Scelto il leader per battere Giorgia Meloni – Ecco chi vogliono i cittadini italiani

A circa un anno dalle prossime elezioni politiche, il tema della leadership del cosiddetto campo largo torna al centro del confronto nel centrosinistra. E questa volta il dato che emerge rischia di pesare soprattutto su Elly Schlein.

Secondo quanto riportato sulla base di un sondaggio Ipsos-Doxa, in un ipotetico confronto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein per la guida della coalizione progressista, l’ex presidente del Consiglio partirebbe con un vantaggio significativo tra gli elettori dell’area composta da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa.

Non si tratta, naturalmente, di una candidatura già ufficializzata né di primarie formalmente convocate. La rilevazione, però, offre un’indicazione politica importante: quando il confronto si sposta dal peso dei singoli partiti alla capacità di raccogliere consenso nell’intera coalizione, Conte sembrerebbe avere una forza aggregante superiore a quella della segretaria del Partito democratico.

Il dato che preoccupa il Pd

Il punto più delicato riguarda il comportamento degli elettori dei due principali partiti dell’opposizione.

Secondo la ricostruzione proposta, una parte dell’elettorato del Movimento 5 Stelle mostrerebbe maggiori difficoltà ad accettare una leadership di Schlein rispetto alla disponibilità manifestata dagli elettori democratici nei confronti di Conte.

In particolare, con Schlein candidata alla guida della coalizione, circa il 15% degli elettori pentastellati risulterebbe incerto sulla possibilità di sostenerla. Con Conte candidato, invece, l’elettorato del Pd apparirebbe più disponibile a convergere sull’ex presidente del Consiglio.

È questo uno degli elementi politicamente più rilevanti: il problema, per una coalizione, non è soltanto stabilire quale partito disponga del consenso maggiore, ma individuare il candidato capace di trattenere il maggior numero possibile di elettori quando la guida viene affidata a un alleato.

Conte più competitivo come candidato unitario

Il sondaggio suggerisce quindi che Giuseppe Conte potrebbe essere percepito come una figura maggiormente capace di tenere insieme elettorati differenti.

Il presidente del Movimento 5 Stelle potrebbe contare non soltanto sul sostegno della propria base, ma anche su una disponibilità significativa da parte di elettori democratici e di altre forze dell’area progressista.

Un elemento destinato a pesare se Pd, M5S, Avs e le altre formazioni dovessero arrivare alle prossime elezioni con l’obiettivo di esprimere un unico candidato alla presidenza del Consiglio.

Per il centrosinistra la domanda, prima o poi, diventerà inevitabile: chi è il candidato che permette alla coalizione di perdere meno voti e di ampliare maggiormente il proprio consenso?

Un segnale difficile per Elly Schlein

Per Schlein la rilevazione rappresenta un segnale che non può essere ignorato.

Il Partito democratico resta il principale partito dell’opposizione in termini di consenso, ma questo non comporta automaticamente che la sua segretaria debba essere anche la candidata naturale alla guida dell’intera coalizione.

È proprio su questo terreno che Conte ha rilanciato l’ipotesi delle primarie, sostenendo che la scelta della leadership non possa essere decisa semplicemente attraverso accordi tra le segreterie dei partiti.

Se i dati sulla maggiore competitività dell’ex premier dovessero essere confermati da altre rilevazioni, la richiesta di primarie assumerebbe inevitabilmente un peso ancora maggiore.

Le primarie diventano il vero nodo politico

Conte sostiene che, qualora il campo progressista riesca a costruire una proposta comune, debbano essere gli elettori a scegliere chi dovrà guidarla.

Per il leader del M5S, dunque, le primarie non sarebbero soltanto uno strumento per individuare il candidato premier, ma anche un modo per definire gli equilibri politici della futura coalizione.

Schlein, invece, insiste maggiormente sulla necessità di costruire prima un programma condiviso e affrontare solo successivamente la questione della leadership.

Dietro questa differenza apparentemente metodologica esiste però un confronto molto più profondo. Chi conquista la leadership, infatti, non rappresenta semplicemente la coalizione davanti agli elettori: finisce inevitabilmente per incidere anche sulla linea politica e sulle priorità programmatiche dell’intero schieramento.

Il Pd rischia di non esprimere il candidato premier

Per il Partito democratico si apre così un problema anche interno.

Essere la forza numericamente più importante della coalizione ma non esprimere il candidato alla presidenza del Consiglio significherebbe modificare profondamente gli equilibri tradizionali del centrosinistra.

Il Pd dovrebbe accettare l’ipotesi che la leadership possa essere affidata al presidente di un partito più piccolo in termini percentuali, ma potenzialmente più competitivo quando si tratta di raccogliere consenso trasversale.

Uno scenario che difficilmente potrebbe essere assorbito senza tensioni, soprattutto nelle componenti del partito più critiche verso la segretaria.

Ucraina e riarmo dividono Conte e Schlein

A rendere il quadro ancora più complesso ci sono le differenze sulla politica estera.

Conte ha ribadito il no del Movimento 5 Stelle a nuovi invii di armi all’Ucraina e ha contestato l’aumento delle spese militari, mentre il Pd mantiene una posizione più vicina alla linea europea di sostegno a Kiev.

Questo elemento potrebbe trasformarsi in uno dei principali temi di confronto qualora si arrivasse realmente alle primarie.

Conte ha costruito una parte significativa della propria identità politica proprio sull’opposizione al riarmo, insieme a temi come salario minimo, precarietà, sanità pubblica, lotta alla povertà e critica alle politiche economiche del governo Meloni.

La strategia del M5S appare chiara: partecipare a un’eventuale alleanza senza diventare una forza subordinata al Partito democratico.

Il vero vantaggio di Conte: gli elettori che attraversano i partiti

La parte più interessante della rilevazione non riguarda tanto il consenso di Conte all’interno del Movimento 5 Stelle, dato prevedibile, quanto la sua capacità di raccogliere disponibilità anche fuori dal proprio partito.

Gli elettori democratici sembrerebbero infatti più propensi a sostenere una coalizione guidata da Conte rispetto alla disponibilità degli elettori pentastellati verso una coalizione guidata da Schlein.

In termini strettamente elettorali questo può diventare decisivo.

Una coalizione competitiva non deve semplicemente sommare i consensi dei partiti che la compongono: deve riuscire a evitare che una parte degli elettori abbandoni lo schieramento nel momento in cui viene indicato il candidato comune.

Ed è proprio sotto questo profilo che, secondo la rilevazione, Conte avrebbe oggi un vantaggio.

Avs prova a frenare il duello

Alleanza Verdi e Sinistra cerca però di evitare che tutto il progetto del campo progressista si riduca a una sfida personale tra Conte e Schlein.

Angelo Bonelli ha sottolineato la necessità di costruire prima di tutto un programma comune, avvertendo che gli elettori difficilmente comprenderebbero una lunga battaglia interna concentrata esclusivamente sulla leadership.

Avs rivendica inoltre il ruolo di raccordo tra Pd e Movimento 5 Stelle, una funzione che potrebbe diventare ancora più importante qualora le tensioni tra i due principali alleati continuassero ad aumentare.

Prima il programma o prima il leader?

È qui che si concentra uno dei principali nodi del futuro campo largo.

Schlein ritiene che il programma debba precedere la scelta del candidato. Conte considera invece le primarie anche uno strumento attraverso cui definire l’identità politica della coalizione.

La differenza non è secondaria.

Se il candidato viene scelto dopo la definizione del programma, la leadership dovrebbe teoricamente adattarsi a un progetto già condiviso. Se invece viene scelta attraverso una competizione politica aperta, il vincitore delle primarie acquisisce inevitabilmente un peso maggiore anche nella definizione delle priorità.

L’esperienza di Palazzo Chigi pesa

Conte dispone inoltre di un elemento che Schlein non possiede: l’esperienza diretta alla guida del governo.

È stato presidente del Consiglio per due esecutivi e dispone quindi di un profilo istituzionale già riconoscibile come possibile premier.

Questo potrebbe incidere soprattutto tra gli elettori che, pur non appartenendo al Movimento 5 Stelle, vedono nell’ex presidente del Consiglio una figura già sperimentata a Palazzo Chigi.

Non significa automaticamente che l’esperienza garantisca una vittoria, ma in una competizione interna può rappresentare un fattore importante.

La vera domanda: chi può battere Meloni?

Alla fine, tutte le discussioni sulla leadership finiranno per convergere su una domanda molto semplice: chi ha maggiori possibilità di competere con Giorgia Meloni?

È questo il criterio che potrebbe superare le appartenenze di partito.

Se le prossime rilevazioni continueranno a indicare Conte come candidato maggiormente capace di mantenere unito l’elettorato progressista, per il Pd diventerà sempre più difficile sostenere che la guida della coalizione debba spettare automaticamente a Schlein soltanto perché i democratici rappresentano il partito più grande dell’opposizione.

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La partita è ancora lunga e un singolo sondaggio non può anticipare l’esito di eventuali primarie né determinare in anticipo la leadership del centrosinistra. Ma il segnale politico è evidente.

Giuseppe Conte non appare più soltanto come uno dei possibili alleati del Partito democratico: può diventare il principale concorrente di Elly Schlein per la guida dell’intero campo progressista.

Per la segretaria del Pd si apre quindi una fase delicata. Accettare le primarie significherebbe confrontarsi direttamente con un avversario che, almeno secondo questa rilevazione, potrebbe partire in vantaggio. Evitarle rischierebbe invece di alimentare l’idea che il Pd tema una competizione aperta sulla leadership.

Il vero nodo, però, resta quello della costruzione di un’alternativa credibile al centrodestra. Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e le altre forze dovranno prima stabilire se intendono davvero presentarsi insieme, poi costruire un programma comune e infine scegliere chi dovrà rappresentarlo davanti agli elettori.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che il sondaggio riapre completamente la partita: la leadership di Elly Schlein non appare più scontata e Giuseppe Conte entra pienamente nella corsa per guidare il campo largo.

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