Il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha approvato un provvedimento storico che introduce l’embargo totale sulla vendita di armi a Israele. La decisione, annunciata nei giorni scorsi dal premier, è stata ufficialmente confermata con una serie di misure che puntano ad “aumentare la pressione” sul governo di Benjamin Netanyahu, accusato di violazioni dei diritti umani a Gaza e nei Territori occupati.
L’annuncio del governo spagnolo
In una conferenza stampa, il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo ha illustrato i dettagli del decreto, sottolineando che si tratta di “un’ulteriore prova dell’impegno politico della Spagna e del primo ministro per il rispetto dei diritti umani”.
Cuerpo ha aggiunto: “Il governo spagnolo continua a guidare gli sforzi a livello internazionale facendo un passo avanti per aumentare la pressione sul governo d’Israele, in difesa della pace, della sicurezza internazionale e dei diritti umani”.
Le misure previste
Il provvedimento non si limita al blocco della vendita di armi. Prevede infatti anche:
il divieto di esportare a Israele e di importare da Israele materiale di difesa e prodotti di tecnologia a doppio uso;
il rifiuto delle domande di transito per carburanti destinati ad aerei con potenziale uso militare;
il blocco delle importazioni di prodotti provenienti da insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati, con il divieto di pubblicità e distribuzione commerciale di tali merci.
Secondo il ministro, la nuova normativa “esaurisce ogni ambito giuridico disponibile” e rappresenta una presa di posizione chiara contro il proseguimento delle operazioni militari israeliane a Gaza.
Un segnale all’Unione Europea
La Spagna invita anche gli altri Paesi dell’Unione Europea a seguire la stessa strada. Sánchez e il suo governo vogliono porsi come leader di una linea più ferma e coerente rispetto al rispetto del diritto internazionale. “Non basta esprimere condanna a parole – ha ricordato Cuerpo – servono azioni concrete per fermare la spirale di violenza e riaffermare la centralità della pace e della dignità umana”.
Il confronto con l’Italia di Giorgia Meloni
La scelta spagnola contrasta nettamente con la linea seguita dall’Italia. Giorgia Meloni, attesa all’Assemblea generale dell’Onu, ha ribadito in più occasioni il sostegno alla soluzione “due popoli due Stati”, ma senza riconoscimento immediato della Palestina e senza alcun embargo nei confronti di Israele.
Secondo la premier, un riconoscimento in questa fase sarebbe “prematuro e controproducente”. L’Italia mantiene quindi rapporti ufficiali con l’Autorità Nazionale Palestinese attraverso il Consolato Generale a Gerusalemme, ma evita passi diplomatici considerati irreversibili.
Roma, a differenza di Madrid, non ha mai messo in discussione gli accordi militari con Israele: il memorandum di cooperazione militare e tecnologica è stato recentemente rinnovato, segnale della volontà di mantenere saldo il rapporto strategico con Netanyahu e con gli Stati Uniti.
IL COMMENTO DI GIUSEPPE CONTE:
Impatto politico e internazionale
La decisione spagnola arriva in un momento di forte tensione diplomatica. Da un lato, Paesi come Francia, Belgio, Lussemburgo, Malta e San Marino hanno annunciato il riconoscimento della Palestina, aggiungendosi a Spagna, Norvegia, Irlanda e Slovenia. Dall’altro, Italia e Germania continuano a smarcarsi, sostenendo che solo un processo negoziale concreto può portare a un reale riconoscimento.
La mossa di Madrid non solo rafforza l’immagine di Pedro Sánchez come leader europeo progressista in grado di imprimere una svolta politica sulla scena internazionale, ma rischia di isolare ulteriormente Roma, schierata su una posizione attendista che viene percepita da molte piazze e movimenti come una complicità con le politiche di Netanyahu.
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Con l’embargo totale, la Spagna diventa il primo grande Paese europeo a introdurre un divieto assoluto sulla vendita e sul transito di armi destinate a Israele. Una scelta che segna una linea di confine chiara tra chi vuole alzare la pressione diplomatica su Tel Aviv e chi, come il governo Meloni, preferisce mantenere rapporti di continuità con lo Stato ebraico. La partita, ora, si gioca in Europa: la domanda è se altri governi avranno il coraggio di seguire l’esempio spagnolo o se prevarrà l’attendismo.



















