Pedro Sánchez è la “Persona dell’Anno 2025” per L’Espresso, che gli dedica la copertina e una lunga intervista esclusiva firmata da Felice Florio. La notizia è stata rilanciata anche da Sky TG24 il 12 dicembre 2025, sottolineando che il numero con l’intervista arriva in edicola il giorno successivo.
La scelta non è presentata come un riconoscimento “celebrativo” fine a sé stesso, ma come un segnale politico e culturale: L’Espresso lega la decisione ai risultati che attribuisce al 2025 spagnolo — diritti, libertà, occupazione, sviluppo e redistribuzione — e alla capacità del premier di proporsi come riferimento di un’“altra” agenda europea, in contrapposizione alle destre nazionaliste.
La copertina e l’intervista: perché Sánchez diventa “il caso politico” del 2025
Nella presentazione del numero, L’Espresso indica una serie di obiettivi/risultati che motivano la scelta: più diritti e libertà, crescita dell’occupazione e politiche di ridistribuzione della ricchezza, oltre alla difesa delle conquiste civili e a una postura critica verso il potere delle big tech. È la cornice con cui il settimanale costruisce l’immagine di Sánchez come simbolo di una “alternativa” praticabile, non solo teorica.
Dentro questa cornice si colloca l’intervista di Florio, che tocca dossier internazionali e scelte di politica economica: dal rapporto Europa–Stati Uniti nell’era Trump ai conflitti in Ucraina e Gaza, fino alle polemiche sulla posizione del Comitato Olimpico Internazionale e alla strategia economica che, secondo il racconto, ha sostenuto la crescita spagnola.
“Era Trump” e lessico dell’Occidente: il punto politico che divide
Uno dei passaggi più discussi, per come viene presentato nel rilancio mediatico, riguarda il rapporto con gli Stati Uniti “nell’era Trump” e, più in generale, la tenuta dell’asse euro-atlantico. Sky TG24 evidenzia proprio questo: Sánchez affronta le relazioni Europa–USA in un contesto segnato dal ritorno del tema Trump e dagli equilibri che ne conseguono per l’Unione europea.
È un nodo che pesa perché parla di identità politica dell’Europa: quanto l’UE può (o deve) definirsi “Occidente” se al suo interno crescono governi nazionalisti e se, oltreoceano, le priorità strategiche cambiano. L’Espresso, nel presentare la scelta, insiste sul fatto che oggi il paradosso europeo è la crescita di governi “nazionalisti e reazionari” proprio mentre aumenterebbe il bisogno di europeismo.
Ucraina e Gaza: l’accusa di “doppio standard” e la questione morale
Tra i punti centrali messi in evidenza da Sky TG24 c’è il tema del doppio standard applicato alle guerre in Ucraina e a Gaza: un terreno particolarmente sensibile perché intreccia politica estera, diritto internazionale e percezione pubblica. Nella ricostruzione, Sánchez affronta esplicitamente questa frattura di giudizio e di trattamento, che nel dibattito europeo produce spaccature trasversali (tra governi e dentro le opinioni pubbliche).
Questo aspetto, nel racconto dell’intervista, non è solo geopolitica: è anche una questione di credibilità dell’Europa. Se l’UE pretende coerenza su un fronte e appare più ambigua su un altro, l’effetto è l’indebolimento del “progetto europeo” come soggetto politico e valoriale.
Il nodo olimpico: Israele e la linea del CIO
Tra gli argomenti citati nel rilancio di Sky TG24 compare anche la posizione del Comitato Olimpico Internazionale sulla partecipazione di Israele ai Giochi invernali, tema che viene posto in relazione alle scelte fatte verso la Russia. Il punto — per come viene riportato — è la coerenza dei criteri con cui lo sport internazionale reagisce ai conflitti.
È un passaggio che, al di là dello specifico, evidenzia una dinamica ricorrente: i conflitti non restano “fuori” dalle istituzioni culturali e sportive, e ogni decisione diventa un atto politico, anche quando si presenta come neutrale.
Economia: perché L’Espresso parla di “successo spagnolo” e chi lo spiega
Un altro asse della scelta è la performance economica della Spagna. Nelle pagine di presentazione del numero, L’Espresso segnala che accanto all’intervista c’è anche un contributo di Carlo Cottarelli sul “segreto” del successo economico di Madrid.
In un articolo d’opinione collegato alla scelta, viene sottolineato che la Spagna avrebbe inciso in modo rilevante sulla crescita dell’area euro e che il Paese avrebbe raggiunto un record storico di occupazione (con un riferimento a 22 milioni di persone impiegate) — elementi usati per sostenere la narrativa del “modello” esportabile o, quantomeno, osservabile come alternativa alle ricette neoliberiste.
L’Europa secondo Sánchez: “più bisogno di europeismo, più nazionalismi”
Tra le frasi rilanciate, una in particolare riassume la postura politica attribuita a Sánchez sull’UE: l’idea che proprio nel momento in cui servirebbe più integrazione, aumentino i governi nazionalisti che finiscono per indebolire il progetto europeo. È un messaggio che L’Espresso porta in copertina perché parla direttamente a un pubblico italiano ed europeo, alle prese con un ciclo politico che tende a premiare identità e sovranismi.
Perché questa copertina parla anche all’Italia
La scelta di L’Espresso non è solo “spagnola”: è un modo per dire che esiste una traiettoria progressista che prova a reggere — su lavoro, welfare, diritti — dentro l’Europa contemporanea. Non a caso, parte della risonanza della notizia arriva anche da media internazionali, che leggono il riconoscimento come un messaggio controcorrente nel clima europeo di paura e polarizzazione.
In altre parole, la copertina costruisce un confronto implicito: se il “modello Spagna” funziona, perché altrove no? E se funziona, è per contesto irripetibile o per scelte politiche precise? È la domanda che sta sotto l’operazione editoriale: non solo celebrare un leader, ma usare quel profilo per discutere di Europa, di democrazia e di quale idea di sviluppo sia ancora praticabile.
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In definitiva, la scelta di L’Espresso di incoronare Pedro Sánchez “Persona dell’Anno 2025” va ben oltre il ritratto di un leader progressista fortunato. È il tentativo di indicare, dentro un’Europa attraversata da guerre, nazionalismi e doppi standard, che una via alternativa è ancora praticabile: un’agenda che prova a tenere insieme crescita e redistribuzione, diritti civili e responsabilità internazionale, europeismo e capacità di dire dei no agli alleati quando la coerenza lo impone. Il premier spagnolo diventa così un banco di prova: se un Paese dell’Europa del Sud può guidare la crescita dell’area euro, rivendicare più giustizia sociale, denunciare le incoerenze su Gaza e sugli asset russi e, al tempo stesso, rimanere saldamente al governo, allora il tema non è solo “se” esista un’altra strada, ma chi abbia il coraggio politico di imboccarla.
Per l’Italia – e per gran parte del continente – quella copertina è meno un santino e più uno specchio: mostra che un modello diverso è possibile e costringe a chiedersi perché, altrove, ci si accontenti ancora di agitare la bandiera dell’“Occidente” senza interrogarsi davvero su quale idea di democrazia, di pace e di sviluppo si voglia difendere.



















