Nuovo affondo di Alessandro Di Battista, che con un video e dichiarazioni diffuse sui social torna a incendiare il dibattito politico attorno al caso Rogoredo. L’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle accusa esponenti del governo e parte dell’informazione di aver “strumentalizzato qualsiasi fatto di cronaca” per colpire la magistratura in vista del referendum sulla giustizia, indicando proprio l’episodio milanese come uno dei simboli di questa strategia.
Parole durissime, che aprono un nuovo fronte polemico tra opposizioni e maggioranza su sicurezza, ruolo delle procure e clima politico che accompagna la consultazione referendaria.
Il caso Rogoredo al centro della polemica
Al centro della controversia c’è il fatto di sangue avvenuto a Rogoredo, dove un’operazione di polizia si è conclusa con la morte di una persona e l’apertura di un’indagine nei confronti di un agente. Sin dalle prime ore successive all’episodio, il caso è entrato nel dibattito politico nazionale, con interpretazioni divergenti sulla dinamica e sulla decisione della magistratura di procedere con un’iscrizione per omicidio volontario.
Una scelta tecnica tipica delle indagini preliminari, ma che ha immediatamente generato scontro politico, trasformando il caso giudiziario in terreno di confronto tra chi difende l’operato degli agenti e chi richiama la necessità di verifiche indipendenti.
Le posizioni della maggioranza: “Difesa legittima, polemiche ingenerose”
Tra le voci più nette a sostegno dell’agente si è espresso il vicepremier Matteo Salvini, che ha parlato di un poliziotto impegnato a difendere se stesso e i colleghi durante un intervento contro lo spaccio. Secondo Salvini, l’indagine per omicidio volontario apparirebbe “ingenerosa”, soprattutto considerando il contesto operativo e il peso psicologico di un episodio in cui un agente è costretto a sparare.
Sulla stessa linea il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, che ha sottolineato come l’operazione fosse finalizzata al contrasto dello spaccio e dell’immigrazione irregolare e ha criticato l’estensione delle indagini anche ad altri agenti presenti sul posto. Per Bignami, il caso dimostrerebbe la necessità di una riforma della giustizia e di maggiori tutele per le forze dell’ordine.
Anche l’eurodeputata Silvia Sardone ha ribadito pubblicamente la propria solidarietà al poliziotto, sostenendo che gli elementi emersi indicherebbero una reazione obbligata a una minaccia e auspicando una rapida archiviazione.
L’affondo di Di Battista: “Strategia per delegittimare la magistratura”
È su questo scenario che si inserisce la contro-narrazione di Di Battista, che nel suo intervento ha accusato esponenti politici e commentatori di aver costruito una vera e propria operazione comunicativa attorno al caso.
Secondo l’ex deputato, la vicenda sarebbe stata utilizzata per sostenere una campagna di delegittimazione della magistratura e per alimentare consenso in vista del referendum. Parlando del dibattito pubblico, Di Battista ha definito l’operazione “marketing politico” e ha sostenuto che la Procura di Milano avrebbe “resistito alle pressioni politiche” proseguendo l’indagine.
Il tono dell’intervento è stato particolarmente duro, con accuse dirette alla classe politica di aver anticipato giudizi e costruito una narrazione utile al confronto referendario.
Referendum, sicurezza e giustizia: un clima sempre più polarizzato
Lo scontro sul caso Rogoredo riflette un clima politico già fortemente polarizzato attorno ai temi della giustizia e della sicurezza. Da un lato la maggioranza insiste sulla necessità di proteggere gli agenti e riformare un sistema giudiziario ritenuto troppo invasivo; dall’altro, opposizioni e parte del dibattito pubblico rivendicano il ruolo delle procure come garanzia di legalità e indipendenza.
In questo contesto, episodi di cronaca diventano inevitabilmente simbolici e si caricano di significati politici più ampi, contribuendo a rafforzare narrazioni contrapposte.
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VIDEO:
Il confronto tra le dichiarazioni della maggioranza e l’intervento di Di Battista mostra come il caso Rogoredo sia ormai molto più di una vicenda giudiziaria. È diventato una cartina di tornasole del conflitto tra visioni diverse dello Stato, del ruolo delle forze dell’ordine e dell’autonomia della magistratura.
Mentre le indagini proseguono e la ricostruzione definitiva dei fatti resta affidata alla giustizia, il dibattito politico continua ad alimentarsi, segno di una campagna referendaria che si annuncia sempre più combattuta e di un tema – quello dell’equilibrio tra sicurezza e garanzie – destinato a restare al centro dello scontro pubblico ancora a lungo.



















