Oltre cento manifestanti in piazza Italia mentre il ministro delle Infrastrutture incontra le istituzioni. Dure critiche al progetto del Ponte sullo Stretto: “Devasta il territorio e ignora i pareri ambientali”. Le opposizioni: “Altro che sviluppo, è propaganda”.
Un’accoglienza tutt’altro che trionfale quella riservata a Matteo Salvini nella sua visita a Reggio Calabria, prima tappa del tour che il ministero delle Infrastrutture ha definito “antimafia” e che intende promuovere l’avvio dei cantieri del Ponte sullo Stretto di Messina. Ad attenderlo in piazza Italia, davanti alla Prefettura, non solo i rappresentanti istituzionali, ma anche un centinaio di manifestanti, scesi in piazza per ribadire il loro “No al Ponte”.
Il sit-in è stato promosso da una rete ampia e trasversale di soggetti: associazioni ambientaliste, comitati locali, movimenti civici, organizzazioni sindacali e partiti politici che da tempo denunciano le criticità del progetto, giudicandolo un’opera insostenibile sotto il profilo ambientale, economico e sociale.
La manifestazione, animata ma pacifica, si è svolta sotto il controllo delle forze dell’ordine. Striscioni, tamburi, cori e volantini informativi hanno trasformato il centro cittadino in un vero e proprio spazio di controinformazione popolare. I manifestanti parlano chiaro: il progetto del Ponte non solo non risponde ai bisogni del Sud, ma rischia di accentuare le disuguaglianze, drenando risorse fondamentali dai Fondi di coesione e sviluppo.
A farsi sentire con forza è stata anche la CGIL Calabria, che in una nota congiunta con il Comitato per il Sì ai 5 Referendum ha espresso il proprio rifiuto a partecipare a quello che definisce un teatrino propagandistico:
“Non siamo disponibili a partecipare a passerelle, finte riunioni o ad ascoltare dichiarazioni vuote dal chiaro sapore propagandistico”.
Un messaggio che si fa eco anche tra le voci in piazza. «Salvini viene a parlare di sviluppo, ma nel frattempo – denuncia una manifestante del Movimento No Ponte – si spostano oltre 1,6 miliardi di euro dai fondi per la sanità, la scuola, le infrastrutture locali. È uno scippo ai danni del Sud, non un investimento».
Tra i temi più sentiti anche la valutazione negativa di impatto ambientale già espressa nelle prime fasi dell’iter, su cui però – accusano i manifestanti – il governo avrebbe deciso di tirare dritto, classificando l’opera come “di alto interesse militare” per bypassare controlli e autorizzazioni europee. Una scelta giudicata “gravissima” da molte realtà ambientaliste, che parlano di una forzatura politica senza precedenti.
La questione più delicata resta però quella delle infiltrazioni mafiose. Mentre Salvini rassicura i media sull’impegno “antimafia” del progetto, la realtà – sottolineano i comitati – è ben diversa. Le indagini in corso da parte di cinque procure distrettuali (Reggio Calabria, Messina, Catania, Catanzaro e Milano) hanno acceso i riflettori sui subappalti, sugli espropri e sul rischio concreto che le opere finiscano nel mirino delle cosche. La recente segnalazione del deputato Angelo Bonelli (AVS), secondo cui tra i proprietari dei terreni da espropriare figurerebbero anche eredi di boss mafiosi, ha rafforzato la mobilitazione.
“Il Ponte nasce già sotto il segno dell’opacità – afferma un attivista – e l’assenza di un protocollo di legalità operativo, promesso già nel 2024 e mai attuato, conferma tutte le nostre preoccupazioni”.
All’interno della Prefettura, intanto, Salvini incontrava la prefetta Clara Vaccaro, il procuratore Giuseppe Lombardo e i sindaci di Reggio Calabria e Villa San Giovanni. In conferenza stampa, ha annunciato l’avvio dei cantieri già nei mesi estivi, parlando di “una svolta per l’intero Mezzogiorno”.
Ma fuori dal palazzo, la narrazione è opposta. “È una grande illusione – risponde un rappresentante del Comitato La Strada – si parla di futuro, ma nel presente mancano gli ospedali, le ferrovie regionali, le infrastrutture di base. Questo Ponte serve solo alla propaganda politica”.
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Il tour di Salvini è proseguito a Messina, ma il clima è tutt’altro che disteso. In Sicilia, come in Calabria, le piazze sembrano più che mai intenzionate a farsi sentire. E mentre il governo accelera, promettendo lavoro e sviluppo, cresce il fronte di chi chiede più ascolto, più trasparenza e un vero rispetto del territorio.
Il ponte divide ancora prima di esistere. E su entrambe le sponde dello Stretto, il dissenso – come dimostra la giornata di Reggio Calabria – non è più marginale. È strutturato, informato e deciso a non arretrare.
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