Roma, 3 ottobre 2025 – Pier Luigi Bersani non ha usato mezzi termini durante la sua partecipazione a Otto e Mezzo su La7, ospite di Lilli Gruber. L’ex segretario del Partito Democratico ha lanciato un durissimo attacco al governo Meloni e alla Lega, commentando la straordinaria mobilitazione popolare per Gaza e la vicenda della Flotilla fermata da Israele.
“Manifestazioni straordinarie, altro che weekend lungo”
Bersani ha definito “straordinaria” la partecipazione collettiva allo sciopero generale del 3 ottobre, che ha visto in piazza milioni di persone. “Sono piuttosto vecchiotto – ha detto – e io non ho memoria di manifestazioni così straordinarie. Cosa voleva dire tutta questa gente? Intanto voleva dire solidarietà attiva verso il dramma dei palestinesi”.
Un messaggio diretto a Giorgia Meloni, che aveva liquidato i cortei parlando di “weekend lungo”. “Meloni, ma come ti permetti? Questa gente non accetta di vedere massacrati dei bambini. Non lo accetta, è troppo”, ha affermato Bersani.
L’Italia non è quella che descrive Meloni
L’ex leader dem ha voluto rimarcare il senso politico delle piazze: “Oltre al sentimento di solidarietà, c’è la volontà di far vedere, anche oltre il Mediterraneo, che l’Italia non è quella lì. Non è quella che non riconosce la Palestina. E credo che il messaggio sia arrivato”.
Secondo Bersani, la narrazione governativa non riflette il Paese reale, che si è mobilitato in massa a difesa dei diritti umani e contro la guerra a Gaza.
“Meloni e Salvini, politicanti megalomani”
Bersani ha poi duramente criticato le parole della presidente del Consiglio e del vicepremier Salvini nei confronti degli attivisti della Flotilla e dei manifestanti: “Giorgia Meloni insulta la Flotilla, insulta i manifestanti. Siamo di fronte a politicanti, non a politici: totalmente autocentrati, incapaci di accogliere l’esigenza di sentimenti profondi del nostro popolo. Vivono in un mondo ideologico e di potere, sviluppano sempre il vittimismo aggressivo. Adesso ci mettono pure la megalomania”.
“Sempre a mezzo metro da Trump”
Secondo Bersani, l’atteggiamento del governo Meloni ha una sola spiegazione: “Tutto questo serve a mascherare il fatto di fondo: questa destra deve stare non più di mezzo metro distante da Trump”.
Parole che hanno acceso il dibattito in studio, con Bersani che ha di fatto demolito la linea del governo, accusandolo di insensibilità, arroganza e totale subalternità alle posizioni degli Stati Uniti e di Israele.
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L’intervento di Bersani a Otto e Mezzo trasforma lo sciopero per Gaza in un test politico sul racconto del Paese: da una parte un governo che archivia le piazze come “weekend lungo”, dall’altra la richiesta esplicita di solidarietà e di diritti che milioni di persone hanno portato in strada. La polemica con Meloni e Salvini — accusati di insultare Flotilla e manifestanti e di inseguire posture “megalomani” — è il sintomo di una frattura più profonda: tra una leadership che comunica per slogan e un’opinione pubblica che chiede scelte nette su pace, diritto internazionale e riconoscimento della Palestina.
Se il governo continuerà a leggere la mobilitazione come rumore di fondo, il divario tra palazzo e Paese rischia di allargarsi. La sfida ora è politica e culturale: restituire dignità al dissenso, riconoscere la portata delle piazze e assumersi responsabilità diplomatiche coerenti. Solo così l’Italia potrà uscire dalla caricatura di “blocchi contrapposti” e tornare a contare, con una voce credibile, tra Gaza e l’Europa.


















