Il capogruppo Dario Carotenuto presenta un’interrogazione a Meloni e Giorgetti: “Mentre milioni di italiani vivono con meno di mille euro al mese, Brunetta si aumenta lo stipendio e cumula pensione e vitalizio”
Roma, 6 novembre 2025 –
È bufera sul CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), guidato da Renato Brunetta, dopo la decisione di aumentare gli stipendi dei vertici dell’ente.
A denunciare pubblicamente la vicenda è stato Dario Carotenuto, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Lavoro alla Camera, che parla di “un atto indecente” e “una vergogna per il Paese”.
Il M5S annuncia inoltre un’interrogazione urgente alla premier Giorgia Meloni e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, chiedendo chiarimenti su una misura che definisce “una norma ad personam in piena regola”.
Carotenuto: “Il CNEL di Brunetta è la Casta nella sua forma più arrogante”
Nel comunicato diffuso oggi, Carotenuto non risparmia accuse:
“È indecente che, in un momento in cui l’Italia registra il record storico di poveri assoluti e sei milioni di lavoratori prendono meno di mille euro al mese, il CNEL di Renato Brunetta decida di aumentare gli stipendi dei propri vertici.”
Il deputato sottolinea come l’aumento riguardi anche il presidente stesso, che già percepisce pensione e vitalizio, e che il nuovo compenso sia stato “reintrodotto con una norma ad personam inserita in uno dei decreti PNRR”.
“Non solo – aggiunge – lo hanno fatto con effetto retroattivo, ma addirittura senza attendere il provvedimento del Governo per recepire la sentenza della Corte costituzionale. È un fatto gravissimo, che dimostra la totale autoreferenzialità di Villa Lubin, ormai trasformata in Villa Brunetta.”
“Brunetta contro il salario minimo, ma per sé sceglie il massimo”
Carotenuto evidenzia la contraddizione tra la posizione pubblica del presidente del CNEL e la decisione di incrementare gli stipendi interni:
“Parliamo dello stesso Brunetta che da mesi si oppone con forza al salario minimo, definendolo una misura inutile e populista. Eppure, quando si tratta del proprio portafoglio, sceglie il salario massimo. È un insulto a milioni di cittadini che non arrivano alla fine del mese.”
Secondo il M5S, la mossa del CNEL è “una fotgrafia perfetta del Paese a due velocità costruito dal governo Meloni: una per i privilegiati, una per i lavoratori poveri.”
Interrogazione a Meloni e Giorgetti: “Che ne pensa il Governo?”
Il gruppo 5 Stelle intende portare la questione in Parlamento con un’interrogazione diretta alla presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia:
“Chiederemo ufficialmente a Meloni e Giorgetti di spiegare come sia possibile che, sotto il loro governo, si permetta a un organo pubblico di alzare stipendi e cumulare pensioni e vitalizi, senza alcun controllo. È l’ennesimo segnale del ritorno della Casta.”
Per Carotenuto, questa vicenda “smentisce completamente la retorica del patriottismo e del sacrificio” sbandierata da Fratelli d’Italia:
“Altro che patriottismo. Qui si difendono solo le rendite e i privilegi dei soliti noti. Con il governo Meloni tornano vitalizi, stipendi d’oro e prebende per Lorsignori, mentre i cittadini normali continuano a lottare contro inflazione, precarietà e tagli sociali.”
“Un segnale devastante per chi lavora con stipendi da fame”
Secondo il Movimento 5 Stelle, la decisione del CNEL è anche politicamente miope, perché arriva in un contesto economico e sociale drammatico:
“Siamo in un Paese dove il costo della vita cresce, i salari reali crollano e il lavoro povero è la regola. Aumentare gli stipendi di chi già gode di pensione e vitalizio è uno schiaffo morale ai lavoratori, ai giovani precari, ai pensionati al minimo.”
Il M5S annuncia che continuerà a chiedere trasparenza e tagli ai privilegi, ribadendo la proposta di abolizione del CNEL, un’istituzione che il movimento definisce “inutile e costosa”.
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Conclusione: “La Casta non è mai andata via, ma ora si sente più sicura che mai”
L’attacco di Carotenuto segna un nuovo fronte politico contro Renato Brunetta e, indirettamente, contro l’esecutivo Meloni, accusato di “voltarsi dall’altra parte” di fronte ai privilegi.
“Questo episodio mostra che la Casta non solo non è mai andata via, ma con Meloni al governo si sente più forte e protetta che mai. Mentre i cittadini stringono la cinghia, chi comanda si allarga le tasche.”
Una polemica destinata a far discutere e che riporta al centro dell’agenda politica il tema delle disuguaglianze e della credibilità delle istituzioni pubbliche.



















