Dopo la pesante sconfitta della Lega alle regionali in Toscana, esplode la tensione interna nel partito di Matteo Salvini.
Tra accuse incrociate, malumori territoriali e prese di posizione sempre più esplicite, si apre una vera e propria resa dei conti nel Carroccio, con Luca Zaia, Massimo Garavaglia e Riccardo Molinari che prendono le distanze dalla linea imposta dal segretario e dal vicesegretario Roberto Vannacci.
Zaia rompe il silenzio: “Se sono un problema, lo diventerò davvero”
Il presidente del Veneto, Luca Zaia, non usa giri di parole. A margine di un evento a Treviso, il governatore ha espresso tutta la sua irritazione per la gestione delle candidature in vista delle prossime regionali:
“Trovo strano – e lo confermo – che un governatore uscente con oltre il 70% del consenso tra i veneti si veda prima negata la ricandidatura, poi negata la lista civica che avrebbe portato consenso al centrodestra, e infine negata la possibilità di mettere il proprio nome sul simbolo. Ne prendo atto. Se sono un problema, vedrò di farlo creare veramente questo problema. Poi vedremo come.”
Parole che suonano come un avvertimento diretto a Salvini, a poche ore dall’evento di lancio della campagna elettorale a Padova del candidato ufficiale del centrodestra, Alberto Stefani, dove è atteso lo stesso leader della Lega.
“Ci saranno tremila persone – ha aggiunto Zaia – si va avanti”.
Una frase che, nel contesto, sembra indicare che la partita veneta è tutt’altro che chiusa.
Molinari: “La Lega ha sbagliato messaggio. Vannacci non rappresenta gli elettori”
A Roma, il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari parla apertamente di errore strategico nella campagna toscana.
“Alle elezioni regionali in Toscana non è andata bene, evidentemente. Ma dagli errori si impara. L’errore è che la Lega è forte e vincente quando parla di autonomia, federalismo e territorio, valorizzando gli amministratori locali.
Invece, si è lanciato un messaggio politico troppo ideologico e divisivo, che non è il messaggio della Lega.”
Molinari fa riferimento esplicito al generale Roberto Vannacci, candidato del centrodestra sconfitto da Eugenio Giani:
“La Lega ha sempre preso voti da destra, sinistra e centro perché è post ideologica. Se si fa meno della media nazionale, vuol dire che buona parte degli elettori non si è riconosciuta in quel messaggio. Non commettiamo più questo errore.”
Un messaggio chiarissimo, che suona come un atto d’accusa politico nei confronti della gestione Salvini-Vannacci.
Garavaglia: “Risultato penoso. La Lega è quella di Giorgetti e Zaia, non triste e arrabbiata”
Durissimo anche l’ex ministro Massimo Garavaglia, oggi senatore e figura di riferimento dell’ala governista e pragmatica del partito.
A Sky TG24 ha parlato senza mezzi termini:
“Il risultato ottenuto in Toscana ci fa proprio pena. Non mi riconosco in una Lega triste e arrabbiata. La Lega è altro: è il buon governo di Giorgetti, il buon governo di Zaia, è l’idea di libertà e sviluppo che trova nell’autonomia dei territori la chiave.
Questa è la Lega, non quella che viene dipinta e non quella che pensa di rappresentare chi parla solo per slogan.”
Garavaglia ha poi lanciato una frecciata diretta a Vannacci:
> “Se uno entra dalla porta, rispetti le regole di chi c’è dentro la porta. Non si può arrivare da fuori e cambiare la nostra identità.”
E infine un monito in vista delle elezioni in Veneto:
> “Non possiamo stare dentro un 4% che ci sta strettissimo. Dobbiamo tornare alla nostra missione originaria: autonomia e buon governo.”
Crisi di identità e resa dei conti nel Carroccio
Il caso toscano ha messo in evidenza una frattura profonda tra l’anima “istituzionale” del partito – quella che fa capo a Zaia, Giorgetti, Fedriga e Garavaglia – e l’asse salviniano, che negli ultimi mesi ha puntato tutto sul profilo populista e identitario di Vannacci.
Il flop elettorale ha però aperto una riflessione: la Lega del Nord produttivo e amministrativo non sembra riconoscersi nella Lega dell’ideologia e dei proclami.
E ora, con il Veneto al voto nel 2026, il rischio di una spaccatura definitiva è concreto.
Zaia, con la sua frase minacciosa – “Se sono un problema, lo diventerò davvero” – sembra pronto a sfidare il vertice.
E Molinari e Garavaglia, pur con toni diversi, si sono schierati dalla stessa parte: quella di chi chiede un ritorno alle origini e una rifondazione politica.
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Conclusione
La disfatta toscana potrebbe essere ricordata come l’inizio del redde rationem per la Lega di Salvini.
Tra un governatore in rivolta, un gruppo dirigente diviso e un elettorato smarrito, il partito si trova di fronte a un bivio: continuare sulla linea Vannacci, o tornare alla Lega del territorio, dell’autonomia e del pragmatismo amministrativo.
In Veneto, intanto, la battaglia è solo all’inizio. E stavolta, Zaia non sembra intenzionato a restare a guardare.



















