Scandalo Santanché? Arriva la nuova tempsta giudiziaria per la Ministra – Ecco che ha fatto

Il nome di Daniela Santanchè torna al centro di un intreccio fatto di finanza creativa, prestiti anomali e società in profonda sofferenza economica. L’ultima rivelazione riguarda Banca Progetto, l’istituto commissariato da Bankitalia per una lunga serie di finanziamenti concessi a soggetti privi di adeguate garanzie patrimoniali.
Tra le operazioni finite sotto la lente dei magistrati spunta anche un prestito da 2 milioni di euro a favore di una società riconducibile direttamente alla ministra del Turismo: Immobiliare Dani srl.

È un nuovo capitolo di una vicenda che non riguarda solo i conti di un’impresa, ma tocca il cuore del sistema del credito – oggi nel mirino delle procure di Roma e Milano – e si intreccia con i procedimenti penali già aperti a carico della senatrice di Fratelli d’Italia.

Il sistema Banca Progetto: prestiti facili e commissariamento

Le carte sequestrate – centinaia di atti racchiusi in decine di faldoni – raccontano gli anni in cui Banca Progetto avrebbe concesso prestiti “facili” a una costellazione di società definite dagli inquirenti di “scarsa o nulla consistenza patrimoniale”.

Per lungo tempo l’istituto avrebbe approvato finanziamenti:

assistiti da garanzie private discutibili,

oppure coperti dalle garanzie pubbliche del Mediocredito Centrale,

in favore di soggetti che, secondo i criteri del merito creditizio, non avrebbero dovuto accedervi.


È questo “modus operandi”, costellato di irregolarità, ad aver portato prima al commissariamento da parte di Bankitalia, poi all’apertura di diversi filoni di indagine:

la procura di Roma ha già disposto oltre cinquanta perquisizioni;

la procura di Milano, con il pool economico coordinato dal pm Roberto Pellicano, sta ricostruendo il “sistema” Banca Progetto, compresi i prestiti anomali che, pur non essendo al centro delle prime contestazioni, potrebbero richiedere ulteriori verifiche.


È in questo contesto che emerge il caso che tocca da vicino la ministra Santanchè.

Immobiliare Dani srl: i 2 milioni che salvano la società

La società al centro della nuova rivelazione è la Immobiliare Dani srl. La compagine è familiare:

Daniela Santanchè detiene il 95% delle quote,

il restante 5% è intestato al figlio Lorenzo Mazzaro.


Nel giugno 2020, nel pieno dell’emergenza Covid e della paralisi economica, la società è in una situazione finanziaria definita “critica”. Per evitare il collasso, Immobiliare Dani ottiene da Banca Progetto un finanziamento da 2 milioni di euro.

A rendere possibile l’operazione è la garanzia per 2,6 milioni di euro offerta da Twiga srl, la società che gestisce il celebre stabilimento di lusso in Versilia, all’epoca riconducibile alla stessa Santanchè e all’imprenditore Flavio Briatore. Solo di recente Twiga è passata a un nuovo proprietario, Leonardo Maria Del Vecchio, erede dell’impero Luxottica.

Secondo le segnalazioni della Centrale Rischi di Bankitalia, a fine marzo 2023 quel prestito risultava ancora non restituito. Alla domanda se il debito sia stato estinto successivamente, la ministra – interpellata da chi ha ricostruito la vicenda – non avrebbe fornito risposta.
L’ultimo bilancio disponibile di Immobiliare Dani, riferito al 2022, offre comunque un quadro preoccupante:

perdita superiore a 373 mila euro, in peggioramento rispetto ai 236 mila dell’anno precedente;

debiti per circa 1 milione di euro, tra esposizione verso gli istituti di credito e finanziamenti dei soci.


Nonostante questa condizione, nel 2020 Banca Progetto ha ritenuto la società meritevole di un prestito milionario, grazie alla garanzia di Twiga e quindi, di fatto, di Briatore.

Il ruolo di Twiga e Visibilia: soldi che girano nella galassia Santanchè

I 2 milioni a Immobiliare Dani non sono un episodio isolato. Per capire la portata della vicenda bisogna seguire il flusso del denaro all’interno della galassia societaria legata a Santanchè.

Nell’estate 2020, proprio mentre il Paese usciva dal primo lockdown, Visibilia Editore – un’altra società riconducibile alla ministra – ha varato un aumento di capitale per mettere in sicurezza i propri conti. A sottoscriverlo sono state:

Visibilia Concessionaria,

Visibilia Editore Holding.


Secondo la ricostruzione, i fondi utilizzati provenivano in parte proprio da Immobiliare Dani, che aveva appena beneficiato del prestito di Banca Progetto garantito da Twiga. In altre parole, il credito ottenuto grazie a una garanzia esterna ha finito per alimentare la liquidità di Visibilia, società già considerata “pericolante”.

Nel 2022, poi, Immobiliare Dani ha ceduto a Briatore la propria quota nel Twiga, registrando una plusvalenza di 2,2 milioni di euro. Un’operazione straordinaria che ha consentito alla società di rientrare in equilibrio di bilancio: senza quell’incasso, la perdita sarebbe risultata pesantissima.

È in questa trama che trova spazio la frase, intercettata dalla Guardia di finanza di Milano in una telefonata fra il fratello della ministra, Massimo Santanchè, e l’imprenditore Kunz:

«Daniela cade in piedi».

Una sintesi brutale di un sistema in cui, nonostante i bilanci in rosso, la senatrice riesce sempre a trovare un appiglio finanziario per tenere in piedi le sue società.

Il processo Visibilia e gli altri fronti aperti

Ma l’inchiesta su Banca Progetto non cade nel vuoto. Si innesta, infatti, su una situazione giudiziaria già molto complessa per Santanchè.

Per la vicenda Visibilia la ministra del Turismo è attualmente imputata per falso in bilancio. Il processo, tra rinvii e riprese, è ancora in corso. Al centro ci sono i conti della società editoriale e la rappresentazione – ritenuta dagli inquirenti non fedele – della sua reale situazione economico-finanziaria.

Non finisce qui. A carico della senatrice risultano:

un’indagine per truffa aggravata ai danni dell’INPS, legata a una presunta gestione irregolare della cassa integrazione in deroga Covid per tredici dipendenti, per un importo di circa 126 mila euro. L’udienza preliminare è sospesa fino a febbraio, in attesa che la Consulta si esprima sul conflitto di attribuzione sollevato dal Parlamento sull’utilizzo di intercettazioni ed email riguardanti la parlamentare;

un processo a Roma per diffamazione nei confronti dell’ex socio Giuseppe Zeno, anch’esso sospeso per questioni di immunità parlamentare;

indagini a Milano su due presunte bancarotte fraudolente che riguardano le società Ki Group srl e Bioera spa.


A giugno 2025 il tribunale di Milano ha dichiarato in liquidazione giudiziale (fallimento) una terza società collegata a Santanchè, la Ki Group Holding spa. Quando il curatore fallimentare depositerà la propria relazione, la procura milanese aprirà con ogni probabilità un nuovo fascicolo, concentrandosi su eventuali responsabilità penali nella gestione della società.

La tenuta politica della ministra: tra mozioni di sfiducia e accuse alla “magistratura politicizzata”

Nonostante il cumulo di procedimenti e le nuove ombre di Banca Progetto, la poltrona di Daniela Santanchè non sembra, almeno per ora, sul punto di cedere. La ministra ha già superato una mozione di sfiducia in Parlamento, grazie al compatto sostegno della maggioranza.

In quella occasione, però, scelse di non entrare nel merito delle singole inchieste. Preferì invece attaccare chi le contestava i comportamenti, parlando di:

“persecuzioni da parte della magistratura politicizzata”,

“gogna mediatica” orchestrata da giornali e giornalisti.


Una linea difensiva che punta a spostare il conflitto sul terreno politico, trasformando le indagini in un attacco all’intero governo e alla sua leader, Giorgia Meloni.

Le nuove rivelazioni su Banca Progetto – con un prestito milionario a una società in profonda sofferenza, garantito da un’impresa del suo stesso universo societario – rendono però inevitabile un nuovo giro di domande: sulla correttezza dei rapporti con il sistema bancario, sulla trasparenza dei flussi di denaro, sulla compatibilità di tutto ciò con il ruolo di ministra della Repubblica.

I fascicoli su Banca Progetto: l’ombra delle truffe ai danni dello Stato

Sul fronte penale, l’attenzione si concentra ora anche sui fascicoli aperti a Milano su Banca Progetto. I procedimenti non riguardano direttamente Santanchè, ma il modo in cui l’istituto ha erogato prestiti – compreso quello a Immobiliare Dani – può avere riflessi significativi.

Nel primo fascicolo risulta indagato l’amministratore delegato Paolo Fiorentino, accusato di:

associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato,

bancarotta,

malversazione.


Con lui figurano altre quattro persone, tra vertici della banca e intermediari, alcuni dei quali risultano coinvolti anche nel filone romano per indebita percezione di erogazioni pubbliche.

Gli altri due fascicoli si concentrano su società di imprenditori molto conosciuti nell’ambiente economico milanese, che avrebbero ottenuto finanziamenti da Banca Progetto per conto del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Fondi che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati in parte utilizzati per stipendiare terze persone, assunte nelle società beneficiarie dei prestiti, in modo non coerente con le finalità dei finanziamenti.

In questo quadro, l’operazione che ha coinvolto Immobiliare Dani e i 2 milioni di euro diventa un tassello da analizzare con attenzione: come è stato istruito quel prestito? erano adeguate le garanzie? è stato rispettato lo spirito delle norme sulle erogazioni assistite da fondi pubblici o da garanzie statali?

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Conclusione: una vicenda che pesa su governo e opinione pubblica

Il “Shock Santanchè” non sta solo nei numeri di un prestito sospetto o nella galassia di società in difficoltà economica. Sta nel fatto che tutto questo riguarda una ministra in carica, da anni sotto i riflettori per le sue vicende giudiziarie e finanziarie, e oggi nuovamente collegata a un istituto bancario commissariato per operazioni irregolari.

Le procure lavorano, i tribunali decideranno sulle eventuali responsabilità penali. Ma sul piano politico e dell’immagine pubblica, il quadro che emerge è già di per sé pesantissimo: un intreccio tra affari privati e cariche istituzionali che continua a sollevare interrogativi sulla credibilità del governo e sull’idea stessa di etica pubblica.

Mentre si attendono gli sviluppi delle indagini su Banca Progetto e i verdetti nei processi già in corso, una cosa è certa: la tempesta giudiziaria e finanziaria che circonda Daniela Santanchè è tutt’altro che passata. E ogni nuovo faldone che si apre sembra aggiungere un ulteriore strato di opacità a una storia che, per ora, ha una sola costante: la ministra resta saldamente al suo posto, ma la fiducia dell’opinione pubblica viene messa alla prova giorno dopo giorno.

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