Andrea Scanzi torna all’attacco di Giorgia Meloni. In un suo ultimo intervento, il giornalista de Il Fatto Quotidiano ha demolito le dichiarazioni della premier sul ruolo dell’Italia nell’accordo di tregua raggiunto a Gaza, definendo le parole del presidente del Consiglio “menzogne e appropriazione indebita di meriti che non spettano al nostro Paese”.
La clip incriminata: la telefonata di Meloni al TG1
Scanzi racconta di aver visionato una clip diffusa dal profilo social Italia Mattanza, in cui Giorgia Meloni, in una telefonata al TG1, commenta con soddisfazione il cessate il fuoco. Nelle parole della premier, l’Italia dovrebbe essere “orgogliosa per il contributo silenzioso ma costante che il governo ha dato alla situazione di Gaza e al piano di pace”.
Una dichiarazione che Scanzi definisce “allucinante”:
“Cara Giorgia Meloni, ma esattamente quale cazzo di contributo avrebbe dato il tuo governo a questo patto sancito da Stati Uniti, Israele e Hamas? Con quale faccia osi intestarti un ruolo che l’Italia non ha mai avuto?”
“Meloni non conta nulla”
Per il giornalista, l’Italia di Meloni non ha alcun peso nei grandi scenari geopolitici:
“La Meloni non conta niente sul piano europeo e mondiale. Diplomaticamente non esiste. Sa solo annuire quando parla Trump, sa solo reggere il moccolo a Trump e Netanyahu, si nasconde quando non può commentare e obbedisce e basta”.
Una linea di subalternità, secondo Scanzi, che rende ancora più grave l’atteggiamento della premier: non solo non ha avuto un ruolo nei negoziati, ma ha addirittura contribuito ad alimentare il conflitto.
“Colpevole di peggiorare la situazione”
L’attacco si fa ancora più duro quando Scanzi accusa il governo Meloni di aver aggravato il quadro:
“Meloni è più colpevole di altri, perché ha fatto di tutto affinché la situazione peggiorasse. Continuando a dare armi, offrendo supporto tecnico-militare a Israele, mentre Gaza veniva bombardata, non ha certo contribuito alla pace. Anzi, ha reso la vita dei palestinesi ancora più insopportabile”.
Un’operazione di propaganda
Per Scanzi, l’appropriarsi di meriti inesistenti è l’ennesima prova della “propaganda di palazzo Chigi”:
“Meloni si intesta un risultato che è frutto esclusivo dell’iniziativa di Trump e delle pressioni internazionali. L’Italia non ha mosso un dito. Anzi, ha scelto la linea della complicità. Parlare di ‘contributo silenzioso e costante’ è una menzogna bella e buona, un insulto all’intelligenza degli italiani”.
L’intervento di Scanzi ha riacceso il dibattito sui media e sui social: la narrazione della premier come protagonista della pace stride con la realtà di un’Italia marginale e subalterna agli alleati. Per il giornalista, la verità è semplice: “Meloni non ha avuto alcun ruolo nella tregua, ma ha avuto un ruolo pesantissimo nel peggiorare le condizioni del popolo palestinese”.
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Lo scontro mediatico riaccende una questione sostanziale: tra rivendicazioni di merito e accuse di propaganda, resta da chiarire — con atti, dossier e riscontri diplomatici — quale sia stato davvero il ruolo dell’Italia nella tregua di Gaza. Le parole di Scanzi inchiodano la premier a una sfida di credibilità: se il “contributo silenzioso e costante” esiste, va documentato; se non c’è, l’autocelebrazione diventa un boomerang politico. In gioco non c’è solo la narrazione di Palazzo Chigi, ma la capacità del Paese di presentarsi sulla scena internazionale con trasparenza, responsabilità e coerenza tra dichiarazioni e fatti.



















