Roberto Scarpinato fa tremare il Senato contro la riforma Nordio e Meloni – IL VIDEO EPICO

Una dichiarazione di voto infuocata

Roma, 22 luglio 2025 – Con parole durissime, il senatore del Movimento 5 Stelle ed ex procuratore generale della Cassazione, Roberto Scarpinato, ha motivato il suo voto contrario alla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni, e in particolare al disegno di legge che introduce la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Intervenendo in aula durante la dichiarazione di voto, Scarpinato ha parlato di “un regolamento di conti della casta dei potenti contro la magistratura” e di “un’impostura politica”.

> “È uno stravolgimento dell’ordinamento giudiziario previsto dalla Costituzione. Si spaccia per interesse generale quello che è in realtà solo l’interesse di questa maggioranza di governo”, ha affermato senza mezzi termini.

“Un attacco storico all’equilibrio tra poteri”

Scarpinato ha voluto collocare la riforma in una prospettiva storica, ricordando come prima della Costituzione del 1948 la magistratura fosse pienamente subordinata al potere politico, come accadeva durante i regimi monarchico e fascista.

> “La Carta del 1948 introdusse una cesura netta e necessaria, sancendo l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario. Questa riforma, invece, è un passo indietro grave, un ritorno a un modello autoritario e pericoloso”.

 

Per il senatore M5S, il vero scopo della legge non è migliorare il sistema giustizia, ma ridurre l’autonomia della magistratura inquirente e rendere più difficile il contrasto alla corruzione e alle collusioni politico-mafiose.

“La magistratura ha disturbato il potere”

Secondo Scarpinato, l’intero impianto della riforma sarebbe motivato da “ragioni inconfessabili”:

> “La progressiva perdita di controllo sulla magistratura da parte dei poteri forti è diventata un fattore destabilizzante per il sistema. Troppe indagini hanno fatto emergere la struttura occulta del potere italiano, fatto anche di pratiche illegali e collusioni.”

 

Il riferimento è alle numerose inchieste che negli ultimi decenni hanno colpito esponenti del centrodestra, da Tangentopoli in poi, fino ai processi a Silvio Berlusconi e ai più recenti filoni giudiziari che coinvolgono ambienti imprenditoriali e politici.

“Dietro la riforma, la vendetta dei condannati”

Scarpinato ha poi puntato il dito contro la narrazione portata avanti dalla destra, secondo cui alcuni procedimenti giudiziari avrebbero avuto origine da un presunto “complotto delle correnti” all’interno della magistratura. Una visione che il senatore liquida come pretestuosa:

> “Secondo loro, decine di sentenze sarebbero il frutto di un complotto orchestrato da magistrati politicizzati. Ma la realtà è che la magistratura ha solo fatto il suo dovere. Questo disegno di legge è la vendetta di una parte politica che non ha mai accettato i suoi guai giudiziari.”

“Difendere la magistratura è difendere la democrazia”

In chiusura del suo intervento, Scarpinato ha rivolto un appello al Parlamento e ai cittadini:

> “Dichiaro il mio voto contrario in nome di tutti i cittadini consapevoli che la difesa dell’indipendenza della magistratura è l’ultimo baluardo che ci resta per non consegnare il Paese a una politica corrotta, sottomessa alle lobby e connivente con le mafie.”

 

Parole forti, che segnano uno degli interventi più radicali contro la riforma Meloni-Nordio, destinato a diventare un punto di riferimento per quella parte del fronte progressista che vede nella separazione delle carriere una minaccia alla tenuta democratica del Paese.

Il contesto: un Parlamento diviso, un referendum all’orizzonte

Il ddl Meloni-Nordio, approvato oggi in seconda lettura dal Senato, rappresenta uno dei pilastri della riforma della giustizia promossa dal governo. Il testo, che prevede l’introduzione di una separazione netta tra giudici e pm, sarà sottoposto a un secondo voto confermativo in autunno e, infine, a referendum popolare nella primavera 2026.

Le opposizioni – Pd, M5S, Verdi-Sinistra e +Europa – hanno annunciato battaglia in aula e nel Paese. E l’intervento di Scarpinato è destinato a diventare un manifesto di opposizione dentro e fuori le istituzioni.

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L’intervento di Roberto Scarpinato segna uno spartiacque nel dibattito politico e istituzionale sulla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni. Con toni accesi e una narrazione che intreccia diritto, storia e memoria democratica, l’ex magistrato mette in guardia il Paese su quello che definisce un “passaggio autoritario travestito da riforma”. La sua voce si unisce a quella di una parte consistente del fronte progressista che vede nella separazione delle carriere non un miglioramento del sistema, ma un tentativo di piegare la magistratura al potere politico.

Con il referendum ormai alle porte, il voto del Senato non chiude il confronto: lo sposta, semmai, al cuore della società italiana. Saranno i cittadini, nella primavera del 2026, a decidere se difendere l’attuale assetto costituzionale o assecondare la svolta proposta dal governo. Ma le parole di Scarpinato, forti e cariche di significato simbolico, sono destinate a restare come uno dei più chiari avvertimenti su ciò che è davvero in gioco: l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la tenuta della democrazia.

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