni, prendere parte alla kermesse del partito di Giorgia Meloni non è per tutti digeribile.
Ma il tema del dibattito a cui Fico parteciperà non è neutro: i fondi di coesione, gli stessi che avevano portato al durissimo scontro tra il governo Meloni e il suo predecessore De Luca. L’invito, e la scelta di accettarlo, non sono casuali: Fico vuole sedersi a quel tavolo come nuovo interlocutore istituzionale del Sud, in un confronto diretto con il governo.
A rendere il quadro ancora più simbolico, il fatto che ad Atreju sia atteso anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, in qualità di presidente ANCI. Un Sud che tratta con Palazzo Chigi, ma in una cornice politica chiaramente marcata FdI.
Il centrodestra dopo la sconfitta: ferite aperte e posti da spartire
Mentre il centrosinistra si divide sulla giunta Fico, il centrodestra campano lecca le ferite di una sconfitta sonora.
Dopo lo “sganassone” elettorale – definizione che circola senza troppi giri di parole – i vertici della coalizione si riuniscono a Roma, non a Napoli.
Qualche punto fermo:
Edmondo Cirielli, candidato presidente sconfitto, ha ripreso immediatamente il suo posto da viceministro.
Per non dare l’idea di una fuga dalla Campania, resterà inizialmente in Consiglio regionale come capo dell’opposizione.
Prima o poi, però, dovrà scegliere: Parlamento o Regione, essendo le due cariche incompatibili. È scontato che opterà per il Parlamento.
Gennaro Sangiuliano resta dove sta, al ministero della Cultura. Il suo nome continua a circolare per il futuro: o un “sacrificio” da candidato sindaco di Napoli, o un ruolo di primo piano alle prossime Politiche.
Intanto, i segretari regionali di:
Fratelli d’Italia (Antonio Iannone),
Forza Italia (Fulvio Martusciello),
Lega (Gianpiero Zinzi),
devono mettere mano alla spartizione interna dei ruoli d’aula: presidenze di commissione, vicepresidenze, capigruppo.
Per ora, una sola casella è chiusa: il capogruppo di Forza Italia sarà Massimo Pelliccia, ex sindaco di Casalnuovo.
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Una giunta Fico tra aspettative, veti e il rischio di logoramento precoce
La nascita della giunta Fico, insomma, non è una tranquilla passeggiata istituzionale, ma l’atto fondativo di un delicatissimo equilibrio politico:
da un lato, la richiesta di discontinuità rispetto al modello De Luca;
dall’altro, la necessità di non spaccare la coalizione, in un contesto in cui Pd, M5s, liste civiche e sinistra devono restare uniti almeno fino al 2027.
I dossier più esplosivi – Fortini, Cuomo, Bonavitacola/Cinque – raccontano la difficoltà di Fico di non farsi dettare la linea dalle correnti, mantenendo però coesa la maggioranza.
Ogni scelta sarà un messaggio:
una conferma, una riconferma o un’esclusione non varranno solo per l’equilibrio interno, ma diranno molto del tipo di Regione che Fico vuole costruire;
la gestione diretta della Sanità, il rifiuto dei trombati, il limite ai consiglieri-assessori andranno verificati alla prova dei fatti;
il rapporto con Roma – tra Pd nazionale, M5s e governo Meloni – sarà decisivo per capire quanto margine avrà il presidente nel difendere le sue scelte.
Per ora, una cosa è certa:
la giunta Fico non è ancora nata, ma c’è già chi si sta opponendo, dentro e fuori il palazzo.
E il vero shock non sta tanto nei nomi, quanto nel fatto che la battaglia sul futuro della Campania sia cominciata prima ancora che il nuovo governo regionale veda ufficialmente la luce.



















