Nel corso di È sempre Cartabianca (2 settembre 2025) Andrea Scanzi ha ingaggiato un durissimo corpo a corpo televisivo con Claudio Borghi (Lega) a proposito di Israele, della Global Sumud Flotilla e della linea di Matteo Salvini. Un intervento serrato, fatto di affondi mirati e poche concessioni al galateo tv, che ha acceso lo studio e i commenti online.
“Salvini non mette all’angolo Israele: lo celebra”
Scanzi parte da una premessa netta: l’idea che Salvini stia “mettendo all’angolo” Israele è, per lui, priva di fondamento.
“Salvini ha festeggiato per aver vinto il premio come miglior amico di questo Israele. Per lui Netanyahu è bravo, non un criminale di guerra. Di cosa vi stupite?”
Il punto, insiste, è la contiguità politica con l’attuale governo di Tel Aviv: “Se pensi che la soluzione sia ‘mandiamo tutto a Netanyahu’, perché le cose dovrebbero andare meglio?”.
L’affondo sul ministro israeliano e la scala etica del conflitto
Dentro il ragionamento di Scanzi c’è una distinzione: “Non si sta parlando dell’‘Israele’ come entità astratta, ma dell’Israele di oggi, del governo Netanyahu e delle sue scelte”. L’uso degli aggettivi è pesante, ma viene sempre ancorato all’attribuzione (“per Salvini, Netanyahu non è…”, “secondo Salvini…”), a marcare la distanza.
Il punto più teso arriva quando Borghi riduce la Global Sumud Flotilla a una “gita” o a una caccia ai selfie. Scanzi lo ferma:
“Perdonami, Borghi: ridurre quello che stanno facendo quelle 700 persone a un desiderio di selfie, a una crociera, è imbarazzante. Te ne dovresti vergognare.”
A suo giudizio, chi salpa verso Gaza su barche disarmate non cerca visibilità, ma accetta un rischio reale:
“Quelle 700 persone rischiano la vita. Vanno verso Israele e vengono etichettate come terroristi.”
La cornice politica: parole che pesano
Dietro lo scontro tv, Scanzi individua due piani:
La propaganda: chiamare “crociera” una missione umanitaria significa, per lui, svilire l’impegno civile e confondere l’opinione pubblica.
L’allineamento: quando un leader politico italiano si vanta di essere “il miglior amico di questo Israele”, spiega Scanzi, è inevitabile che ogni successiva presa di posizione appaia condizionata da quel legame.
Perché lo scambio è importante
Nel giro di pochi minuti, l’editorialista ha rovesciato due frame consolidati:
1. l’idea che la Lega stia “pressando Israele”, sostituendola con la tesi della vicinanza a Netanyahu;
2. la narrazione della Flotilla come folklore militante, ribadendone invece la natura umanitaria e la pericolosità concreta.
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Niente mezze misure: Scanzi ha chiesto di chiamare le cose col loro nome. Se un politico italiano si accredita come “amico” dell’attuale governo israeliano, sostiene, non può poi stupirsi dell’accusa di acquiescenza. E se 700 volontari salpano su barche disarmate, non sono crocieristi, ma persone che rischiano.
Uno scontro duro, che non archivia la discussione: la rilancia, costringendo tutti a misurare le parole – e le responsabilità – sul terreno minato del conflitto mediorientale.



















