Scaripnato dà una lezione definitiva alla Meloniana Montaruli. Legge la condanna e… VIDEO

Nel giorno in cui Palazzo Madama ha approvato il contestato decreto Sicurezza, il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato ha firmato uno degli interventi più duri contro la linea dell’esecutivo Meloni, denunciando quella che ha definito una “regressione democratica” e un “messaggio di involuzione autoritaria dello Stato”.

Richiamando la memoria degli eventi del G8 di Genova del 2001, Scarpinato ha ricordato come l’Italia sia stata condannata dalla Corte europea per non aver introdotto per anni il reato di tortura, legge approvata solo nel 2017. Secondo l’ex magistrato, il nuovo decreto va in direzione opposta: “Nel 2018 Giorgia Meloni annunciava l’intenzione di abolire quel reato. Oggi quella promessa viene mantenuta di fatto con questo provvedimento”, ha dichiarato. “E per rendere ancora più chiaro il clima che si vuole instaurare, il governo ha promosso Filippo Ferri – condannato per le violenze alla Diaz – a nuovo questore di Monza”.

Ma è sull’impianto del decreto che si concentra il fuoco principale della critica. “Quali sarebbero le emergenze tali da giustificare un decreto legge?”, si chiede il senatore pentastellato. “Grandi evasori, colletti bianchi, corruzione seriale che va da Bolzano a Palermo? No: per questo governo l’allarme sono gli ecoattivisti, i disoccupati che protestano, i detenuti, e perfino i poveri che chiedono l’elemosina”.

Il decreto, infatti, inasprisce pene e strumenti repressivi anche contro l’accattonaggio, prevedendo persino il ricorso alle intercettazioni. Un “bazooka normativo”, lo definisce Scarpinato, usato contro chi vive di sussistenza e marginalità.

“La verità – aggiunge – è che la criminalità sociale si combatte con le politiche pubbliche, non col codice penale. Ma per questo governo è più conveniente propagandare paura, agitare lo spauracchio dei ‘nuovi reati’, piuttosto che investire in inclusione, educazione e lavoro. Perché i poveri, forse, nemmeno votano”.

Nel mirino di Scarpinato finisce anche la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli, che aveva liquidato le critiche all’impianto del decreto come “fisime da sapientoni”, dichiarando di fidarsi “più del parere del vicino di casa”. Una dichiarazione che, secondo l’ex procuratore, incarna la “ferocia classista” di una classe dirigente “impietosa verso gli ultimi e autoassolutoria verso i propri crimini”. Parole accompagnate da un affondo personale: Montaruli è stata condannata in via definitiva nel 2023 per peculato, per aver sottratto 25 mila euro di fondi pubblici.

Leggi anche

Il M5S, conclude Scarpinato, si impegna a fare dell’abrogazione del decreto una priorità programmatica, “per restituire piena legalità costituzionale e civiltà democratica al nostro ordinamento”.

Le sue parole arrivano all’indomani di quelle della collega Alessandra Maiorino, che aveva invitato le elettrici a partecipare ai referendum per i diritti delle donne. Due voci dello stesso partito, ma un messaggio comune: la maggioranza al governo, tra leggi securitarie e retorica anti-povera, pare voler ridisegnare il perimetro dei diritti e delle libertà nel Paese.
VIDEO:

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini