Martedì sera, durante la puntata di È sempre Cartabianca su Rete 4, è andato in scena un acceso scontro televisivo tra Andrea Scanzi e Giovanni Donzelli che ha infiammato il dibattito su cultura, egemonia intellettuale e gestione del potere culturale da parte della destra. Al centro della discussione: le dichiarazioni del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il ruolo di Gianmarco Giuli (attuale sottosegretario alla Cultura), e la polemica contro Elio Germano e Geppi Cucciari dopo la cerimonia dei David di Donatello.
Quello che doveva essere un confronto sullo stato della cultura italiana si è trasformato in un durissimo botta e risposta sul ruolo della destra nelle arti e sulla legittimità delle critiche rivolte agli artisti impegnati politicamente.
Scanzi: “Giuli ha fatto la figura del rosicone di destra”
Andrea Scanzi ha attaccato frontalmente il sottosegretario Giuli per le sue critiche a Elio Germano e Geppi Cucciari, che avevano ironizzato sul governo durante la cerimonia dei David. «Giuli è una persona intelligente – ha detto Scanzi – ma ha fatto la figura del rosicone di destra. È il grande tallone d’Achille della destra italiana: la consapevolezza che, negli ultimi 50 o 60 anni, non hanno prodotto nulla di culturalmente rilevante».
Il giornalista ha smontato le accuse rivolte a Germano, spesso criticato per la sua militanza di sinistra e per i compensi elevati. «Siamo ancora al livello dei comunisti con il Rolex? Germano guadagna tanto perché è uno dei migliori attori italiani, non perché ruba. La vera anomalia è che l’80% dei parlamentari venga strapagato senza sapere fare nulla».
Scanzi ha poi ironizzato sul presunto modello culturale della destra: «Se l’unico criterio è l’incasso, allora Boldi sarebbe più grande di Elio Petri. Ma che razza di ragionamento è?».
Donzelli: “La sinistra ha dominato per anni, ora tocca a noi”
Il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha provato a ribaltare la narrazione, difendendo la legittimità del governo a promuovere una propria visione culturale. «Per anni la sinistra ha goduto di un’egemonia culturale totale. Ora governiamo noi ed è normale che ci sia un cambio di rotta», ha dichiarato.
Ma è proprio questo il punto su cui Scanzi ha infierito con maggior vigore: «Va benissimo, governate voi. Ma fatelo con qualità. Sostituire Massini e Montanari – che stavano facendo un ottimo lavoro – con figure scelte solo per fedeltà politica, senza merito culturale, è un danno alla qualità dell’offerta pubblica».
Secondo Scanzi, Giuli aveva provato all’inizio a muoversi in modo indipendente, nominando come capo di gabinetto una figura apertamente di sinistra, Spano, poi fatto fuori da Fratelli d’Italia. «Gli hanno tirato le orecchie e gli hanno detto: adesso serri le fila. Risultato: si è allineato come un polletto d’allevamento di destra».
Il caso Germano: attore di Stato o bersaglio politico?
La polemica è nata da una frase di Giuli, che ha definito Elio Germano un “artista di Stato”, criticandolo per il suo intervento ai David di Donatello e insinuando che i suoi successi siano frutto di finanziamenti pubblici più che di talento. Scanzi ha replicato duramente: «Se Germano prende finanziamenti è perché fa film di qualità. E comunque, che facciamo? Cancelliamo Petri o la commedia all’italiana perché non hanno fatto incassi miliardari?».
Per Donzelli, invece, è necessario che gli artisti finanziati dallo Stato rispondano a criteri di rendimento anche economico. «Basta con l’idea che la cultura debba essere per forza contro il governo. Lo Stato non può finanziare solo chi ci attacca».
Cultura e potere: una partita aperta
Il dibattito si è allargato al tema dell’egemonia culturale. Scanzi ha riconosciuto che, storicamente, buona parte della produzione culturale italiana è stata di sinistra: «Non era una congiura: i migliori, dai registi ai cantautori, erano spesso schierati da quella parte. Per la destra, purtroppo, c’è stata una carenza strutturale».
Sallusti, presente in studio, ha ribadito che “chi vince le elezioni sceglie”, e su questo Scanzi si è detto d’accordo. «Ma almeno ammettetelo. Non prendiamoci in giro parlando di meritocrazia. Se metti uno che ha fatto il sindaco di Vitiano al posto di Montanari, la qualità crolla».
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Il problema della qualità
Il punto centrale, per Scanzi, è che il ricambio voluto dal governo Meloni si sta rivelando un peggioramento, non solo una sostituzione politica. «È vero, anche la sinistra metteva i suoi, ma erano Proietti, Gassman, personalità straordinarie. Ora ditemi dov’è un Proietti di destra. Non basta vincere le elezioni per produrre qualità».
Il duello tra Scanzi e Donzelli – punteggiato da interruzioni, stoccate ironiche e momenti di forte tensione – ha mostrato chiaramente quanto il tema della cultura sia oggi un terreno di scontro politico esplicito. In un’Italia in cui la cultura è sempre più al centro della battaglia identitaria, il dibattito di ieri sera ha fatto emergere una domanda cruciale: il governo vuole davvero costruire un’alternativa culturale, o solo occupare spazi?
Una domanda che, a giudicare dai toni dello scontro, resterà al centro della scena ancora a lungo.
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