Una serata di protesta si è trasformata in un campo di battaglia nel cuore di Bologna. Tra barricate improvvisate, bombe carta, fumogeni e idranti, il corteo pro Palestina organizzato in occasione della partita di Eurolega Virtus–Maccabi Tel Aviv è degenerato in una vera e propria guerriglia urbana. Il bilancio è pesante: circa 100mila euro di danni, 14 agenti feriti e almeno 15 persone identificate dalla Digos.
Dai cori alla violenza: il corteo esplode in centro
Il corteo — partito verso le 19 da piazza Maggiore con una partecipazione stimata dalla Questura intorno alle 5.000 persone — inizialmente è apparso come una manifestazione di protesta simbolica: bandiere palestinesi, cartellini rossi (“Show Israel the Red Card”), cori e palloni da basket macchiati di vernice rossa, a simboleggiare il legame tra sport e conflitto.
Ma dopo poco più di mezz’ora, l’atmosfera è cambiata drasticamente. All’altezza della fermata Tper di via Lame, un gruppo di manifestanti ha smontato parti del cantiere del tram trascinando in strada cassonetti, transenne e assi di legno, creando vere e proprie barricate.
A quel punto sono partiti i primi lanci: fumogeni, bottiglie, oggetti contundenti e perfino fuochi d’artificio sparati ad altezza uomo contro le forze dell’ordine.
La risposta della polizia: idranti, cariche e cordoni
La polizia ha risposto con gli idranti, tentando di disperdere la folla. La pressione delle forze dell’ordine ha poi spinto i manifestanti a dividere il corteo in gruppi più piccoli e difficili da contenere, dispersi tra via Malpighi, via Ugo Bassi e via Marconi.
Successivamente, una carica è stata effettuata in via Rivareno: circa duecento metri di avanzata, colpi di manganello e respingimenti sotto i portici, fino a via Galliera.
La protesta è continuata per ore, sotto pioggia intermittente, mentre dentro il PalaDozza, dove la partita si è comunque giocata, alcune bandiere palestinesi spuntavano anche sugli spalti.
Lepore accusa: “Gestione dell’ordine pubblico sconsiderata”
Il giorno dopo, oltre ai vetri infranti, ai cassonetti incendiati e ai negozi danneggiati, resta soprattutto lo scontro politico.
Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, non ha usato giri di parole e ha puntato direttamente il dito contro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, accusandolo di aver gestito l’ordine pubblico “in modo sconsiderato”.
Alla domanda se invierà al Viminale la fattura dei danni, Lepore ha risposto:
“Sì, perché il ministro credo debba sapere che ci sono molti danni ed è giusto che qualcuno paghi.”
Una frase destinata inevitabilmente a pesare nel dibattito nazionale.
Il governo difende Piantedosi, l’opposizione attacca
Dal fronte governativo, l’interpretazione è diversa: per i sostenitori del ministro, la situazione era potenzialmente esplosiva e la gestione della piazza ha evitato conseguenze peggiori.
Ma l’opposizione parla di fallimento politico e operativo, ricordando che Bologna aveva già espresso timori sulla decisione di consentire il match nonostante il contesto internazionale e le tensioni legate al conflitto israelo-palestinese.
Una ferita aperta per la città
Al momento, la Digos sta analizzando le immagini e le responsabilità individuali. Molti commercianti chiedono risarcimenti, mentre studenti e associazioni sociali parlano di “repressione sproporzionata”.
Una cosa è certa: a Bologna la notte della Virtus contro il Maccabi non sarà ricordata per la partita, ma per la violenza nelle strade e per un nuovo scontro istituzionale che rischia di alimentare un clima politico già teso.
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La città si interroga sulle cause e sulle responsabilità, mentre resta l’immagine di un centro storico trasformato in un campo di scontro. E mentre il governo difende il proprio operato, Bologna — e il Paese — discutono ancora una volta di gestione dell’ordine pubblico, libertà di protesta e sicurezza.
La ferita non è solo materiale: è politica. E difficilmente si rimarginerà presto.



















