Scanzi umilia a dovere il Ministro Giuli, scoppia il caso nel centrodestra – IL RETROSCENA SHOCK

Roma, 23 agosto 2025 – Le dichiarazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli su CasaPound stanno scatenando una tempesta politica. Dopo il sostegno di Federico Mollicone (FdI) e la presa di distanza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a infiammare ulteriormente il dibattito è arrivato il durissimo attacco del giornalista Andrea Scanzi, che sui social ha demolito le parole del ministro, accusandolo di non credere nemmeno lui a ciò che dice.

Giuli: “CasaPound non va sgomberata se si allinea alla legalità”

Dal palco del Meeting di Rimini, Giuli ha affrontato il tema dell’occupazione abusiva dello stabile di via Napoleone III, sede storica di CasaPound a Roma.
Alla domanda se fosse giusto procedere con lo sgombero, il ministro ha risposto:

“No, se si allinea a criteri di legalità”.

Un’affermazione che ha subito suscitato reazioni durissime, interpretata da molti come una sorta di legittimazione della presenza di CasaPound nel cuore della Capitale, nonostante vent’anni di occupazione abusiva di un immobile pubblico.

La difesa di Mollicone (FdI)

A difendere Giuli è arrivato Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, che ha rilanciato:

“CasaPound va trattata come gli altri centri sociali. Se Gualtieri spende milioni per comprare immobili occupati dalla sinistra, non si capisce perché non si possa avviare un percorso di transizione legale anche per via Napoleone III”.

Mollicone ha accusato la sinistra di “doppiopesismo”, sostenendo che CasaPound venga usata come pretesto per attaccare il governo Meloni.

Piantedosi frena: “CasaPound rientra negli sgomberi”

A Rimini è però arrivata anche la presa di posizione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha smentito di fatto l’approccio del collega:

“CasaPound è nell’elenco delle occupazioni da sgomberare, fui io stesso a inserirla quando ero prefetto di Roma. Prima o poi arriverà anche il suo turno”.

Una frase che evidenzia la spaccatura interna al governo: da un lato l’ala più “cauta” di FdI, dall’altro il Viminale che conferma ufficialmente che lo sgombero resta sul tavolo.

Scanzi affonda: “Sempre peggio”

Il colpo più duro, però, è arrivato dal giornalista Andrea Scanzi, che sui social ha pubblicato un post di fuoco contro Giuli:

“Ma vai a zappare le prode col naso, Alessandro. Dai su. Sei il primo a non credere a ’ste ca**ate. Sempre peggio”.

Un commento sprezzante che fotogafa il giudizio di una parte consistente dell’opinione pubblica: per Scanzi, Giuli non solo si arrampica sugli specchi, ma contribuisce a screditare ulteriormente la credibilità del governo con dichiarazioni che lui stesso non riterrebbe convincenti.

Bonelli (AVS): “CasaPound va sciolta, non legittimata”

Alle critiche di Scanzi si sommano quelle dell’opposizione. Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra) ha definito “gravissime” le parole del ministro della Cultura:

“CasaPound occupa abusivamente un immobile pubblico da vent’anni. Non esiste alcun criterio di legalità: quella sede va sgomberata subito. E CasaPound andrebbe sciolta, non tollerata”.

Per Bonelli, il governo Meloni dimostra ancora una volta il proprio “doppiopesismo”: duro contro i centri sociali di sinistra, ambiguo con le occupazioni di estrema destra.

Focus storico – Via Napoleone III, la sede intoccabile

La sede di CasaPound si trova in via Napoleone III, a Roma, nel quartiere Esquilino. Occupata dal 2003, è diventata negli anni il simbolo del movimento neofascista.

Proprietà: lo stabile appartiene al Demanio.

Uso: ospita abitazioni, uffici e attività politiche del movimento.

Situazione economica: secondo inchieste giornalistiche e dati della Guardia di Finanza, l’occupazione ha prodotto mancati introiti per milioni di euro in affitti e utenze non pagate.

Promesse mancate: più volte annunciato lo sgombero – da Raggi nel 2019, fino agli elenchi ufficiali del Viminale – ma mai eseguito.


Mentre a Milano è stato sgomberato lo storico centro sociale Leoncavallo, a Roma la sede di CasaPound resiste da oltre vent’anni, diventando un caso politico e simbolico.

Leggi anche

Conclusione

Le parole di Giuli hanno aperto una crepa nella maggioranza: Mollicone le difende, Piantedosi le smentisce, l’opposizione attacca e Scanzi lo ridicolizza.
Il risultato è che lo stabile di via Napoleone III resta intoccabile, simbolo di un doppiopesismo che rischia di diventare un boomerang per il governo Meloni, incapace di decidere se trattare CasaPound come gli altri centri sociali o come un’eccezione politica.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini