Scanzi travolge Gasparri su caso Flotilla: “Il coraggio secondo lui è togliersi una ca..” Epico

Roma, 5 ottobre 2025 – Andrea Scanzi non le manda a dire. Nel suo ultimo intervento, il giornalista ha demolito senza appello le parole di Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, che aveva accusato i quattro parlamentari italiani rientrati dalla Flotilla – Benedetta Scuderi (Avs), Marco Croatti (M5S), Arturo Scotto e Annalisa Corrado (Pd) – di aver dato prova di “codardia” tornando in Italia prima degli altri attivisti.

Gasparri all’attacco: “Codardi i parlamentari di sinistra”

Il senatore azzurro aveva commentato con toni sprezzanti il ritorno dei deputati:

“Sono rimasto sconcertato dal vedere i parlamentari della sinistra lasciare per primi Israele. La buona regola è che chi ha un ruolo rappresentativo attende che l’ultimo dei comuni mortali lasci un luogo difficile e poi se ne va. È tipico di una sinistra che preferisce la scena alla serietà dei comportamenti, è veramente biasimevole questa condotta. Conte ha definito codardo il governo in Parlamento. Forse i codardi li ha nelle sue file e li abbiamo visti sbarcare ieri”.

Un’accusa pesante, che ha ribaltato completamente la realtà dei fatti: i quattro parlamentari, infatti, sono stati rilasciati subito da Israele, proprio per il loro ruolo istituzionale, mentre decine di attivisti stranieri sono ancora detenuti. Non una scelta autonoma, dunque, ma una decisione unilaterale di Tel Aviv.

La replica al vetriolo di Scanzi: “Gasparri, coraggioso solo col mignolo”

Andrea Scanzi ha replicato con durezza, sottolineando il paradosso delle accuse:

Gasparri, secondo il giornalista, ha come massimo gesto eroico della sua vita “quello di togliersi una caccola col mignolo a occhi chiusi”, eppure oggi si erge a giudice del coraggio altrui.

Dare dei “codardi” a chi ha appena affrontato un’esperienza drammatica, con fermi, minacce e mitra puntati addosso in acque internazionali, viene definito da Scanzi un gesto “indegno e mistificatorio”.

La realtà, spiega, è che i parlamentari italiani non sapevano nemmeno che il loro volo sarebbe stato separato da quello degli altri attivisti: sono stati imbarcati in fretta e rimpatriati da Israele, che aveva tutto l’interesse a “liberarsi” di una presenza diplomatica ingombrante.

Il contesto: il trattamento riservato a Israele e il silenzio della destra

La polemica si inserisce in un clima già rovente:

I racconti dei parlamentari parlano di detenzione umiliante, condizioni dure, cibo scarso e insulti.

Marco Croatti (M5S) ha parlato di “rabbia, non sollievo” al ritorno in Italia, denunciando l’arresto violento di attivisti pacifici armati solo di aiuti umanitari.

Scanzi ha evidenziato come la destra italiana, Gasparri incluso, sembri più impegnata a difendere Israele e a delegittimare chi porta solidarietà alla popolazione di Gaza, che a pretendere il rispetto del diritto internazionale.

Il durissimo botta e risposta evidenzia ancora una volta la spaccatura del dibattito politico italiano: da un lato una parte che denuncia la violenza israeliana e la complicità dell’Occidente, dall’altro una classe dirigente che difende Netanyahu anche a costo di attaccare connazionali appena rientrati da un fermo traumatico.

Per Scanzi, le parole di Gasparri sono “l’ennesima prova di un ceto politico incapace di empatia e dignità”. E la chiusura è un pugno nello stomaco:

“Abbiamo una destra orripilante: difende chi bombarda, insulta chi porta pane. E poi osa parlare di codardia”.

Leggi anche

Lo scontro tra Scanzi e Gasparri non è un semplice duello verbale: mette a nudo due idee opposte di responsabilità pubblica. Da un lato, chi rivendica la testimonianza diretta come forma di impegno civile e rifiuta che venga spacciata per “codardia”; dall’altro, una retorica che rovescia i fatti e usa l’insulto per coprire il nervo scoperto della Flotilla: l’arresto di attivisti e parlamentari in acque internazionali.

Se la politica riduce il coraggio a un esercizio di propaganda, il dibattito si capovolge e smarrisce il punto: la tutela dei diritti e del diritto internazionale. La vera prova, oggi, non è scegliere a chi dare del “coraggioso”, ma pretendere verità, rispetto dei fatti e responsabilità nelle parole — soprattutto quando in gioco ci sono persone che hanno rischiato in prima persona per portare aiuti e tenere accesa una domanda di giustizia.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini