Scanzi umilia Donzelli che si è presentato alla Piazza di Ranucci… La rivelazione shock…

Roma, 22 ottobre 2025 – Andrea Scanzi torna a colpire, e lo fa con uno dei suoi post più feroci degli ultimi mesi. Il giornalista e opinionista del Fatto Quotidiano, protagonista della manifestazione “Viva la stampa libera” in solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla squadra di Report, ha raccontato sui social un retroscena che ha incendiato il dibattito politico: la presenza, dietro le quinte dell’evento, di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia – tra cui Giovanni Donzelli – che hanno espresso solidarietà “a parole”, ma senza alcun gesto concreto a sostegno della libertà di stampa.

Il suo racconto, pubblicato su Facebook e X, ha rapidamente fatto il giro del web, raccogliendo migliaia di condivisioni e commenti.

Il retroscena: “Sono andato via per non incontrarli”

Scanzi ha ricostruito quanto accaduto ieri durante la manifestazione in piazza a Roma.

“Ieri, alla manifestazione per Ranucci, a un certo punto (dietro le quinte) sono comparsi anche Donzelli e altri due di Fratelli d’Italia. Hanno espresso solidarietà. Bene. Quando ho saputo che c’erano, per essere sicuro di non incrociarli sono andato a parlare con Cancellato e Scarpinato.”

Una presa di distanza netta, che fotografa il clima di ipocrisia e tensione che aleggiava nell’evento dedicato alla libertà di informazione. Scanzi non ha nascosto la sua irritazione per quella che ha definito una “presenza di facciata”, una passerella utile solo a ripulire l’immagine del partito di governo.

“Donzelli e gli altri due hanno fatto presenza in quella piazza per lavarsi in fretta la coscienza, ma se stavano a casa era uguale. Anzi meglio.”

“Solidarietà a parole, ma nessun passo concreto”

Nel suo post, Scanzi ha riportato con precisione le parole pronunciate da Giovanni Donzelli ai cronisti presenti, tra cui l’inviato del Fatto Quotidiano Manolo Lanaro.

“Gli hanno chiesto se avrebbero ritirato le querele contro Ranucci e Report, o se finalmente l’Italia avrebbe recepito il European Media Freedom Act”, racconta Scanzi.

Le risposte di Donzelli, però, hanno lasciato basiti molti dei presenti:

“Non c’è bisogno in Italia di difesa della stampa libera. Questo governo è il miglior presidio della libertà.”

Nessuna apertura sul ritiro delle querele temerarie né sulla riforma del sistema giudiziario che protegge i giornalisti dalle intimidazioni legali.

“C’è da migliorare la legge attuale? Parliamone con serenità.”


Un approccio che Scanzi ha definito “surreale”, soprattutto alla luce del fatto che l’Italia non ha ancora recepito lo European Media Freedom Act, la normativa comunitaria che tutela l’indipendenza dei media e che è vincolante e operativa dall’8 agosto 2025.

“La mancata applicazione – scrive Scanzi – espone l’Italia a una procedura di infrazione da parte dell’UE. Ma Donzelli, di fronte all’evidenza, ha risposto: ‘Un obbligo? Questa è una sua opinione…’. Una battuta che riassume perfettamente l’arroganza di chi finge di difendere la libertà di stampa mentre la svuota di significato.”

“In Italia non c’è alcun bavaglio”

Scanzi riporta anche l’ultimo scambio tra Donzelli e i giornalisti presenti:

“Gli hanno chiesto: ‘Ci prometta una bella legge sulla stampa libera, contro il bavaglio’. E lui ha risposto: ‘In Italia non c’è alcun bavaglio sull’informazione’, prima di lasciare la piazza.”

Parole che, secondo Scanzi, suonano come una beffa, soprattutto in un contesto politico in cui la libertà di stampa è minacciata da cause milionarie, pressioni politiche e un controllo crescente del servizio pubblico.
“Altro che nessun bavaglio – scrive il giornalista –. I bavagli ci sono eccome, e chi governa oggi li stringe ogni giorno di più, col sorriso sulle labbra.”

Scanzi: “Meloni e i suoi fingono empatia, ma continuano a colpire la stampa”

Nel suo intervento, Scanzi ha allargato lo sguardo anche al governo Meloni, accusandolo di usare la libertà di stampa come “strumento di propaganda”.

“Questa solidarietà è solo una posa. È la stessa ipocrisia che vediamo quando Meloni dice di rispettare i giornalisti, salvo poi querelarli, attaccarli in conferenze stampa o trasformare la Rai in TeleMeloni.”

L’attacco si fa ancora più diretto quando Scanzi evoca il paradosso politico del momento:

“Vanno alle manifestazioni per la libertà di stampa e nello stesso tempo alimentano un clima di paura e di intimidazione verso chi fa domande. È come se un piromane si presentasse al convegno dei vigili del fuoco per dire che ama l’acqua.”

 

Una lezione di coerenza (e di memoria)

Il post di Scanzi non si limita alla polemica: è anche un appello alla coerenza politica e al rispetto della verità.

“Chi querela giornalisti e poi si presenta a sfilare per la libertà di stampa non difende un principio, difende se stesso. E chi oggi governa e parla di libertà mentre censura, usa il potere non per servire i cittadini ma per proteggere il proprio ego.”

Il riferimento è chiarissimo: Fratelli d’Italia ha ancora in corso diverse azioni legali contro Report e la sua redazione, nonostante le parole di solidarietà espresse pubblicamente dopo le minacce e la bomba trovata sotto l’auto di Sigfrido Ranucci.

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Conclusione: “Meno passerelle, più coraggio”

Nel finale del suo post, Scanzi invita la politica a smettere di fingere empatia:

“Donzelli e gli altri sono venuti in piazza a farsi vedere, non a difendere davvero la stampa libera. Se avessero avuto rispetto, sarebbero rimasti a casa. Anzi, sarebbe stato meglio.”

Il messaggio è chiaro e netto, nel solco del suo stile inconfondibile:
la libertà di stampa non si difende con le parole, ma con i fatti.
E mentre la politica si divide tra dichiarazioni e selfie, la piazza – quella vera – resta dalla parte di chi racconta la verità senza paura.

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